Bonco, all’anagrafe Matteo Boncompagni – su Instagram @boncoboncompagni – è uno dei disegnatori interni della rivista, ed è l’autore della copertina di maggio, dedicata al tema Storia.
Ormai presenza fissa della redazione di Niente Da Dire, da quest’anno tra le altre cose coordina la squadra di artisti che realizza le copertine e gestisce le loro interviste per la rubrica de “L’artista del mese”.
Se vi state domandando se quindi quello che state leggendo è un’intervista di Bonco a Bonco la risposta è ovviamente: “sì”.
Poteva delegare la cosa ad altri? La risposta è sempre “sì” ma, fomentato da alcuni dei peggiori elementi della redazione, gli è sembrata una cosa divertente farsi l’intervista da solo, settando uno standard fino ad ora mai raggiunto per quanto riguarda la megalomania e l’autoreferenzialità all’interno della rivista. Scenario, a quanto pare, ritenuto auspicabile.
Raccontaci qualcosa di te e di quello che fai.
Buongiorno, Bonco! Grazie per aver realizzato la copertina di questo mese di Niente Da Dire. Ti va di raccontarci qualcosa di te e di quello che fai?
Figurati, anzi, grazie a te per quest’intervista. Davvero, lo apprezzo molto. Sono nato e vivo a Pesaro, dove porto avanti il mio lavoro di disegnatore. Mi definisco tale perchè mi sembra rappresenti bene il mio modo di vivere la professione. L’illustrazione, il fumetto, il character design e la concept art, gli storyboard o le vignette umoristiche sono tutti aspetti che trovo interessanti e che approccio (previe le ovvie differenze) alla stessa maniera: disegnando.
Il settore del quale mi occupo maggiormente è quello legato al mondo dei giochi di ruolo e da tavolo, al genere fantasy e fantastico in senso ampio (comprendendo anche la fantascienza, l’horror e tutte le declinazioni derivate), sfociando talvolta anche nella mitologia e nell’ambito storico.
Quando posso, mi piace mescolare un po’ l’estetica tipica di questo genere di cose con una vena umoristica: adoro non prendere troppo sul serio ciò che faccio (vi ricordo che mi sto intervistando da solo) soprattutto nei settori che ritengo più interessanti: si tratta pur sempre di nicchie, e a volte le nicchie tendono a prendersi un po’ troppo sul serio.
Oltre a questo coordino il team di Sangue&Inchiostro, il gruppo che si occupa di giochi di ruolo all’interno della redazione di Niente Da Dire. Varie illustrazioni dei personaggi (nonché la nuova mappa del mondo di Maarea, la nostra ambientazione originale) sono state realizzate da me o con il mio contributo.

In cosa consiste solitamente il tuo processo creativo?
Non riesco davvero a immaginare, caro Bonco, in cosa consista il tuo processo creativo, hai voglia di raccontarci qualcosa a riguardo?
Il mio processo creativo è relativamente semplice. Non lineare, semplice.
Se stiamo parlando di un lavoro che richiede qualcosa di già specificato ovviamente parto dal leggere e interpretare al meglio le indicazioni. In genere mi appunto le cose rilevanti e le idee che scaturiscono, in modo da poter offrire un feedback al committente e, in caso, anche suggerimenti e spunti ulteriori. Per questo processo solitamente lavoro su carta, tra fogliacci riciclati e taccuini vari.
Se invece l’autore del tutto sono io, ovviamente bypasso la parte del confronto con il committente. In sostanza inizio comunque dal definire per punti salienti il da farsi, allegando bozzetti vari e spunti, corredati spesso da una serie di disegnetti ulteriori, battute, considerazioni sarcastiche riguardo a quello che sto facendo. Enfatizzo questo particolare che a prima vista sembra idiota perché, nonostante tutto, lo faccio da sempre e mi aiuta parecchio a scaricare lo stress del lavoro e a mantenere la concentrazione. Non si può scherzare su qualcosa se non lo si capisce appieno, e può essere uno spunto per approcciare il tutto da un punto di vista che non si teneva in considerazione.
Per il resto, il mio processo creativo procede in maniera relativamente funzionale. Documentazione, proposte, bozzetti e definitivi, suddivisi in fasi differenti a seconda del tipo di lavoro e delle necessità specifiche. Realizzo molte delle mie tavole in digitale per ragioni di comodità ed economia, ma una parte rilevante del mio lavoro è tutt’ora sviluppata completamente in maniera analogica.
Considerando il tema del mese, mi sembra necessario darle risalto in modo particolare: si tratta della collaborazione con Stefano Gelao, dello Scriptorium “Scritto a Mano”, per il quale produco alcune delle illustrazioni su pergamena, con materiali storici, a corollario della minuziosa e incredibile parte calligrafica a opera di Stefano.

