Una volta qualcuno ha detto che siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Poi è arrivato internet con i suoi meme e ci ha insegnato che invece siamo fatti dei film che abbiamo visto. In parte è vero. Le nostre esperienze e il nostro modo di vedere il mondo sono parzialmente influenzati dai film che abbiamo consumato, che ci hanno colpito nel profondo e che hanno parlato a una parte di noi. Anche Stranger Things è stato costruito secondo questa filosofia e non lo ha mai nascosto, nonostante le critiche per un (forse) eccessivo citazionismo. Questo primo volume della quinta attesissima stagione non fa eccezione e soprattutto non fa mistero di tutte le influenze che i Duffer Brothers sentono come proprie e a cui sono sicuramente debitori per il loro background artistico.
Prima di proseguire, preciso che questa recensione contiene degli spoiler non espliciti, ma se non avete visto gli episodi e non volete anticipazioni di nessun tipo andateci cauti. Vi ho avvisati.
Citazioni e riferimenti caratterizzano da sempre Stranger Things
A mio avviso, Stranger Things non è solo una “collezione di citazioni nostalgiche” come molti vorrebbero descriverla. A ben vedere è uno dei pochi prodotti degli ultimi dieci anni completamente originali, slegati da franchise o adattamenti di opere preesistenti.
I riferimenti culturali all’interno della serie hanno (e hanno sempre avuto) la funzione di contestualizzare e calare a livello temporale i personaggi e l’ambientazione. Queste prime quattro puntate lo fanno ancora, però con una discrezione diversa. Un poster di Fievel sbarca in America, un adesivo su un cruscotto sulla Cometa di Halley, sono solo due esempi che ci portano indietro al 1987 ma rimanendo sullo sfondo, senza attirare tutta l’attenzione su di sé. Sono lì, per chi li vuole cogliere e farsi battere il cuore dalla nostalgia oppure possono essere ignorati senza infiltrarsi troppo nella trama.
Altri riferimenti molto più presenti (qualcuno ha detto Ritorno al Futuro?) invece probabilmente mi faranno rimangiare tutto quanto appena detto quando uscirà il secondo volume, chissà. Tra la lezione di Mr. Clark sui wormhole e le esclamazioni “Grande Giove!” pronunciate da Robin, alcuni già speculano sull’introduzione nella trama dell’espediente forse un po’ abusato dei viaggi nel tempo. Io mi auguro di no. O se proprio lo devono fare, che mi facciano comparire a ‘sto punto Jonas Kahnwald e lo rendano un epico crossover con Dark. Se ci fosse bisogno di specificarlo, sto scherzando.
I personaggi
Henry Creel è più potente, crudele e subdolo che mai. I nostri avranno bisogno di collocare in campo tutte le loro forze a disposizione durante lo scontro epico che tutti immaginiamo concluderà la serie. E dovranno probabilmente inventarsene delle altre, perché non basteranno. Vecna è, per me, il cattivo più terrificante visto negli ultimi anni. Di quelli che davvero non sai come potrai battere. Ma nemmeno come sopravvivere. Pensare di dipendere solo da Undici, per quanto allenata e più padrona dei suoi poteri, è fuori discussione.
Oltre ai suddetti, ritroviamo tutti i personaggi che abbiamo imparato ad amare. Molti di loro con la personalità di sempre ma inasprita dagli eventi, altri che si ha la sensazione non abbiano mai veramente trovato il loro percorso (Lucas e Jonathan, per esempio) – magari (spero) lo troveranno in quest’ultima stagione. Altri ancora, a sorpresa (o forse non troppo), hanno smesso di subire gli eventi e hanno tirato fuori delle risorse che nemmeno Elsa con Let it Go, con dei risvolti che sono impaziente di vedere. E questa è sicuramente una prima pedina già posizionata per la battaglia finale.
Tra i ritorni inattesi, forse è tornato il personaggio che meno ci saremmo aspettati di rivedere (sicuramente quello accolto meno bene tra il folto cast di queste cinque stagioni). Se pensavamo che la sua sottotrama non avesse poi tanto senso di esistere e che fosse stata lasciata cadere e morire come un ramo rinsecchito in una narrazione già un po’ intricata, probabilmente i fratelli Duffer hanno in programma di farci cambiare idea. Immaginiamo questo personaggio come seconda pedina sul terreno di battaglia.
La terza pedina è Holly Wheeler, forse la new entry che ho apprezzato di più. Un po’ Alice nel Paese delle Meraviglie, un po’ Cappuccetto Rosso (pardon, giallo) e un po’ Dorothy. Incontrerà una “spaventapasseri” di nostra vecchia conoscenza. Anche il loro ruolo sarà con ogni probabilità determinante durante la resa dei conti.
Un po’ dispiaciuta invece per il personaggio di Murray, uno dei miei preferiti, in questa prima parte forse narrativamente un po’ mortificato e degradato al ruolo di “trovarobe” clandestine e autista.
I collegamenti a The First Shadow
Riferimenti sparpagliati ma importanti e soprattutto coerenti sono quelli all’opera teatrale Stranger Things: The First Shadow, di cui vi consiglio di recuperare la nostra recensione per avere un quadro e una comprensione completa degli eventi che ci vengono mostrati.
Già dalle prime scene, il primo collegamento con lo spettacolo dal vivo è anche un omaggio al personaggio di Bob Newby. Interpretato nella seconda stagione da Sean Astin, a teatro viene mostrato nella sua versione giovane che gestisce una radio amatoriale. Mi piace pensare che Steve e Robin, nel condurre il programma radiofonico su WSQK, portino avanti la sua memoria.
Confesso che quando ho risentito la sigla di Kyle Dixon e Michael Stein ho ripensato con una lacrimuccia a quando, ignara del mondo in cui mi stavo immergendo e a cui mi sarei fortemente appassionata, l’ho ascoltata per la prima volta quasi dieci anni fa. Ho pensato anche a quando il pubblico del Phoenix Theatre di Londra è esploso in un boato nel sentirla in apertura dello spettacolo teatrale. E so già che non sarò pronta a sentirla per l’ultima volta con la puntata conclusiva il giorno di Capodanno. Ma per ora, l’appuntamento con Hawkins e col Sottosopra è fissato il giorno di Santo Stefano per il volume secondo. Ci vediamo lì. Con una mazza chiodata e qualche molotov.
di Marta “Minako” Pedoni




