Tutto il terrorismo sul porno e sui suoi presunti pericoli ha di solito un target ben preciso: i maschi bianchi cis etero, possibilmente giovani. Su di loro, fior fior di (pseudo) studi descrivono tutta una serie di rischi per la salute mentale correlati al consumo di porno. E per tutti gli altri? A sorpresa, più di uno studio evidenzia come il porno abbia invece effetti benefici sulla salute mentale delle persone LGBTQ+.
Comunità arcobaleno e porno
Così come per gli etero, anche per le persone della comunità LGBTQ+ spesso il porno ricopre il ruolo di una primitiva forma di educazione sessuale, sopperendo a quello che non viene fatto nelle scuole o in famiglia. Le persone etero hanno un vantaggio non indifferente: un vastissimo catalogo di letteratura/cinematografia che racconta le relazioni tra uomo e donna. Lo stesso non si può dire per le persone della comunità arcobaleno, per quanto negli ultimi anni le rappresentazioni di relazioni tra persone non etero stiano aumentando. Chi non è etero non ha accesso a un immaginario condiviso su sesso e relazioni, quindi il porno spesso diventa l’unica forma di rappresentazione che possono trovare.
Il risultato? Paradossalmente, il porno fa bene alle persone LGBTQ+, contribuisce a costruire un senso di comunità e a vedersi rappresentati. Per molti, l’approccio col porno è la prima validazione della propria sessualità, è un momento in cui si vede che quello che si prova non è sbagliato, e ci sono altre persone con gusti simili. Le persone LGBTQ+ sono generalmente più inclini a soffrire di problemi di salute mentale, collegati alla non accettazione del proprio orientamento sessuale o alle discriminazioni subite. Il porno però non solo non contribuisce a questi problemi, ma spesso offre sollievo e una visione più positiva su sé stessi e sul sesso.
Porno queer etico
Il porno queer mainstream coinvolge tutta una serie di problematiche che conosciamo bene dal porno etero: oggettificazione, culto del corpo perfetto, stereotipi, rappresentazioni esagerate e poco credibili, uso del condom inesistente e scarsa informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili.
Anche in questo caso al di fuori del circuito mainstream abbiamo tutta una serie di registi come Tristan Taormino o Erika Lust, che cercano di portare un porno etico, che rappresenti in maniera più realistica il sesso tra persone queer. Nel porno gay, per esempio, uno dei problemi è il culto del corpo, gli uomini sono ridotti alla categoria a cui appartengono in base al proprio aspetto fisico, e in base a quello viene anche assegnato un ruolo passivo o attivo nel rapporto sessuale. Il porno saffico non è pervenuto: quello che vediamo sui siti mainstream è pensato per un pubblico di uomini etero che si eccita nel guardare due donne e immaginarsi nel mezzo. La buona notizia è che in questo caso il porno saffico non rischia di fare danni, perché raramente le donne lesbiche lo consumano.
Porno e salute mentale per gli uomini gay
Uno studio del 2023 in Australia condotto tramite sondaggio anonimo online cerca di mettere insieme i dati di consumo di porno e dei suoi effetti tra gli uomini gay e bisex. In particolare, si è cercato di capire se il porno influenzasse la percezione di sé e del proprio corpo, la propria autostima e il rapporto con il sesso.
Un campione di 632 persone di età compresa tra i 18 e gli 81 anni ha partecipato al sondaggio. Si tratta di persone che vengono prevalentemente da un background anglosassone (68%), che vivono in grandi città (80%) e guardano porno più volte a settimana (75%). La maggior parte dei partecipanti dichiara di guardare porno per prendere spunto per cose che vorrà poi provare nella vita reale, e i risultati evidenziano come il porno abbia un impatto positivo sulla percezione della propria sessualità e sulla definizione del proprio orientamento sessuale, ma mancano le evidenze sull’impatto psicosessuale e sull’autostima.
Rapporti problematici col porno
Uno studio del 2021 prende in considerazione l’esperienza di tre uomini che ritengono di avere un rapporto problematico con il porno.
Joel, un americano bisessuale di 24 anni, ritiene di avere un problema perché dopo aver guardato porno si sente triste e vuoto, e sente che quello che sta facendo è sbagliato. Edward è un sudamericano di 23 anni, e non ritiene che la sua sia una vera e propria dipendenza dal porno, perché conduce una vita normale, ha una vita sociale e sente di poter “smettere quando vuole”. Invece Sanjay, 36enne queer del sudest asiatico, ritiene che il porno gli abbia creato difficoltà nell’avere e mantenere un’erezione.
In tutti e tre i casi, il “problema” con il porno è autodiagnosticato, e dopo diverse interviste con il gruppo che conduce lo studio salta fuori che la realtà è ben diversa. Il fatto di essere cresciuti in famiglie molto religiose o bigotte e non aver ricevuto un’adeguata educazione sessuale ha influenzato la percezione di queste persone. A partire dalla stigmatizzazione del proprio orientamento sessuale, il sentirsi sbagliati ha contaminato tutte le loro attività, contribuendo al senso di alienazione e di esclusione dalla società. Un consumo assolutamente nella media di pornografia veniva percepito come esagerato o sbagliato semplicemente perché era la persona a sentirsi sbagliata.
Quindi, se appartieni alla comunità LGBTQ+, puoi stare sereno: non solo gli studi evidenziano che il porno fa bene alla tua salute mentale, ma ti risparmi anche i finti gruppi di recupero per dipendenza da pornografia.
di Antonella Liverano Moscoviti