Hai particolari argomenti che preferisci affrontare?
Sicuramente la storia è una tematica che ti è affine, come è nata questa passione e come si è legata al tuo disegno? Ci sono anche altre tematiche che ami rappresentare?
Come già detto nelle precedenti risposte, i mondi fantastici sono uno dei temi che affronto sempre volentieri, ma la cosa che mi fa veramente piacere è quando dietro alla creazione di un soggetto di fantasia c’è una base solida di ragionamento. Detesto le classiche armature-bikini di cotta di maglia poco plausibili o le spade che pesano come una cassaforte e sono maneggevoli come un platano piantato al suolo. Anche se si tratta di fantasia, dev’essere ragionevolmente credibile.
Una deroga a tutto questo è però il caso nel quale il realismo ceda il posto alla metafora o al simbolismo, ma questo deve essere effettivamente misurabile. Mi viene in mente la spada di Gatsu di Berserk: lungi da me vendermi come grande esperto della saga, ma basta averne letto qualcosina per intuire che quell’arma è una scelta simbolica più che pratica. Ed è giusto sottolineare che il bello delle opere fantastiche è proprio il fatto di potersi agganciare tanto al realismo quanto a dei concetti, a patto che ci sia una coerenza interna e un lavoro intellettuale e/o estetico onesto.
Questa mia esigenza di credibilità narrativa, realistica o concettuale che sia, mi ha portato ad approfondire ulteriori aspetti che vanno dalla filosofia, al folklore di vari luoghi e tempi, alla musica e al pensiero politico (le mie simpatie progressiste sono abbastanza manifeste e non mi sono mai curato di nasconderle troppo) e, ovviamente, alla storia.

Cosa rappresenta per te il tema di questo mese?
Il tema di questo mese è appunto la Storia, ti va di raccontarci come lo hai declinato all’interno di quest’opera?
Ok, mi rendo conto che questa copertina necessita di una spiegazione.
Si tratta di Clio, la musa della storia della cultura greca antica, rappresentata come da tradizione con una pergamena e un arnese atto a scrivere appoggiati sulla gamba. Solitamente li terrebbe in mano ma nella mia visione la storia, come tutte le cose, è schiava di un sistema bieco e randomico che non restituisce onore e meriti in base al comportamento.
Mi sembrava che sistemarla mentre gioca a una slot machine fosse un buon modo per passare tanto questo concetto quanto un’immagine non troppo edificante. Dalla sua borsa emergono altri rotoli di pergamena e una serie di monete, che vorticano in una versione tridimensionale del classico schema della dialettica hegeliana e finiscono comunque irrimediabilmente nella slot machine.
Tra l’altro si può notare un cartello sul muro dietro, a indicare il cambio monete. Sulle monete in questione sono ritratti vari personaggi storici che, nel bene o nel male (ok, più che altro nel male, ma non in tutti i casi) hanno segnato la storia. Ho evitato quasi tutti quelli ovvi. Se non li riconoscete è meglio, ove possibile si tratta di riproduzioni di monete storiche effettive (rivisitate) o inventate di sana pianta secondo le necessità.
Un’ultima nota riguarda la colorazione, l’aspetto più personale tra le scelte dietro alla copertina di questo mese. Si tratta di una citazione alla colorazione di fumetti un po’ datati, a tinte piatte e dai contorni un po’ sfalsati, con anche i graffi tipici di questo genere di prodotti se conservati un po’ alla buona.
Intervista a cura di Matteo “Bonco” Boncompagni




