Editoriale: concediamo un peso alle nostre storie

Aria di primavera, aria di serate all’aperto in cui raccontarsi storie. Quelle della propria vita, quelle che coinvolgono le vite altrui, quelle contenute nel magazine di questo mese di Niente da dire.

L’identità di ognuno è fatta di esperienze, più o meno rilevanti, gloriose o dannose. Storie che ci raccontiamo la sera nell’overthinking prima di chiudere gli occhi al mondo oppure quelle sussurrate al telefono, tra le lacrime di una confessione alla persona più importante della nostra vita.

Ciò che realmente manca, però, è guardare un po’ più da lontano ciò di cui dovremmo fare tesoro: classificare le esperienze collocandole nel giusto scalino di importanza. Quindi, propongo qui un piccolo gioco mentale.

Podio dei racconti

Riflettiamo un attimo: quanti ruoli abbiamo nella vita di tutti i giorni? Colleghi, studenti, genitori, figli, cugini, nipoti e potrei continuare all’infinito. Interpretiamo parti più o meno rilevanti, capaci finanche di influenzare l’esistenza altrui.

Un problema, però, che rallenta le nostre percezioni sono le esperienze altamente negative per la nostra emotività. Queste si presentano come elefanti abnormi nella nostra stanza, per osservarci da vicino e risucchiare ogni attimo della nostra attenzione. Ecco perché spingerci oltre quella piccola bolla diviene, altresì, importantissimo.

Un passo indietro, per far diventare il pachiderma sempre più piccolo ed infine collocarlo nel gradino più adeguato. Quella storia, che potrà prendere i contorni di un giallo o un horror di serie z, certo non vogliamo possa essere preponderante sul nostro podio. Ci sono racconti più belli e che valgono la pena di essere valorizzati.

Preferisci gli harmony? I fantasy? Perché diamine hai le letturicole da quattro soldi in cima alla scala. La storia che scegli per te, deve valerne la pena.

L’antologia delle storie più belle

big fish con Ewan Mc Gregor

Ormai lo sai: le ramanzine di questi editoriali sono reminder anche per me stessa e mi scuso anticipatamente se calpesto in maniera sbadata qualche sentimento delicato. Ma qualcuno dovrà pur farlo.

Quindi, prendiamo la nostra bella antologia: quella con protagonista l’io che vuole cambiare in bene il mondo, anche solo con un sorriso. Mettiamo in ordine le storie al suo interno e diamo loro una dignità. Proprio come accade in Big Fish: tanti racconti che diventano straordinari, perché fedeli al punto di vista del narratore.

Prometto che ne vale la pena. E vorrei tanto conoscerle, le tue storie. Farle combaciare con le mie, dargli una dimensione più forte e crescere, come ogni buon racconto sa insegnare.

Miriam My Caruso

Miriam Caruso
Miriam Caruso

Caporedattrice di Niente da Dire, è giornalista pubblicista dal 2018, nel campo nerd, divulgativo e musicale.
Nel 2018 fa il suo ingresso nel Marketing, esplorando il mondo della SEO e delle Strategie di Contenuto.
Nel contempo si laurea in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione nel 2020, acquisendo la lode con una tesi antropologica dedicata al Cannibalismo e agli Zombie di Romero. Nel tempo libero, per non cambiare strada, scrive racconti e gioca a giochi da tavolo e canta, sotto la doccia, fuori, ogni volta che può.

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