È da anni che scrivo, in un modo o nell’altro, di horror. Ho anche fatto qualche incursione nella narrativa, pubblicando racconti in varie raccolte e su alcuni giornali. Riguardando oggi il mio lavoro, mi sono accorto di una cosa: il male di cui parlo — e di cui parlano in molti — raramente è un male che esiste di per sé.
Non c’è quasi mai una creatura malvagia che fa del male semplicemente perché è nella sua natura. Certo, nella letteratura esistono esempi del genere. In questo momento me ne viene in mente uno soltanto: il diavolo. Ma anche il re degli inferi, a ben vedere, è stato in qualche modo corrotto. Non ci avevate mai pensato? Era un angioletto. Un po’ in stile Darth Vader, anzi, il contrario.
Forse soltanto creature oniriche, entità eteree e inarrivabili per la comprensione umana – come ad esempio IT di Stephen King – possono avvicinarsi all’idea di un male puro. Non esiste un punto di vista per il quale IT sia considerabile “buono”. Quando lo dirige Andy Muschietti è ridicolo, ma non di certo buono, ma il punto resta: non è una creatura con cui si possa davvero empatizzare. Eppure anche di IT si potrebbe discutere a lungo.
Seguire la propria natura significa fare del male solo da un certo punto di vista: il nostro. Dal nostro lato della barricata, quella creatura ci sta facendo soffrire. Ma, se ci pensiamo, questa descrizione potrebbe adattarsi a qualunque animale.
Galactus dei Fantastici Quattro, per esempio, viene quasi sempre considerato un’entità neutrale, non malvagia. È più simile a un terremoto, a una forza della natura, che a un essere senziente che prova piacere nel fare del male. In questo, IT è molto più simile a Galactus che a altri.
E poi c’è il Joker, che lo dice chiaramente: «Ho solo avuto una brutta giornata. Esattamente come te, Batman». In fondo, ciò che cambia tra i due è soltanto il modo in cui hanno reagito a quella giornata. Così, in un certo senso, anche il Joker – il villain per eccellenza, quello che sembra divertirsi a fare del male – è un corrotto.
E allora, il male? Tenetevi forte, perché qui si entra nella filosofia pesante. Il male potrebbe essere semplicemente assenza di bene. Il bene è necessario affinché il male possa attecchire, proprio come la carne deve esistere perché possa marcire.
Scrivendo questo articolo mi sono posto una domanda: esiste davvero il Male, quello con la M maiuscola?
Così sono corso a rimestare nel mio archivio mnemonico alla ricerca di un esempio di male puro. Per un po’ ho continuato a fare nomi… E a scartarli. Il Nulla e Gmork de La storia infinita non sono il male: rappresentano piuttosto l’assenza di fantasia. Dracula è un corrotto – anzi, una volta combatteva perfino per la squadra avversaria. E lo stesso vale per gran parte delle creature del cinema e della letteratura: sono, appunto, creature. Animali, mostri maledetti, esseri trasformati.
La mia mente continuava a tornare ai demoni, quelli che fanno “il loro mestiere” limitandosi a fare il male. Loro sì che, tecnicamente, non sono corrotti: semmai corrompono. Ma pescare direttamente dalla Bibbia o dalla religione è troppo facile. Lì i concetti di bene puro e male puro vengono spesso distribuiti con grande disinvoltura e poco approfondimento.
Così ho riprovato. E alla fine sono atterrato su un nome di tre lettere: Aku, il villain di Samurai Jack. In una splendida puntata – ma diciamolo, sono tutte splendide – viene mostrata la sua origine. E lì si dice esplicitamente che Aku è un frammento di puro male che viaggia nel cosmo.
Jack lo chiama spesso “demone”, ma in realtà Aku non ha una vera forma. Corrompe tutto ciò che tocca perché è letteralmente un frammento di quel male primigenio, dell’oscurità che esisteva all’inizio del tempo. Ecco: forse ho trovato lui. Un esempio di malvagio non corrotto, qualcosa che nasce malvagio senza essere, tecnicamente, un demone.
A voi viene in mente qualcun altro? La regina cattiva di Biancaneve, però, non vale.
di Daniele “Il Rinoceronte” Daccò




