Anastasia tra storia e leggenda

La tagline del film Anastasia recitava “Scopri il segreto del più grande mistero dei nostri tempi”. Ed effettivamente, per molto tempo, le sorti della Granduchessa russa sono rimaste avvolte nell’incertezza.

Proprio dalle voci misteriose sulla presunta sopravvivenza di Anastasia che si sono rincorse insistentemente per tutta Europa ha preso ispirazione prima una pièce teatrale di Marcelle Maurette del 1952, poi il film (da essa tratto) del 1956 con Ingrid Bergman. Infine, come libera interpretazione di quest’ultimo, prese forma nel 1997 il film della Fox diretto e prodotto da Don Bluth e Gary Goldman, capace di rivaleggiare per qualità dell’animazione e delle musiche (colonna sonora di David Newman e canzoni di Stephen Flaherty e Lynn Ahrens) con i capolavori del Rinascimento Disney.

Un po’ di storia

Come è noto, Nicola II Romanov – con la moglie Aleksandra e i loro cinque figli (Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e il più piccolo Aleksei) – è stato assassinato nel 1918, durante gli eventi conseguenti alla Rivoluzione Russa. Oltre alla famiglia imperiale, durante la strage di Ekaterinburg, persero la vita per mano dei Bolscevichi almeno quattro collaboratori di corte rimasti al loro seguito (un medico, un’insegnante, un cuoco e un cocchiere).

Ma ad alimentare, per vari decenni del ventesimo secolo, la leggenda che una delle figlie minori dello Zar fosse sopravvissuta al massacro, fu il mancato ritrovamento dei corpi di appunto una delle due tra Maria e Anastasia, oltre che di quello dello Zarevic Aleksei.

Il fenomeno delle false Anastasia

fake anastasia

“Nonna, sono io… Anastasia!”, esclamava un uomo impellicciato in una scena indimenticabile del film, dove Dimitri e Vlad allestiscono dei provini per trovare una sosia della Granduchessa, ai fini di truffare l’anziana Imperatrice Madre riscuotendo la ricompensa per il ritrovamento. Dato che nella realtà un po’ cani e porci hanno tentato di dimostrare di essere la principessa Romanov, la suddetta scena potrebbe non essere poi così distante dalla realtà.

Innumerevoli “impostore”, a partire dagli anni ‘20, si sono spacciate per una rediviva Anastasia. Una di esse, Anna Anderson, fu quella che ebbe maggior credito per un po’ di tempo, complici alcune somiglianze fisiche con la Granduchessa (le accomunava, per esempio, l’alluce valgo in entrambi i piedi) e la conoscenza di alcune usanze di corte (che poteva aver semplicemente azzeccato per coincidenza o aver studiato sui libri).

Dopo la morte della Anderson, vennero eseguiti negli anni ‘90 dei test sul suo DNA che la identificarono definitivamente come Franziska Schanzkowski, una donna polacca di cui si erano perse le tracce dopo essere evasa da un ospedale psichiatrico di Berlino.

Il ritrovamento del 2007

Il nome Anastasia racchiude in sé il significato di “resurrezione”. E forse è anche per questo che per molti anni nell’immaginazione comune ci si è convinti che la Granduchessa potesse essere scampata ai fatti di Ekaterinburg.

È però nel 2007 che ogni leggenda e ogni impostora venne definitivamente smentita, con il ritrovamento dei resti di Aleksei e di quella che si rivelò essere Maria. I conseguenti test genetici fugarono ogni eventuale dubbio residuo: nessuno dei Romanov era riuscito a sopravvivere alla strage. L’intera famiglia perì nel 1918 e il corpo di Anastasia era sempre stato tra quelli ritrovati dopo il massacro. Non c’è mai stata la possibilità di esistenza di una Anastasia adulta.

La figura di Anastasia

Ma come mai tutto questo interesse intorno alla figura di Anastasia?

Intanto c’è da dire che la principessa era la più peculiare tra le figlie dello Zar: era di carattere molto vispo e al contempo introverso, ma soprattutto anticonformista. Amava vestirsi in modo diverso dalle sue sorelle, esprimendo la sua personalità anche attraverso l’abbigliamento. Rispetto alle maggiori Olga e Tatiana, più riservate, composte e attente all’etichetta di corte, era inoltre più incline alle marachelle. Faceva non di rado scherzi e dispetti ai familiari e al personale a palazzo.

Aveva uno spiccato estro artistico, come testimoniato dai suoi insegnanti, che riferiscono un suo talento nella recitazione, e dalla collezione di fotografie che scattava alla sua famiglia e di cui colorava a mano alcuni dettagli con il pastello blu e soprattutto rosso, il suo colore preferito. In famiglia era soprannominata Malenkaya, nomignolo riservato alla figlia più piccola, ma soprattutto Shvibzik, che significa “monella”.

L’Anastasia animata

Nel film, Anastasia viene mostrata da bambina regalare un disegno alla sua nonna, forse per richiamare questa sua inclinazione artistica, ma soprattutto fare le boccacce durante un ballo ufficiale della famiglia imperiale. Anche nella sua rappresentazione adulta, i tratti principali del suo carattere sono la determinazione, la vivacità, il carisma e la lingua tagliente.

Anche nella realtà Anastasia aveva capelli castani ramati e occhi chiari, come nella sua controparte animata.

