Stranger Things: The First Shadow, la recensione dello spettacolo teatrale a Londra

Vedendo in giro per Londra i manifesti di uno spettacolo teatrale derivato da una delle serie TV più di successo degli ultimi dieci anni, sarebbe facile pensare che si tratti della solita “commercialata”, fatta per mungere la vacca finché ce n’è. Ma se avessimo pensato questo, saremmo caduti nel Sottosopra dell’errore: perché “Stranger Things: The First Shadow” è puro Teatro, di quello fatto pure bene.

Stranger Things: The First Shadow, un prequel completamente originale

“State parlando di quel Stephen Daldry, regista di Billy Elliot, The Crown, vincitore di tre Tony Awards?”
“Sì, quel Stephen Daldry. C’è solo un Stephen Daldry”
“E… Siete sicuri che voglia fare uno spettacolo basato sulla nostra serie TV?”
“Sì, ma non glielo lasceremo fare ora, perché deve concentrarsi su The Crown
“E allora… Perché ce lo state dicendo?”
“Perché magari un giorno accadrà”.

Era il 2017 quando Matt e Ross Duffer, creatori di Stranger Things, ricevettero questa telefonata da Netflix, riportata nel programma di sala di The First Shadow. Troppo bella per essere vera, archiviarono la notizia come sogno irrealizzabile e si ributtarono nella lavorazione della seconda stagione della serie. Due anni dopo, lo stesso Daldry bussò alla loro porta insieme a Sonia Friedman, pluripremiata produttrice teatrale: The First Shadow sarebbe per davvero uscito dal Sottosopra.

Non un musical, non un adattamento, non una riscrittura di ciò che si è visto sul piccolo schermo. Stephen Daldry era deciso a portare sulle assi del palcoscenico una storia completamente originale, che fungesse sia da prequel che da ponte tra la quarta e la quinta stagione di Stranger Things. Vengono allora coinvolti nel team di realizzazione ovviamente gli stessi fratelli Duffer con Jack Thorne, come autori del soggetto, e Kate Trefry, co-sceneggiatrice della serie, che ha firmato il copione.

Lo spettacolo ha debuttato a Londra al Phoenix Theatre, nel West End, alla fine del 2023. A marzo del 2025 lo show ha aperto anche a Broadway, New York.

Stranger Things: The First Shadow, vecchie e nuove conoscenze

the first shadow

Dopo uno spettacolare prologo ambientato nel 1943, che ci mostra un misterioso incidente in cui sono coinvolti una nave militare chiamata USS Eldridge e delle familiari figure con la testa a fiore, avviene la prima magia. La sigla originale composta da Kyle Dixon e Michael Stein riempie il Phoenix Theatre (insieme al boato del pubblico) e veniamo letteralmente catapultati dentro una puntata della serie: siamo a Hawkins, nel 1959, dove ritroviamo alcuni dei personaggi a cui abbiamo imparato a voler bene, ma nella loro versione adolescente.

Bob Newby e Joyce Maldonado

Il primo che incontriamo è Bob Newby, che tutti i fan di Stranger Things ricordano con una lacrimuccia. Lo troviamo già con la sua passione per la radio e l’elettronica e con una vena comica istrionica resa perfettamente da Callum Maxwell, che raccoglie lo spirito e l’eredità del personaggio interpretato da Sean Astin.

Altro elemento caratterizzante recuperato dalla serie è la sua cotta decennale per Joyce, di cui scopriamo il cognome da nubile, Maldonado. Joyce, intepretata da Jessica Rhodes – a nostro parere una delle migliori in scena – è una ragazza dal carattere molto forte, con tendenze da leader e ancora libera dalle nevrosi ben rappresentate da Winona Ryder in TV. Joyce qui è la regista della compagnia teatrale scolastica e progetta di lasciare Hawkins per seguire i suoi sogni, nonostante il suo stesso fidanzato Lonnie Byers (Jack Crumlin) la prenda in giro al riguardo. Evidentemente, se poi è rimasta nella cittadina e la sua vita è diventata quella che abbiamo visto nella prima stagione, qualcosa non è andato come aveva previsto, ma non vi diciamo altro.

