N, il villain che non lo era

Fin dall’inizio N è stato uno dei personaggi che più mi ha intrigata nell’universo Pokémon. Mi ricordo ancora che la prima volta che giocai a Pokemon Bianco continuavo a ripetermi: “Ma quello che sta dicendo non è sbagliato! Ha ragione”.

Era l’antagonista di quell’edizione, ma non lo è mai stato davvero.

Introdotto, appunto, in Pokémon Nero e Pokémon Bianco, N viene inizialmente presentato come leader carismatico del Team Plasma e principale avversario da sconfiggere.
Eppure, con l’avanzare della trama, emerge una domanda molto più complessa: N è davvero un villain oppure è un eroe tragicamente manipolato?

Chi è N?

N, il cui nome completo è Natural Harmonia Gropius, è uno dei personaggi centrali della quinta generazione Pokémon, ambientata nella regione di Unima (Unova). Compare come figura misteriosa e si distingue immediatamente per la sua personalità atipica e per una caratteristica unica: la capacità di comprendere i sentimenti dei Pokémon.

Fin da subito si oppone alla visione tradizionale del mondo Pokémon. Mentre noi intraprendiamo il classico viaggio per diventare Campione e costruire legami con i nostri mostriciattoli, N sostiene che i Pokémon debbano essere liberati dagli esseri umani.

È qui che nasce il conflitto.

Perché N appare come villain?

1. È il leader del Team Plasma

Il Team Plasma è l’organizzazione antagonista di Pokémon Nero e Bianco. Il suo obiettivo dichiarato è la liberazione dei Pokémon dagli allenatori. N viene presentato come il “Re” del Team Plasma, figura simbolica e guida ideologica del movimento.

Quindi sostanzialmente è a capo di un’organizzazione estremista e ci viene detto dal gioco che si oppone a tutto quello che abbiamo sempre considerato “normale” e infatti vuole stravolgere l’ordine sociale con il quale siamo cresciuti.

Il cattivo è pronto e servito.

2. Si oppone al sistema

L’intero franchise Pokémon si basa sul concetto di amicizia tra allenatore e Pokémon. N mette in discussione questo fondamento sostenendo che i Pokémon soffrono quando combattono, le Poké Ball sono strumenti di prigionia e gli umani (come sempre) sfruttano le creature per i propri scopi

Questa posizione ideologica lo rende un personaggio destabilizzante. Per il giocatore, che ha vissuto ore di gameplay costruendo legami con i propri Pokémon, le parole di N rappresentano una critica diretta al sistema stesso del gioco, ma soprattutto al sistema che ci hanno insegnato a seguire senza fare domande.

Ma quindi N è davvero cattivo? 

Parte importantissima per capire chi sia davvero N è considerare la sua infanzia… Un po’ come dovremmo fare tutti e come dovrebbe fare chi è venuto prima della nostra invece che passare traumi di generazione in generazione.

N cresce isolato dal mondo esterno, adottato da Ghetsis, il vero leader del Team Plasma. Fin da piccolo viene circondato esclusivamente da Pokémon maltrattati, traumatizzati o abbandonati. Questa scelta non è casuale: Ghetsis vuole isolare N e plasmarne la mente.

In altre parole la visione del mondo di N è il risultato di una manipolazione psicologica e di esposizione selettiva alla sofferenza.

Al di là di questo va considerato che, concettualmente, nel portare avanti la sua ideologia distorta e spinta all’eccesso, offre degli spunti di riflessione sui nostri comportamenti come giocatori di Pokemon. 

Ragionamenti che facciamo legati al gioco, ma che non sono davvero solo circoscritti a quello, ma in generale al nostro intero modo di approcciare la vita.

Ghetsis: il vero villain della storia

Mentre il Team Plasma predica la liberazione dei Pokémon, Ghetsis ha un piano completamente diverso: vuole che gli altri allenatori rilascino i propri Pokémon per poter dominare il mondo senza opposizione.

La liberazione è solo una facciata.

N, invece, crede sinceramente nella causa. Non è mosso da desiderio di potere, ma da una convinzione etica.
Quando, infatti, quest’ultimo scopre la verità sulle intenzioni del padre adottivo, la sua reazione è significativa: non lo difende, non lo giustifica, ma ne prende le distanze.

Si è liberato così dalle sue vesti di antagonista, ma soprattutto dalla sua posizione di pedina. E come ha fatto? Ha considerato le sue azioni, ne ha trovato l’errore e l’ha corretto.

Ha sviluppato autocritica e pensiero indipendente.

La domanda quindi è: i Pokémon sono davvero felici?

N pone una domanda scomoda, molto scomoda, ma legittima:
I Pokémon combattono perché lo vogliono davvero?

Nel gameplay, i Pokémon sembrano felici. Ma narrativamente, il dubbio sollevato da N introduce una dimensione più matura e complessa nella serie.

È una domanda che influisce profondamente non solo su questo franchise, ma su di noi come giocatori… Su di noi come esseri umani.

Se state ridendo dicendo che sono esagerata, forse dovreste fermarvi un attimo e fare come N, riflettere sulle mie parole. Molto attentamente.

Il simbolismo di N nella quinta generazione

La quinta generazione segna una svolta narrativa per Pokémon. Per la prima volta, il gioco pone interrogativi morali espliciti.

N rappresenta il conflitto tra idealismo e realtà, ma anche i traumi che ci si porta dietro dall’infanzia.

Ancor più importante è che incarna la ricerca della verità, una delle poche cose che ci fa crescere e maturare.

Ho sempre avuto poco rispetto per gli antagonisti perché spesso sono monodimensionali, vogliono solo il potere, la ricchezza, ma non hanno niente da offrire.

La storia di N dimostra che il confine tra eroe e villain può essere sottile. In un mondo diviso tra bianco e nero, lui rappresenta la sfumatura di grigio. Ed è proprio questa complessità a renderlo indimenticabile.

Ci da una bella lezione, in tutti i sensi.

Impariamola.

di Monica Fumagalli

Monica Fumagalli
Monica Fumagalli
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