After The Hunt è il nuovo film di Luca Guadagnino, in uscita nelle sale italiane il 16 ottobre 2025. Lo abbiamo visto in anteprima per voi e, di seguito, trovate la nostra recensione (con qualche spoiler).
After The Hunt, la trama
La storia segue Alma ed Henrik, due professori di filosofia a Yale, interpretati da Julia Roberts e Andrew Garfield: amici di lunga data ma rivali nella corsa per la cattedra da Dean per la loro facoltà.
La loro competizione si incrina quando una studentessa, Maggie (incarnata dalla bravissima Ayo Edebiri, star di The Bear), innamorata di Alma — il personaggio di Roberts — accusa Henrik di molestie. L’accusa diventa il detonatore di una serie di rivelazioni e ferite riaperte: il film si trasforma così in una caccia più profonda, quella ai fantasmi del passato di Alma, alle sue omissioni, ai compromessi che l’hanno consumata nel corpo e nello spirito.
Cronaca post-MeToo
Mi viene naturale definire After The Hunt come una sorta di narrazione post-mortem del movimento #MeToo.
È la cronaca tardiva di un clima politico e culturale recente ma ormai passato, quello del 2017, quando le denunce contro Harvey Weinstein segnarono una frattura storica nell’opinione pubblica e nella maniera con cui si parla di violenza. Guadagnino mette in scena un mondo che sembra già vecchio: le dinamiche di passaparola, i licenziamenti lampo, il virtue signaling come strumento di purificazione collettiva.
Ma nel 2025, mentre l’America immaginata dal film è ormai piegata al ritorno dei valori MAGA e a una nuova destra trionfante, quel linguaggio appare stanco, quasi archeologico.
After The Hunt: voce del verbo divorare
Uno dei nuclei tematici più forti del film è il divorare. Tutti i personaggi consumano o vengono consumati da qualcosa.
Alma divora psicofarmaci per sopravvivere ai dolori cronici; Henrik (Garfield) divora un piatto di Tikka Masala mentre racconta la violenza sessuale che forse ha commesso; Maggie divora l’identità di Alma, imitandone vestiti, postura e perfino lo stile accademico. E infine, il pubblico – dentro e fuori dal film – divora il dramma di tutti, trasformandolo in spettacolo, una caccia alle streghe in formato universitario.
Il climax arriva quando Alma, travolta dallo scandalo e accusata da Maggie sui giornali di essere una “bad feminist”, confessa al marito Frederik (Michael Stuhlbarg, come spesso accade il miglior attore del cast) di aver avuto una relazione amorosa da adolescente con un amico del padre, un uomo di cui è ancora innamorata e che, a seguito della sua denuncia, si è tolto la vita.
Sarebbe un punto perfetto per far precipitare il film nel silenzio, ma Guadagnino sceglie invece un time jump di cinque anni: Maggie e Alma hanno fatto pace, quest’ultima ha ottenuto la cattedra tanto desiderata, e Henrik è ormai un opinionista di destra, sbiadito sullo sfondo.
In sostanza, After the Hunt divora ma non partorisce. È un film pieno di intuizioni, di momenti intensi, di miniature morali, ma incapace di portare a termine il discorso che apre. La performance di Garfield spicca più di quella di Roberts, che si chiude attorno ad Alma e la rende impenetrabile anche all’occhio del pubblico.
Insomma, After the Hunt resta sospeso tra il melodramma accademico e il thriller psicologico, come se avesse la potenzialità di diventare un nuovo Gone Girl ma si fermasse a metà strada — divorato anch’esso dal proprio appetito.
di Irene H. Generali




