Freak è una parola che porta con sé un significato difficile da definire. In inglese indica qualcosa o qualcuno di strano, insolito, fuori dagli schemi.
Nel tempo, però, questa parola è stata utilizzata soprattutto per descrivere persone considerate diverse dalla maggioranza, fino a diventare un vero e proprio modo per separare ciò che viene percepito come “normale” da ciò che non lo è. Ma che cosa è considerato normale, chi decide cosa lo è?
A pensarci bene, la storia, ci ha dimostrato più volte quanto possa essere fragile questo concetto. Ciò che in un determinato periodo viene considerato strano, scandaloso o addirittura mostruoso, con il passare del tempo può diventare accettato da tutti. Anche la cultura nerd ha affrontato questo iter, trasformandosi da interesse di nicchia a fenomeno di costume mainstream.
Nonostante questo, continuiamo a tracciare una riga tra il “normale” e lo “strano”, cercando di capire da quale parte ci troviamo.
Lo spettacolo della diversità
Per molto tempo, la diversità è stata anche una forma di intrattenimento. I cosiddetti freak show esponevano al pubblico persone con caratteristiche fisiche considerate insolite, trasformando ciò che le rendeva diverse in uno spettacolo da osservare. Il pubblico pagava per vedere qualcosa che non rientrava nella propria idea di normalità e quelle persone diventavano così qualcosa da guardare, giudicare e raccontare. Non venivano considerate persone, ma mostri.
Oggi ci sembra un comportamento lontano e difficile da comprendere ma forse non è così distante da alcune dinamiche che conosciamo. Oggigiorno è semplicemente cambiato il luogo dove vedere questo spettacolo. Non serve più un tendone e un biglietto d’ingresso ma basta uno smartphone.
Sui social osserviamo continuamente persone che mostrano il proprio aspetto, il proprio modo di vivere, le proprie passioni e le proprie scelte. Commentiamo ciò che ci piace e ciò che troviamo assurdo, condividiamo ciò che ci diverte e giudichiamo ciò che consideriamo strano e anormale. La differenza è che oggi possiamo farlo comodamente seduti sul divano.
Quando essere strani diventa una scelta
Con il tempo, però, la parola freak ha iniziato ad assumere anche un significato diverso. Il freak non è soltanto qualcuno da osservare perché diverso ma qualcuno che decide di non preoccuparsi troppo di esserlo.
La cultura musicale, la moda e le diverse sottoculture hanno trasformato la stranezza in una forma di identità. Essere eccentrici, vestirsi in modo particolare, ascoltare musica considerata di nicchia o coltivare passioni incomprensibili agli altri può diventare un modo per esprimere sé stessi.
Anche il mondo nerd, per esempio, ha vissuto qualcosa di simile. Per anni i videogiochi, fumetti, tecnologia e fantascienza sono stati considerati interessi da persone strane e immature. Oggi molti di quegli stessi elementi fanno parte della cultura popolare e vengono celebrati da milioni di persone. Ciò che cambia, quindi, non è necessariamente la cosa che consideriamo strana, ma cambia il modo in cui la società decide di guardarla.
Essere freak oggi
Essere considerati freak oggi è sicuramente diverso rispetto al passato e non significa necessariamente essere emarginati o trasformati in uno “spettacolo”. Viviamo però in un periodo particolare, perché allo stesso tempo ci viene continuamente chiesto di distinguerci dagli altri e di essere come tutti.
Sui social mostriamo ciò che ci rende unici, cerchiamo uno stile personale e proviamo a costruire un’identità riconoscibile. Eppure basta poco per essere giudicati quando quella diversità supera ciò che siamo abituati a vedere. Ci piace la “stranezza” finché rimane comprensibile. Ci piace l’originalità finché non ci mette davvero a disagio.
E forse è questa la contraddizione: crediamo di vivere in una società che accetta le differenze, ma spesso accettiamo più facilmente ciò che possiamo comprendere, classificare o trasformare in una moda.
Il problema, probabilmente, non è di chi definiamo “freak”, ma di chi ha bisogno che ci sia qualcuno da definire tale. Perché per sentirci normali abbiamo bisogno di tracciare un confine. Da una parte ci siamo “noi” e dall’altra qualcuno che è abbastanza diverso da farci sentire al sicuro nella nostra presunta normalità. Ma è una sensazione di “sicurezza” molto precaria: quel confine può cambiare in qualsiasi momento.
Freak e nerd
Una moda può diventare normale, una passione può diventare popolare e un comportamento può smettere di scandalizzare. Una persona che ieri veniva considerata strana può diventare, semplicemente, una persona come tutte le altre.
Essere nerd era, fino a poco tempo fa, quasi una cosa da nascondere. Chi lo era veniva isolato e ridicolizzato. Oggi i nerd si riuniscono con fierezza nelle numerose fiere del fumetto, alcuni sono diventati influencer di successo, altri vere e proprie star, gli altri si mischiano nel pubblico insieme ad altri spettatori occasionali, che li guardano con curiosità e ammirazione, non con disprezzo.
Forse dovremmo ricordarcelo ogni volta che ci viene spontaneo giudicare qualcuno per ciò che appare diverso ai nostri occhi. Perché la storia ci ha già dimostrato che la normalità non è una regola immutabile. E allora, forse, la domanda non dovrebbe essere chi sono i freak: dovremmo chiederci perché abbiamo ancora così bisogno di trovarne uno.
di Lorenzo Baldoni




