Esiste una piccola perla nei meandri di Youtube Italia che sa brillare per originalità e sfacciataggine. Se siete amanti delle vecchie sitcom familiari, dell’animazione irriverente e sfacciata alla Adult Swim e soprattutto della bellissima Sassari, direi che questa intervista fa al caso vostro. Siamo andati a conoscere Fry J Apocaloso, animatore, comico, ma soprattutto grande artefice di quel peccato mortale contro la sacralità della famiglia italiana che prende il nome di Arturo & Teresa.

Dimenticate il romanticismo e i messaggi edificanti: quella di Arturo & Teresa è una relazione sbilenca, tossica e grottesca. Una storia d’amore che forse non dovrebbe essere raccontata, se non fosse più reale di quanto non si possa ammettere. La sitcom animata per adulti di Fry J Apocaloso ha debuttato su YouTube con dieci episodi totalmente esilaranti e scorretti.
Già noto per la realizzazione di lavori di forte impatto come Preti in Mano, il fumetto Rikkardo’s Tales e i videoclip per Elio e le Storie Tese (I delfini nuotano e Presepio Imminente), Fry J Apocaloso stavolta ha voluto provocare il pubblico descrivendo la “peggiore coppia italiana”: lui scontroso, insensibile e ossessionato dal calcio; lei docile, ingenua e fin troppo accondiscendente.
Viene fuori una relazione irritante, priva di filtri morali, volutamente sgradevole. Ispirata a cult come South Park e Rick & Morty, la sitcom utilizza il linguaggio dell’animazione per sviscerare dinamiche relazionali tossiche che, pur nella loro deformazione, risultano non essere affatto lontane dal vero.
Arturo & Teresa non promette di piacere a tutti – dichiara Apocaloso – ma promette di non lasciare indifferenti. Realizzata in totale indipendenza, la serie si avvale della collaborazione di professionisti del calibro di Luca Tuveri (character design), Claudia Cocci (background), Erica Meloni (rigging) e Pier Piras (musiche).
Ma non voglio dilungarmi oltre, andiamo direttamente a sentire che ha da raccontarci Fry.
ATTENZIONE! Intervista ad alto contenuto di parolacce e scorrettezze assortite. Procedere con cautela!
Da dove nasce l’idea di realizzare una sitcom animata demenziale e sfacciata come Arturo & Teresa?
Non mi riterrei una persona senza filtri, ma ammetto che se si parla di arte e intrattenimento sono attratto dall’eccesso e dalla provocazione. Nella comicità, superare i confini è molto gratificante, capire fin dove ci si può spingere e arrivare al cortocircuito. Quando lo si fa bene ci si guadagna una risata, e spesso può nascere anche una riflessione.
Arturo & Teresa non è stato pianificato facendo questi ragionamenti ma, proprio perché fa parte del mio modus operandi, le cose sono andate quasi inconsciamente in quella direzione. Se il primo istinto era quello di scrivere una sitcom volgare dalla risata di pancia, durante la scrittura è stato naturale raccontare una coppia tossica italiana dandole anche spessore, altrimenti le risate rischiavano di essere solo superficiali.
Pensavo sarebbe stato un progetto relativamente rapido. Sapevo di poterlo realizzare in autonomia e mantenere un livello tecnico ambizioso per il panorama animato di YouTube Italia, ma ho sottovalutato le tempistiche, anche perché mi ero imposto un certo livello qualitativo. Di tutti i lavori fatti negli anni credo che questo sia il primo dove sono riuscito a mostrare parte di quello che avrei sempre voluto mettere in scena nella serialità, ma soprattutto quello dove non ho accettato alcun compromesso.
La scelta del doppiaggio artificiale
La cosa che lascia più esterrefatti al primo ascolto ma che si rivela la killer application della serie è l’uso di un doppiaggio artificiale che ricorda la freddezza di un navigatore stradale o di un assistente domestico, ci spiegheresti il motivo di questa scelta?
Nei cinque anni in cui ci ho lavorato ho avuto due timori: che la serie venisse accusata di essere misogina, e che le voci non piacessero. Devo dire che sulla prima i forconi sono ancora spenti, ma sulla seconda ho dovuto trattare l’argomento con una certa frequenza.
