Villain Songs: quattro modi in cui se la cantano i Cattivi Disney

Urlare ai quattro venti il proprio piano malefico sotto forma di canzone? Probabilmente non la mossa più intelligente, ma di sicuro senza alcune “Villain Songs” molti Classici Disney non sarebbero stati la stessa cosa.

Le canzoni dei “Cattivi” sono spesso così epiche che riescono a rendere gli antagonisti non solo meno detestabili ma decisamente carismatici e affascinanti. Li consegnano direttamente alla memoria eterna, nonostante le loro azioni e intenzioni siano deprecabili e di certo non degne di celebrazione. Ma che ci volete fare, li disegnano così.

Tuttavia, non tutte le Villain Songs sono uguali. Esistono quattro stili diversi di canzoni che assolvono quattro differenti funzioni narrative e quindi rappresentano quattro modi di essere cattivi all’interno delle storie Disney. Vediamo insieme quali sono:

Villain Songs da cattivo vanitoso

È il tipo più diffuso di canzone da cattivo. Potrebbere essere definito l’equivalente “del lato oscuro” delle I want songs, dove di solito il/la protagonista esprime sé stesso/a attraverso i suoi sogni e desideri, dai quali dipenderà l’intera trama. Nelle canzoni da cattivo vanitoso, l’antagonista si presenta raccontandoci quanto sia bello, quanto sia bravo e quanto il suo piano malvagio sia il più perfetto e geniale mai visto sulla faccia del pianeta.

Alcuni esempi da manuale sono Sarò Re di Scar (Il Re Leone), ma anche Gaston da La Bella e La Bestia e Rattigan (Basil l’investigatopo).

Altri che cantano la loro vanità sono Maga Magò (La Spada nella Roccia) e i Gatti Siamesi da Lilli e il Vagabondo (anche se più in lingua originale che in italiano, “There are no finer cats than we am – We are Siamese with very dainty claws”).

Assimilabili a questa categoria ed entrambi appassionati di oggetti dorati e luccicanti sono Ratcliffe da Pocahontas e Tamatoa da Oceania.

In tempi più recenti, il vanesio per eccellenza è invece Re Magnifico (Wish) con la sua Il grazie dov’è?.

Villain Songs da finto mentore

In questo tipo di brano, il cattivo di turno fa in modo di guadagnarsi la fiducia dell’eroe fingendosi un benefattore, un mentore che vuole solo il suo bene. Ovviamente, l’intento è quello di raggirarlo e di usarlo come pedina a proprio piacimento per poter mettere in atto le architettate malefatte.

Le villain songs da finto mentore elencano una serie di argomentazioni tra le più disparate (e disperate) che a noi spettatori suonano palesemente poco credibili ma, chissà come, riescono ad avere presa nel protagonista, che puntualmente ci fa la figura della persona poco sveglia (nonostante spesso e volentieri ci siano personaggi secondari e spalle comiche che tentano di avvisare del pericolo e che non vengono ascoltati).

I finti mentori per antonomasia, diventati il simbolo nell’immaginario collettivo di chiunque voglia sfruttare ingenui malcapitati di buone speranze, sono sicuramente il Gatto e la Volpe di Pinocchio.

Tuttavia, è impossibile non pensare a Ursula (La Sirenetta), Facilier (La Principessa e il Ranocchio) e Madre Gothel (Rapunzel), maestri dell’arte dell’intortare, che rappresentano questa categoria in maniera iconica.

Anche la ninna nanna di Kaa de Il Libro della Giungla potrebbe essere considerata parte di questa branca. Le parole rassicuranti volte a tranquillizzare e a far addormentare Mowgli sono ascrivibili all’obiettivo di guadagnarsi la sua fiducia… Per poterlo poi stritolare.

Un caso estremamente particolare di Villain Song da finto mentore è invece quello che riguarda Hans di Frozen: è l’unico cattivo nella storia Disney ad avere un duetto d’amore (sebbene, ovviamente, falso come una moneta da tre euro) con una delle protagoniste, Anna.

