Nel caldo soffocante d’agosto, tra i bar rinfrescati dal gin tonic, si brinda a un unico desiderio: disconnettersi.
Chi è riuscito vittoriosamente a superare questa prima parte dell’anno, attende con fervore di chiudere computer, scadenze e incombenze varie.
Questo è un tema che Niente da dire ha scelto per offrire un incoraggiamento a chi legge e invitare a staccare davvero dalla propria routine. Con moderazione e rispetto per i propri tempi.
Mi piace ascoltare le persone e, spesso, accanto alla voglia di chiudere le valigie e partire, o semplicemente di dormire un’ora in più il lunedì mattina, c’è quell’ombra di angoscia che mi è tanto familiare. Quella che porta alla paura di pensare troppo e di riempire di paure e preoccupazioni i pochi spazi che ci concediamo.
“Se mi butto a capofitto nelle mie attività, non penso. Cosa farò se mi fermo?”
Ansia da non-prestazione
Dietro questo fenomeno, non faccio fatica a immaginare ci sia una sindrome tutta moderna. Afferrare l’ombrellone o le scarpe da trekking sembra un’impresa, quando la sveglia segna ancora le 8, come nella routine di tutti i giorni.
E si pensa, si pensa tantissimo. Soprattutto il primo giorno, in cui ci si aggira spaesati per casa, come se quel tempo guadagnato fosse sprecato nel dolce far nulla.
Compriamo libri, scarichiamo playlist di canzoni, organizziamo piani d’attacco per mettere alla prova il nostro acido lattico e sfruttare al meglio ogni singolo minuto. Una gavetta militare, insomma.
Poi, di notte, chiudiamo gli occhi agli orari più improbabili e rimuginiamo sul nulla. Così arriva la fine delle vacanze, con il sollievo di poter tornare alle giornate robotiche e tutte uguali.
Quelle che ti ingabbiano i pensieri e tengono a bada l’ansia.
Goditi il viaggio
Passiamo la vita a preoccuparci, socchiudendo gli occhi in fessure guardinghe. Sovraccarichi, in allerta e mai realmente con noi stessi.
Ti svelo un segreto: ci manchiamo tanto. Se stiamo un attimo in silenzio, possiamo riuscire ad ascoltare quella vocina interiore ripetere: “Da piccoli si stava meglio, non avevamo pensieri.” E invece no: anche da piccoli avevamo pensieri, commisurati alla nostra crescita.
Ogni età ed esperienza porta il proprio carico da novanta. Il momento migliore per stare bene è quello in cui scegliamo di chiudere ogni fonte di distrazione forzata. Anche perché, a lungo andare, il rischio è quello di cadere in un distacco vero e proprio, in un’apatia nei confronti del mondo reale.
“Fa male? Preferisco erigere un muro dove i giorni passino senza che io me ne accorga.”
La disconnessione ci serve per conoscerci meglio e stare un po’ con la nostra persona preferita. Il nostro infante interiore ringrazierà e anche l’adulto.
Miriam My Caruso