Gioco con le voci TTS fin da quando avevo dodici anni, mi divertiva scrivere e risentire le peggiori cazzate senza alcun filtro. Alcune voci sembravano uscire da un ATARI 2600, ma col tempo son migliorate, senza però smettere di essere finte e involontariamente buffe, ed è proprio questa stranezza che caratterizza quelle di Arturo & Teresa.
Nel 2018 le utilizzai per mandare dei vocali Whatsapp, inventando brevi dialoghi tra una coppia che commentava le uscite tra me e i miei amici. Notai subito il contrasto: lui sembrava scontroso, mentre lei ingenua. Da quel contrasto nacque l’idea di scriverci una serie in cui moglie e marito litigano.
Per questo dico sempre che tutto nasce dalle voci, perché la caratterizzazione – e di conseguenza i design e le animazioni – segue esattamente quegli audio. Non potrebbe esistere niente altrimenti.
Sospetto che alcuni non capiscano il gioco che si nasconde nell’operazione di dar vita a qualcosa che ne ha quasi niente, forse a causa del nostro rapporto odierno con l’AI. Lasciando perdere che le voci di Arturo & Teresa sono robotiche, ormai l’utilizzo di voci sintetiche è stato sdoganato, e se da un lato ci siamo abituati, dall’altro le percepiamo come finte e come un indegno sostituto della voce umana.
Non sono stato il primo a trasformarle in personaggi: Rocco Tanica già nel 2001, durante lo show Cordialmente di Radio Deejay, ci fece una telenovela esilarante intitolata Zborro. Anche Andrea Lorenzon (Cartoni Morti) con Lenzuoli fece una webseries già nel 2009. Sembra banale puntualizzarlo, ma nel suo caso non occorreva spiegare che il fascino della serie era dovuto proprio a quelle voci
palesemente finte ed esageratamente monotone, e che si trattasse appunto di una scelta stilistica ragionata.
Nel mio caso, invece, quella scelta divide il pubblico e suggerisce che si tratti semplicemente di una soluzione pigra. I più “simpatici” sono quelli che si offrono gratuitamente di ridoppiare Arturo & Teresa, senza però sapere cosa pensi della loro voce e quale risultato stia cercando.
Fortunatamente la maggioranza adora queste voci e le trova persino l’assoluto punto di forza della serie.

Arturo & Teresa: piani sequenza a camera fissa
Le puntate sono contraddistinte da un’unica inquadratura, una telecamera fissa che riprende uno scenario immobile con al centro le due povere anime pie di Arturo e Teresa che agiscono e dialogano. Anche questa è una scelta che rende la serie molto particolare all’occhio del pubblico, come è nata e perché?
Quando lavori da solo a un progetto salti dei passaggi, e in questo caso c’è stato un momento in cui ho deciso che ogni puntata sarebbe stata un piano sequenza con camera fissa. Non c’è stato bisogno di argomentarlo o giustificarmi con qualcuno. Era così perché per me era intuitivamente giusto che fosse così.
Poi, se devo rintracciare dei motivi concreti, ci sono anche delle necessità produttive e tecniche: avere pochi sfondi e ripetere qualche location mi consentiva di produrre poco e avere abbastanza, oltre che risparmiare tempo e soldi. Senza dimenticare che la scelta conferisce già il suo personalissimo ritmo agli episodi.
Solo recentemente mi sono ricordato che anche altre webseries italiane hanno costruito il loro racconto sulla camera fissa. La più popolare è Preti (2012) di Astutillo Smeriglia, ma c’è anche Life Sucks! But At Least I’ve Got Elbows (2016) di Nicola Piovesan e, perché no, anche Buttafuori (2006) dei tre geni che ci hanno regalato Boris. Ce ne saranno sicuramente tante altre.
