Disconnessione negli Anime: cinque volti dello stesso problema

La disconnessione non si ottiene semplicemente lasciando a casa il telefono e dimenticando i social. Soprattutto quando ciò che abbiamo interiorizzato è l’allontanamento dall’“altro”. In un mondo costantemente online, la disconnessione è non riuscire a legare con il prossimo.
Ci sono opere di vario tipo che trattano di questo argomento, e lo fanno anche gli anime, in maniera differente e tramite personaggi anche diversi tra loro, personaggi che vivono solitudine, alienazione, isolamento sociale e difficoltà di comunicazione.

Riflettono tensioni presenti nella società giapponese contemporanea (ma non solo), come il rapporto tra individuo e collettività, le aspettative sociali, il lavoro, la famiglia e la tecnologia.

Vediamo insieme come la disconnessione e i suoi vari volti vengono trattati in cinque anime:

Neon Genesis Evangelion: disconnessione dagli altri

“Shinji smettila di piangere e sali a bordo dell’EVA!”
Scusate, scrivere di NGE obbliga a citare la simbolica frase di Gendo Hikari.

Shinji… epitome della disconnessione su vari livelli.
Ragazzo estremamente insicuro che ha difficoltà a stabilire rapporti autentici con gli altri. Cerca contemporaneamente affetto e distanza: vuole essere riconosciuto, ma teme il rifiuto. Non riesce a comunicare e si isola, ma soffre di questa solitudine che non sa come gestire.

La perdita della madre e il padre severo e assente hanno creato (complice una situazione mondiale non particolarmente rosea) un cocktail di disturbi che lo torturano dall’interno.
Cerca la connessione ma teme la sofferenza portata dai rapporti umani.

Abbiamo tutti bisogno degli altri ma finiamo, spesso, per ferirci a vicenda… come il Dilemma del porcospino di Schopenhauer esplica con chiarezza.

Serial Experiments Lain: disconnessione nell’era digitale

Un anime estremamente disturbante che, nonostante sia del 1998, non potrebbe essere più attuale. Il tema centrale ruota intorno al paradosso di essere costantemente connessi ma sempre più isolati gli uni dagli altri.

In questo anime, Lain, la giovane protagonista, vive una vita in apparenza regolare, ma man mano si immerge in una rete virtuale simile a Internet, chiamata “Wired”.

E, come vediamo spesso ultimamente, si fa sempre più fatica a distinguere la realtà dalla finzione (vi dice nulla?), così come è difficile scindere l’identità reale da quella virtuale… Quale delle due diventa infine quella “vera”?

La connessione regalata dalla possibilità che internet – Wired – fornisce di arrivare a connettersi con chiunque aumenta al contempo l’isolamento di ognuno, chiudendoci progressivamente nel nostro piccolo grande mondo.

Welcome to the NHK: disconnessione dalla società

Trattando di cultura giapponese e disconnessione, non è possibile non considerare gli hikikomori, le persone che si chiudono nelle loro stanze, nelle loro case, perché non riescono più a reggere il peso che la società mette sulle loro spalle.
Non è una disconnessione metaforica, come nei primi due casi, ma di un taglio netto effettivo. Di questo parla Welcome to the NHK.

Satō, il protagonista, è un giovane che vive isolato dalla società e dalla famiglia, trascorrendo gran parte del tempo nella propria abitazione.

Sono moltissime le motivazioni che portano le persone a rinchiudersi in un isolamento sociale, che sia ansia suscitata dai rapporti interpersonali, per molti difficili da leggere e comprendere. Oppure anche una difficoltà a entrare nel mondo del lavoro così come la società ti richiede, soprattutto quella giapponese.
A volte è una vera e propria fuga dalla realtà, perché diventa troppo difficile e faticosa da gestire.

Non tutti siamo fatti con lo stampino, nella stessa maniera, e una stessa situazione può avere un carico mentale diverso su individui differenti.

The Tatami Galaxy: disconnessione mentale

Questa forma di disconnessione è addirittura forse più familiare di tutte le altre messe insieme.
Il protagonista di questo anime è uno studente universitario insoddisfatto della propria vita sociale. Continua a immaginare realtà alternative nelle quali avrebbe fatto scelte diverse. E più pensa ad una potenziale vita perfetta più si isola e va a rovinare la vita che ha, in un circolo vizioso e distruttivo.

Quante volte abbiamo rimuginato ancora e ancora su una stessa situazione, su un incontro o semplicemente su quelle che “vorremmo” invece che su quello che abbiamo?

E così ci allontaniamo dalla nostra vita, galleggiando alla deriva, disconnettendoci da noi stessi.

Ci sono tanti modi in cui possiamo perdere il collegamento con il mondo intorno a noi e con le persone che ne fanno parte, che sia paura, desiderio, stanchezza, fuga dalla realtà… e la maggior parte delle volte non ce ne accorgiamo neanche.

Dovremmo staccare la spina e ascoltare il silenzio, guardarci intorno e capire davvero che tipo di connessioni contano.

di Monica Fumagalli

Monica Fumagalli
Monica Fumagalli
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