Jim Hopper

Non poteva mancare poi Jim Hopper – i cui panni sono indossati da George Smale – o meglio, una sua “versione embrionale”. Qui il personaggio di Hopper è ancora immaturo e molto diverso da quello che conosciamo. Il suo rapporto con Jim Hopper Senior (Sean Attwool) è a dir poco conflittuale: Jim rifiuta di vivere all’ombra di suo padre, di diventare una sua brutta copia ed esclude in un primo momento l’idea di prendere il suo posto come capo della polizia di Hawkins. Sulla resa di Hopper in questa sua versione teatrale abbiamo avuto delle riserve, probabilmente per via di una interpretazione non troppo efficace né carismatica da parte di Smale, ma – senza fare spoiler – ne abbiamo comunque compreso il percorso che lo ha poi avviato verso l’Hopper che conosciamo.

Altri personaggi

A completare il cast delle vecchie conoscenze di Hawkins abbiamo i futuri genitori rispettivamente di Mike Wheeler, Lucas Sinclair e Dustin Henderson: Karen (Edie Wright) e Ted (Barney Wilkinson) – quest’ultimo con un piccolo aggiustamento di età anagrafica un po’ in contrasto con la serie originale – Sue (Rhianna Dorris) e Charles (Ammar Duffus) e infine Claudia (Betsy Mayle) e Walter (Jack Gardner). Ultimo ma non ultimo, sottolineiamo un esilarante Michael Murray nel ruolo di Alan Munson, padre del compianto Eddie: un personaggio divertente, ambiguo e sopra le righe.

Stranger Things: The First Shadow, la trama intorno ai Creel

Il vero fulcro della storia ruota intorno all’arrivo ad Hawkins della famiglia Creel, che abbiamo già conosciuto nella quarta stagione. La scena del loro primo ingresso nella nuova casa è ricreata alla perfezione, sia come dialoghi che come scenografia, dalla versione televisiva. I coniugi Victor e Virginia Creel sono interpretati da Andy Langtree e da un’ottima Lauren O’Neil, mentre nel ruolo della piccola Alice si alternano quattro giovanissime attrici.

Henry Creel, il futuro Vecna

Insieme a loro, fa la sua apparizione l’attesissimo Henry Creel, protagonista assoluto attorno al quale si sviluppa l’intera vicenda, prima che venga conosciuto col nome di Vecna. A vestirne i panni è Louis Healy, che affronta la prova attoriale con intensità ed espressività fisica, sebbene dal lato dell’emissione vocale abbiamo riscontrato qualche difettuccio, per non dire che abbiamo talvolta faticato a sentire le sue battute, nonostante l’ineccepibile impianto audio e il lavoro dei tecnici.

Il giovane Henry muove i suoi primi difficili passi a Hawkins e a scuola con i suoi compagni, dove ha difficoltà a integrarsi, finché si imbatte in una ragazza che si sente incompresa come lui: Patty Newby, co-protagonista e sorella adottiva di Bob, interpretata da Miranda Mufema che si distingue nel cast per le sue notevoli doti attoriali.

Altre due figure tra gli “adulti” importanti per la trama sono un vecchio antagonista che conosciamo bene e un nuovo personaggio: il Dottor Martin Brenner (Luke Mullins) e il Preside Newby (Matthew Pidgeon), padre di Bob e Patty.

Tutto l’intreccio esplora il legame interdipendente tra il futuro Vecna e il Sottosopra e indaga le origini interconnesse di uno e dell’altro. Ci viene mostrato come l’esistenza dei poteri di Henry sia legata a quella della dimensione parallela e viceversa, ma vengono lasciate comunque delle zone d’ombra non pienamente chiarite, una scelta probabilmente vincolata allo spazio di manovra necessario per dare forma alla quinta e ultima stagione della serie TV.