Posso dire che questa decisione ha conferito ad Arturo & Teresa un taglio più realistico. Dato che la camera non stacca mai (a parte rari passaggi temporali) abbiamo proprio l’impressione di qualcosa che si sta svolgendo in tempo reale davanti ai nostri occhi, come fosse in un teatro. Il montaggio lo fa l’occhio dello spettatore, e credo che questo renda delle scene più divertenti o addirittura più drammatiche. Sembra un limite, dato che può generare staticità, ma si è rivelato un punto di forza.
Ma se parliamo di dramma, quello vero è stato portare avanti tecnicamente questa scelta. Se da un lato dicevo che doveva aiutarmi produttivamente, dall’altro ha creato l’impossibilità di sfruttare piani stretti che mi avrebbero consentito di evitare animazioni rognose, export pesantissimi, timeline chilometriche di oltre diecimila frame e tante altre sfide che difficilmente lo spettatore apprezzerà, ma che vi assicuro notereste subito se non venissero corrette.
Tutto ciò in 4K! Prossimo passo: 70mm in IMAX!
Che percorso stanno intraprendendo i due coniugi ora che la serie è terminata?
Dove possiamo andare a sbirciare le loro vite?
Lasciando perdere due proiezioni da me organizzate a Sassari e Cagliari, la serie non ha partecipato a quasi nessun altro evento al momento. Ho mandato un episodio a sei/sette festival per capire come sarebbe stato recepito il progetto, e l’unico che l’ha accolto è il Cartoon Club di Rimini. Dato che anche i festival sono una spesa, e ho già buttato più di cento euro nel cesso, penso che lascerò perdere il
circuito dei festival. Anche perché purtroppo la categoria webseries ormai la si vede poco e niente.
Sto cominciando a prendere contatti per organizzare due proiezioni fuori dalla Sardegna, ma al momento non ho certezze. Sono consapevole che Arturo & Teresa possa avere difficoltà a farsi strada per via delle sue tematiche e del linguaggio, ma vorrei ci fossero occasioni di diffusione, soprattutto perché si tratta di un progetto insolito e unico nel panorama italiano.
Trovare un produttore che creda nel progetto è difficile, ma temo che trovare qualcuno disposto a distribuirlo sia ancora più complicato. Vorrei che qualcuno mi dicesse che mi sbaglio, ma per ora nessuno mi ha dimostrato il contrario. (Vi aspetto…)
Per Arturo & Teresa ho sempre puntato sulla diffusione online. Con un progetto così atipico e indipendente, credo non ci sia modo migliore per raggiungere il pubblico giusto e continuare a realizzare queste storie con una certa libertà.
E con questo ci colleghiamo alla tanto richiesta seconda stagione.
Penso di avere già idee per arrivare addirittura a tre stagioni, ma non penso di potermi permettere di produrle come ho fatto con la prima.
Questo progetto non sarebbe mai esistito se non l’avessi autofinanziato e realizzato con le mie forze e con il supporto dei collaboratori. Il miracolo l’ho fatto volentieri, ma non credo abbia senso replicarlo seguendo la stessa modalità.
Perciò dico sempre che la seconda stagione esisterà se si verificherà uno di questi scenari:
– Un produttore esterno decide di finanziarla.
– Il pubblico decide di finanziarla tramite crowdfunding.
– La serie ha più fan di Elodie e decido di fare un secondo miracolo.
– Vinco al Superenalotto e oltre a quindici stagioni faccio anche cinque film e parco acquatico.
– L’AI diventa talmente performante e facile da usare che tutti potranno fare la loro personalissima seconda stagione e io non devo più fare nulla.
Insomma, è evidente che per realizzare altri episodi occorre che la serie diventi più popolare. Io sto facendo del mio meglio, ma non è per niente facile.

Mettendo da parte per un attimo il sacro focolare domestico sassarese di Arturo e Teresa, parliamo del loro progenitore:
Chi è Fry J Apocaloso?
A trentotto anni mi sento proprio come un bimbo. Mi chiedo ancora cosa voglio fare da grande. Mi sento una persona ancora in divenire e parzialmente irrealizzata.
Ogni etichetta mi sta stretta. Se mi chiami “YouTuber” un po’ mi offendo; “regista” sembra altisonante; “animatore” mi sta stretto; “comico” mi si addice, ma mi convinco che escluda tutto il resto.