Villain Songs “con parallelismo”

Le Villain Songs con “parallelismo” hanno l’obiettivo di mettere a confronto in modo speculare il cattivo e l’eroe. Per farlo utilizzano un espediente puramente musicale, ma molto interessante. Infatti, la stessa canzone con la stessa linea melodica viene interpretata in modi diversi dalle due “fazioni” per enfatizzarne le differenze.

Come esempi principali vi riporto due versioni dello stesso stratagemma, uno più comico e uno caratterizzato da una drammaticità e una maturità di tematiche rara da trovare nella filmografia Disney.

Il primo, più leggero, è Canta usignol, interpretato in maniera disastrosa dalle sorellastre di Cenerentola e che nel montaggio va poi a confluire gradualmente nella soave voce della principessa costretta ai lavori forzati dalla matrigna. Le voci sgraziate di Genoveffa e Anastasia, confrontate con quella melodiosa di Cenerentola, rappresentano immediatamente la bruttezza esteriore e interiore che stride con la purezza della fanciulla.

Il secondo è Luci del Paradiso/Fiamme dell’Inferno, interpretate da Quasimodo e Frollo ne Il Gobbo di Notre Dame dove bene e male sono raccontati attraverso la delineazione dei contorni della figura di Esmeralda. La gitana viene descritta in un caso come una figura angelica capace di risvegliare la speranza e l’amore nel campanaro, mentre nell’altro viene rappresentata come una tentazione demoniaca, oggetto della malsana ossessione del giudice (che nel romanzo di Victor Hugo, ricordiamolo, era un sacerdote).

Un confronto meno diretto ma che fa uso della stessa trovata musicale è quello tra il Genio e Jafar in Aladdin. Negli attimi conclusivi della battaglia decisiva, poco prima della sua sconfitta, il malvagio Gran Visir è convinto di avere la vittoria in pugno e si serve della melodia di Principe Alì, intonandone una reprise.

Facendo invece una capatina in casa Pixar, troviamo Coco con la sua Ricordami, che in questo caso è una canzone diegetica che fa proprio parte della trama, in quanto brano rubato dal cantante Ernesto De La Cruz al suo ex collaboratore (che assassina pure) Hector Rivera. Le due versioni che ascoltiamo sono quella tutta pomposa e senz’anima di Ernesto e quella invece più intima, dedicata alla figlia Coco, cantata da Hector.

Villain Songs “indirette”

Non sono propriamente canzoni “da cattivi”, ma le ho comunque volute includere in questa disamina. Sono quei brani che non sono interpretati dagli antagonisti ma parlano di essi. Solitamente vengono cantati dai “buoni” e descrivono il loro punto di vista sul villain in modo satirico o comunque volto ad alimentarne l’aura oscura.

I due casi principali sono Crudelia De Mon, tratto da La Carica dei 101 e Giovanni il Re Fasullo d’Inghilterra, cantata da Little John e dall’intera combriccola della foresta di Sherwood in Robin Hood. Il caso vuole poi che il motivetto arrivi anche alle orecchie del diretto interessato, il Principe Giovanni, intonato da un altro cattivo, lo Sceriffo di Nottingham.

Curioso inoltre notare come la stessa funzione narrativa la assume la canzone Non si nomina Bruno in Encanto, sebbene il povero Bruno non sia un cattivo, ma viene dipinto dai parenti della famiglia Madrigal come se lo fosse.

di Marta Minako Pedoni

Marta Pedoni
Marta Pedoni

Marta Pedoni è una cantante, attrice e performer. Ha inoltre studiato doppiaggio cantato a Roma presso la Scuola Ermavilo fondata da Ernesto Brancucci.
In arte Minako, sceglie questo nome in onore di Sailor Venus. Classe 1990, la sua vita (nonchè la sua personalità) si divide tra arte e scienza, in equilibrio tra razionalità e sensibilità. Tutto ciò si traduce, per farla breve, in una Principessa Disney laureata in Tecniche di Laboratorio Biomedico.

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