Editoriale: che fine hanno fatto i freaks?

La società della perfezione e dell’ultranormalità non accetta ciò che non è convenzionale, ciò che ritiene anormale. Questo mese, in redazione, si parla di Freaks, che per definizione sono le persone bizzarre, strambe, in alcuni casi mostruose.

L’opinione pubblica è sempre rimasta affascinata dai freaks: nei circhi di fine ottocento e inizi novecento erano le attrazioni principali. Acclamati, detestati, sbeffeggiati: chi si ritiene normale e pienamente appartenente alla società trova soddisfazione nel deridere chi si ritiene diverso.

Poi, nel 1932, il regista Tod Browning decise di portare i freaks sul grande schermo, lasciando una traccia indelebile su ciò che era un fenomeno circoscritto a quegli anni.

Veri freaks, provenienti dai circhi itineranti, divennero attori e rappresentanti della loro stessa difficoltà di vivere. Dignità e lealtà furono il loro manifesto portante, dimostrando che anche nelle situazioni più infide si è sempre capaci di alzare la testa e far emergere la vera natura di chi appare normale.

Ma ad oggi, chi sono realmente i freaks? In un contesto sociale in cui tutti cercano di costruire il proprio posto nel mondo, il vero sasso che interrompe il corso di un vivere armonioso è costituito dai mostri, certo, ma di altra entità: i mostri morali.

Mostruosità morale, ferite e altre aberrazioni

La mostruosità morale si può manifestare in diverse maniere e con gravità differenti.

Mancanza di empatia, strumentalizzazione dell’altro, manipolazione affettiva o lavorativa. Tutti, prima o poi, inciampiamo su un masso del genere. Ciò che stupisce, però, è il risvolto sociale che tende a giustificarne azioni e gravità di comportamento.

Naturalmente, ci soffermeremo su un concetto che non comprende personalità da cronaca nera, ma di chi fa della vita altrui un percorso a ostacoli anche piuttosto tortuoso.

Non è un caso, infatti, che ognuno di noi abbia una storia più o meno negativa con protagonista proprio il freak dei tempi moderni. Colui o colei che è artefice di comportamenti socialmente accettati, ma che racchiudono interessi così sterili da danneggiare chi si frappone tra i suoi passi e il risultato finale.

Ma dove sta l’aberrazione? Proprio in questo, che si accetta ciò che dovrebbe essere aborrito.

Rancore e dolore portano a crescere

Sentimenti altamente negativi, come rancore e dolore, portano insegnamenti che mai pensavamo di dover apprendere.

Comprendere quali siano i fenomeni che possano portare a raggiri, sgambetti e slealtà ci insegna a correggere il nostro passo e alzare in modo più oculato lo sguardo al prossimo. Aiutano a diffidare e danno valore al nostro sistema di fiducia.

La mostruosità, in effetti, non è altro che qualcosa che ci spaventa, esattamente come i comportamenti che subiamo e che possono portare profondo dolore e notti insonni. Ma proprio per questo dobbiamo anche ricordare che i mostri spariscono nell’esatto momento in cui decidiamo di accendere la luce.

Miriam My Caruso

Miriam Caruso
Miriam Caruso

Caporedattrice di Niente da Dire, è giornalista pubblicista dal 2018, nel campo nerd, divulgativo e musicale.
Nel 2018 fa il suo ingresso nel Marketing, esplorando il mondo della SEO e delle Strategie di Contenuto.
Nel contempo si laurea in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione nel 2020, acquisendo la lode con una tesi antropologica dedicata al Cannibalismo e agli Zombie di Romero. Nel tempo libero, per non cambiare strada, scrive racconti e gioca a giochi da tavolo e canta, sotto la doccia, fuori, ogni volta che può.

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