So di essere creativo, curioso e vulcanico, sempre pronto a vedere le mie idee prender vita nonostante tante delusioni. Mi piace la carbonara.
Se devo dare una risposta meno filosofica, professionalmente ora faccio l’animatore 2D.
Ho iniziato studiando cinema, in un periodo in cui stava nascendo YouTube e fare corti indipendenti non era mai stato così facile. Ma il mio linguaggio aveva radici legate alle serie TV animate. Quando ho deciso di passare dal cinema all’animazione speravo di avvicinarmi sempre di più al mio sogno di fare serie, ma col tempo ho il dubbio che questo percorso mi abbia portato fuori strada.
Lavoro nell’animazione, ma essere un animatore mi sta stretto perché trovo, in parte, che l’aspetto tecnico sia un mezzo, e non il motivo centrale della mia attrazione per questo mestiere.
Lavoro principalmente per studi d’animazione come libero professionista (Doghead, Cartobaleno), ma quello che faccio come Fry J Apocaloso è legato alle mie passioni e obiettivi. Un piccolo universo che negli anni è cambiato sempre di più, che mi piace immaginare familiare, ma al tempo stesso imprevedibile. Basta andare a sbirciare il mio canale YouTube per capire cosa intendo.
E parlando di YouTube, sono stato tra i primissimi creator italiani con qualche video virale e un pubblico affezionato, anche se piccolo rispetto a ciò che viviamo oggi online. Col tempo quello che ho fatto è stato dimenticato o semplicemente non risulta fondamentale nella storia italiana del Tubo. Avrei potuto sfruttare questo vantaggio per fare contenuti legati all’animazione e al collezionismo, utili per raggiungere un pubblico più vasto e costruire un rapporto più forte con la community, ma ho scelto di studiare e spingere più su progetti originali. Mi chiedo se sia stato un pirla o se il bello debba ancora venire.
Non so se sono andato off topic rispetto alla domanda “chi sei?”. Magari potevo dire che sono basso, mi piacciono i musical e recentemente ho acquistato delle tende funzionali per il mio soggiorno.
Hai in cantiere qualche altro progetto?
Certo. Diamo un senso alla risposta precedente: sto proprio preparando due format pensati esattamente per YouTube. Dato che l’animazione è faticosa, lenta e costosa, sento il bisogno di tornare a qualcosa di spontaneo e immediato. Quindi mi sembra giunto il momento di tornare davanti alla camera, anche perché quando lo facevo veniva spesso apprezzato.
Ho due idee distinte, nelle quali stavolta dedicherò del tempo a fare analisi su cose che mi stanno a cuore, ma arricchendole con qualcosa di comico e più personale. Per ora mi tocca rimanere molto vago perché, anche se prendo appunti da tanti anni, ancora non ho niente di pronto, e preferisco aspettare di avere più certezze.
Un altro progetto quasi avviato, ma anche questo ancora segreto, coinvolge i miei amici Enrico Ledda e Luca Tuveri, ma contiamo di allargare il cerchio di molto. Siamo vicini a concludere la parte burocratica e presto potremmo iniziare a parlare di quello che ci interessa davvero: la parte creativa. Seguitemi su Instagram, MySpace o Badoo per avere info!
Invece nel concreto credo di potervi dire che sto passando la mia estate lavorando come animatore al nuovo corto diretto da Michela Anedda e prodotto da Flora’s Room: Chitu. Credo che comincerà il suo percorso con delle proiezioni nei festival e, anche se ancora non lo abbiamo terminato, ho la sensazione che sarà un lavoro molto apprezzato e di cui andremo tutti molto fieri. Ci sono delle animazioni di cui
sono proprio soddisfatto, arricchite anche dal talento del team che ha creato dei design magnifici.
Cosa manca oggi in Italia nel mondo dell’animazione?
Probabilmente i soldi e il coraggio. Di talenti ce ne sono tantissimi, ma fioriscono fuori dallo Stivale. Evito di concentrarmi sulle difficoltà legate al mestiere in sé e provo invece a parlare da autore, raccontando alcuni degli ostacoli con cui mi sono scontrato per cercare d’inserirmi e propormi nel settore.
