Pillion – Amore senza freni, la recensione

Pillion, scritto e diretto da Harry Lighton ed interpretato da Harry Melling e Alexander Skarsgård, è forse il film che non sapevate di volere per questo San Valentino – in sala dal 12 febbraio.

Adattamento cinematografico del romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones, Pillion è una pellicola che sorprende per il suo equilibrio emotivo: non cerca la lacrima facile, ma nemmeno indulge nel pessimismo. Pur toccando temi delicati come la malattia e la perdita, non è su questi che si costruisce il cuore del racconto. Il film parla soprattutto di relazioni, di legami complessi e di ciò che può nascere da un incontro inatteso.

Pillion: i protagonisti

Il protagonista, Colin (Melling), è lontano dal classico personaggio “rotto”, da aggiustare. Ha un buon lavoro, una famiglia presente e affettuosa, un contesto che lo sostiene sinceramente. Non porta con sé traumi irrisolti né conflitti irrecuperabili. Eppure, sente che gli manca qualcosa: una sfida, un elemento di disordine che lo spinga fuori dalla sua zona di comfort. Non è infelicità, ma una sottile sensazione di incompiutezza.

Questo spazio vuoto prende forma nell’incontro con Ray (Skarsgård), una figura enigmatica e fuori dagli schemi: biker, apertamente gay, distante, quasi ruvido. Il loro è un rapporto sentimentale atipico, che fin da subito appare sbilanciato e difficile da interpretare. A un primo sguardo, Ray sembra esercitare un controllo sulla relazione, quasi come se stesse sfruttando Colin; ma il film lavora proprio su questa ambiguità, lasciando emergere progressivamente un ribaltamento di prospettiva, in cui è Colin a ricavare qualcosa di essenziale da questa esperienza.

Il punto di vista scelto è insolito e funziona: la crescita del protagonista non passa attraverso una trasformazione forzata. Colin non deve cambiare per andare avanti, ma solo attraversare ciò che gli mancava. Ed è proprio grazie a questa relazione che riesce a trovare un modo per continuare, restando fedele a sé stesso. Resta invece più opaca la figura di Ray, personaggio affascinante e irrisolto, che sembra portare con sé ferite mai del tutto elaborate.

Una storia diversa dal solito

Un elemento fondamentale alla riuscita del film è sicuramente la performance di entrambi gli attori protagonisti, che risultano estremamente credibili nei loro ruoli. Le interpretazioni sono sopra le righe e si muovono in registri diversi da quelli a cui il pubblico è solitamente abituato, ma è proprio questo che contribuisce a rendere i personaggi autentici e complessi.

Molto riuscita anche la rappresentazione del rapporto familiare. La famiglia di Colin è presente, amorevole, a tratti invadente ma sempre animata da un affetto sincero. Anche quando emergono paura e bisogno di protezione, soprattutto verso la fine, il film restituisce un’immagine di sostegno e fiducia costruita nel tempo.

Pillion è un film consigliato a chiunque cerchi una storia diversa dal solito, capace di parlare di amore, crescita e vulnerabilità senza semplificazioni. Un racconto intimo e non convenzionale, in cui anche gli eventi più dolorosi restano sullo sfondo di un percorso umano che, proprio grazie alle relazioni, riesce ad avere un esito positivo.

di Laura Pidalà

Redazione
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