Comparto audio

Stranger Things: The First Shadows è uno spettacolo che sfrutta il mezzo teatrale ai massimi livelli, non solo dal punto di vista della qualità di scrittura del testo e delle performance degli attori, ma anche sotto l’aspetto dei comparti tecnici.

Oltre all’immersività dell’esperienza che comincia fin dall’ingresso nel foyer grazie alla tematizzazione di tutto il teatro, da musicisti siamo rimasti immediatamente colpiti dall’imponenza dell’impianto audio. Si viene immersi progressivamente nell’atmosfera del Sottosopra grazie agli effetti sonori che vengono diffusi in sala non appena il pubblico comincia a prendere posto. Il sottofondo cresce di intensità finché non si spengono le luci.

Le musiche originali, composte appositamente per lo show da D. J. Walde, si alternano a quelle della colonna sonora della serie TV dei già citati Dixon e Stein, in particolare l’iconica traccia “Kids”. I fonici fanno un ottimo lavoro durante tutto lo spettacolo nel bilanciare musiche, effetti sonori e dialoghi dando una risposta sonora quasi “acustica”, bypassando il suono “freddo” digitale e simulando un’amplificazione il più possibile naturale, come se gli attori non fossero microfonati affatto, effetto possibile solo grazie a strumentazione di altissima sensibilità.

Effetti speciali: lo spettacolo nello spettacolo

Ma sono gli effetti speciali a costituire il vero spettacolo nello spettacolo. Le tecnologie utilizzate, come ologrammi e proiezioni ad altissima definizione, si fondono insieme a mezzi più tradizionali come controfigure, funi, animatronics e luci abbaglianti, ricordandoci continuamente che ci troviamo in un teatro, con tutta la personalità e l’immersione unica che questo modo di fare spettacolo può offrire.

Il trait d’union che traduce efficacemente in linguaggio teatrale l’ambiente televisivo in cui siamo abituati a veder muoversi questi personaggi e queste storie è uno stratagemma tanto semplice quanto geniale: l’installazione di un palco rotante. La piattaforma girevole permette di simulare il movimento di camera e di rappresentare in maniera simbolica avvenimenti contemporanei, ma anche cambi di scena: il ritmo dell’azione scenica fluisce dinamico, e talvolta anche frenetico, mantenendo l’attenzione sempre viva negli occhi dello spettatore.

Teatro fatto bene

Non vogliamo dirvi tutto nei dettagli: ma sappiate che resterete a bocca aperta e che continuerete a pensarci sopra anche una volta usciti dal teatro.

Abbiamo detto fin dall’inizio che Stranger Things: The First Shadow è Teatro fatto bene. Siamo consapevoli che non vuole sicuramente essere una forma di Teatro ricercata al pari dei Classici, tuttavia fa sempre bene vedere come lo spettacolo dal vivo possa lasciare in un modo unico qualcosa di buono e indelebile negli occhi, nella mente e nel cuore. L’impatto visivo, l’intrattenimento e le emozioni che questo show ci ha lasciato sono quelle che vorremmo ci lasciasse sempre l’industria dello show business, come anche il Cinema e le Serie Tv, perché anche il mainstream può essere fatto con anima, qualità, contenuti e profonda competenza artistica e tecnica.

Noi, da parte nostra, possiamo ora confessare di essere entrati a teatro molto scettici, ma allo stesso tempo predisposti a farci trasportare, meravigliare ed emozionare. Del Teatro, ci siamo fidati. E abbiamo fatto bene.

di Marta Pedoni e Matteo Desole

Marta Pedoni
Marta Pedoni

Marta Pedoni è una cantante, attrice e performer. Ha inoltre studiato doppiaggio cantato a Roma presso la Scuola Ermavilo fondata da Ernesto Brancucci.
In arte Minako, sceglie questo nome in onore di Sailor Venus. Classe 1990, la sua vita (nonchè la sua personalità) si divide tra arte e scienza, in equilibrio tra razionalità e sensibilità. Tutto ciò si traduce, per farla breve, in una Principessa Disney laureata in Tecniche di Laboratorio Biomedico.

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