Nel film hanno però “ringiovanito” la Granduchessa di qualche anno. Anastasia è nata nel 1901. Ci viene mostrato che lo scoppio della Rivoluzione avvenne mentre Anastasia era ancora una bambina di circa otto-dieci anni, mentre nella realtà aveva tra i quindici e i sedici anni, e sappiamo che al momento della sua morte ne aveva diciassette. Dunque, se fosse sopravvissuta, nel 1926, quando il film ci mostra Anastasia adulta, avrebbe dovuto avere venticinque anni, mentre viene rappresentata come una ragazza di diciotto o vent’anni.

La figura di Rasputin

rasputin anastasia

Grigorij Rasputin era un mistico chiamato a corte dalla Zarina che, dopo aver consultato numerosi medici, si convinse di poter gestire con le preghiere la condizione di Aleksei, affetto da emofilia di tipo B.

L’emofilia è una malattia genetica che causa emorragie legate a una deficienza dei fattori della coagulazione e che si trasmette attraverso un gene recessivo situato sul cromosoma sessuale X. Era la Zarina, infatti, a essere portatrice sana della malattia, e parrebbe esserlo stata anche la stessa Anastasia. Il gene dell’emofilia B nella famiglia imperiale russa proveniva dalla Regina Vittoria del Regno Unito, che era la nonna di Aleksandra, madre di sua madre.

Da quello che viene riportato, sembrerebbe che Rasputin sia stato un sostenitore della monarchia e del “diritto divino” di regnare dei Romanov, su cui sosteneva si basasse la solidità della Russia, e che fosse fedele agli imperatori fino alla sua morte.

Sia la Zarina che le ragazze gli erano molto affezionate, chiamandolo “il vecchio saggio”, sebbene quando una domestica diffuse delle voci di suoi sguardi inquietanti nei confronti delle bambine in camicia da notte, la famiglia imperiale licenziò la donna per il pettegolezzo ma intanto, per sicurezza, proibì al religioso di avvicinarsi alle stanze delle quattro granduchesse.

Il Rasputin animato

Quindi, il suo ruolo di antagonista e traditore nel film d’animazione non sarebbe aderente alle fonti storiche. Ovviamente, la causa scatenante della Rivoluzione non è di certo attribuibile a diabolici intrighi magici a opera di Rasputin. Anzi, a onor del vero, la sua fedeltà alla Zarina gli costò la vita, in quanto venne ucciso da dei cospiratori conservatori che ritenevano avesse una pessima influenza su Aleksandra.

Nel cartone animato, il suo annegamento in un lago ghiacciato dopo aver “venduto l’anima al diavolo” – che lo rende un non-morto – è un riferimento al fatto che nella realtà il cadavere di Rasputin, ucciso a colpi di arma da fuoco, sia stato ritrovato proprio in un buco nel ghiaccio, dopo che nel corso della sua vita era sopravvissuto a vari incidenti mortali e altri attentati.

Nel musical di Broadway, riadattato dal film d’animazione, la figura di Rasputin come antagonista è stata sostituita da quella del soldato bolscevico Gleb.

Come la Russia ha accolto Anastasia

Nonostante le numerose licenze artistiche che, come abbiamo visto, il film Anastasia si è preso rispetto alla Storia, in Russia il lungometraggio è stato accolto per lo più positivamente, soprattutto perché la casa di distribuzione ha pubblicizzato il film come una fiaba fantasiosa sullo sfondo di reali avvenimenti russi, che vengono usati solo come premessa.

Tuttavia, una fetta di popolazione russa particolarmente devota alla religione ha visto il film come potenzialmente offensivo nei confronti della figura di Anastasia, in quanto la principessa, insieme alla sua famiglia, è stata canonizzata come santa della Chiesa Ortodossa fuori dalla Russia nel 1981 e in seguito, nel 2000, anche dal Patriarcato di Mosca.

Infine, alcuni parenti dei Romanov hanno trovato Anastasia storicamente fuorviante se non addirittura “sgradevole”, dicendosi rassegnati all’idea che la storia romanzata della Granduchessa fosse sfruttata per l’ennesima volta da un prodotto di consumo occidentale.

Il Cinema e l’accuratezza storica

Pur non essendo, per ovvi motivi, storicamente accurato, Anastasia ha comunque fatto appassionare generazioni intere a scoprire di più su cosa è accaduto alla famiglia imperiale dell’ultimo Zar di Russia e alle motivazioni che hanno fatto scoppiare la Rivoluzione.

Il Cinema non ha la pretesa di fare per forza la lezione di Storia, per quello esistono i documentari, ma spesso anche dal semplice intrattenimento viene comunque accesa la scintilla della curiosità che spinge ad approfondire.

Alla fine, Anastasia è una fiaba di principesse con un fortissimo messaggio di speranza e di ricerca della propria identità attraverso la riscoperta delle proprie radici, a prescindere dal fatto che alcuni dei suoi personaggi abbiano il nome in comune con alcune figure storiche realmente esistite. Anya è una giovane donna che per poter crescere libera di prendere la sua strada e essere sé stessa ha bisogno di ricordare chi è e da dove viene. E questa è una cosa in cui milioni di spettatori si sono riconosciuti. Perché quando sappiamo di avere un nido sicuro, è più facile spiegare le ali e volare.

di Marta “Minako” Pedoni

Marta Pedoni
Marta Pedoni

Marta Pedoni è una cantante, attrice e performer. Ha inoltre studiato doppiaggio cantato a Roma presso la Scuola Ermavilo fondata da Ernesto Brancucci.
In arte Minako, sceglie questo nome in onore di Sailor Venus. Classe 1990, la sua vita (nonchè la sua personalità) si divide tra arte e scienza, in equilibrio tra razionalità e sensibilità. Tutto ciò si traduce, per farla breve, in una Principessa Disney laureata in Tecniche di Laboratorio Biomedico.

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