A volte penso che nel nostro Paese si riconosca il valore solo quando ha già conquistato un pubblico vasto. Capisco perfettamente che il mercato è piccolo e la richiesta lo è ancora di più, e che quindi chi investe preferisce andare sul sicuro.
Però è impossibile non chiedersi cosa accadrebbe se si producessero tanti piccoli pilot di serie animate, li si distribuisse e si usasse la risposta del pubblico per capire quali meritino di essere portati avanti.
Non credo sia una coglionata, considerando il successo di The Amazing Digital Circus, che ha dimostrato quanto un progetto nato fuori dai circuiti tradizionali possa arrivare a cagare in testa anche alle grandi produzioni.
Se ci fosse qualcosa come Adult Swim, avrei sicuramente proposto qualcosa o, quanto meno, dopo un biglietto da visita come Arturo & Teresa, mi aspetterei che possa nascere un discorso su nuove proposte. Ma purtroppo le opportunità non ci sono, e non dobbiamo per forza essere tutti Zerocalcare o Pera Toons, già forti di un grande pubblico, per meritare una possibilità.
Un’ultima domanda.
Da persona che è partita con la vecchia YouTube (i preti sassaresi di Preti in Mano li ricordiamo con grande orgoglio e una lacrimuccia), che ha studiato regia e si è riscoperta animatore, hai un canto di speranza (o no) per i creativi che vogliono cimentarsi nel mondo dell’animazione in Italia oggi? (Ho paura della risposta).
Il mio percorso è atipico. Da un lato non lo consiglierei, perché quando butto un occhio nello specchietto retrovisore vedo rottami, fumo nero e bestie spiaccicate. Però dai, se guardo avanti e mi concentro sul presente, posso dire che tutto ciò ha contribuito a dare una forma ai miei obiettivi professionali e a metterli sempre più a fuoco. Non sono ancora arrivato dove vorrei essere, ma ho visitato anche dei bei posti e comincio a identificare meglio dove dovrei svoltare.
Ci sono colleghi animatori che reputo più adatti di me a preparare qualcuno ad affrontare questa giungla. Mi limito a dare dei suggerimenti vaghi, immaginando di rivolgermi a qualcuno più giovane di me e che vorrebbe migliorarsi come artista.
Anche se le scuole non bastano, quello è il primo passo. Magari butti qualche anno, ma capisci bene se ti piace quello che stai studiando e per cosa sei portato. In più è il luogo migliore per trovare i primi collaboratori e coddare (vocabolo dall’idioma sassarese che significa “intrattenere intercorsi di natura intima”, NDR). A volte le cose combaciano, ma meglio separarle.
Passate ore a studiare le cose degli altri, anche per conto vostro. Siate ossessionati e osservate anche cose che non c’entrano nulla con i vostri interessi primari (film, musica, fumetti, pittura, danza, formaggio, caserme dismesse, serrande incastonate di diamanti).
Se non vi fanno fare le cose, fatele voi, facendo anche tanti errori, perché dalla merda nascono i fiori. Ma evitate di fare una corona di merda e di metterla sulla testa della vostra compagna. Aspettate che siano fiori, non abbiate fretta. E preparatevi ai tanti no. Fate finta di aver scaricato Tinder e di essere uomini, insomma. Quando arriverà il primo sì avrà un sapore ancor più buono.
Se avrete successo grazie a questi consigli, rosicherò terribilmente, e scoprirò dove abitate per cagarvi dentro la cassetta delle lettere. Farò di tutto per rendervi la vita impossibile, magari creando un profilo YouTube per lasciarvi segretamente un pollice verso. Racconterò a tutti quelli che vi conoscono che siete diventati qualcuno grazie a me, e che la vostra popolarità è pari a quella delle mollette per stendere. Quando troverò la vostra foto sulla Settimana Enigmistica procederò senza remore a disegnarvi dei goffi baffetti, cariarvi un dente, aggiungervi una benda sull’occhio e un cazzone eretto che vi spruzza in faccia.
Intervista a cura di Alessandro “Ferio” Ferioli




