Le vite possibili: la libertà nei videogiochi

Quando sentiamo la parola libertà pensiamo all’esperienza nella vita reale: viaggiare, scegliere, cambiare strada, decidere chi essere. È un’immagine luminosa, quasi romantica. Orizzonti aperti, possibilità infinite, nessun limite. Eppure esiste un luogo in cui questa sensazione diventa ancora più concreta: i videogiochi. Nei videogiochi la libertà non è semplicemente fare ciò che vogliamo; è qualcosa di più. È la possibilità di vivere una vita che non è la nostra. Le vite possibili sono innumerevoli, un po’ come le alternative e le missioni secondarie. Nei videogiochi possiamo decidere di abbandonare temporaneamente il peso delle scelte reali e abitare un’altra identità. Ed è proprio questo che rende la libertà videoludica così potente.

La libertà nelle storie interattive

Nelle altre storie, negli altri media, la libertà è sempre parziale. Nei film osserviamo, nei libri immaginiamo; ma è nei videogiochi che agiamo. Non assistiamo alla storia: la viviamo.

Ed è qui che nasce la sensazione di libertà. Non si tratta solo di controllare un personaggio, ma di sentire che ogni passo, ogni decisione e ogni errore appartengono a noi. Anche se la trama è già scritta, la percezione è diversa: siamo dentro il racconto e non davanti.

La libertà videoludica nasce proprio da questa illusione di partecipazione.

Libertà, vite possibili e identità temporanee

La vita reale ha confini precisi. Abbiamo un passato, una personalità, delle responsabilità; nei videogiochi questi confini si dissolvono. Possiamo diventare ad esempio un eroe solitario, un fuorilegge, un esploratore o una persona più coraggiosa di quanto ci sentiamo nella realtà. Questo non significa fuggire dalla realtà. È una sorta di sospensione della nostra identità, per qualche ora possiamo esistere senza il peso della nostra storia personale, dimenticarci dei nostri problemi per un po’ e staccare da una giornata particolarmente pesante. Una sensazione sorprendentemente liberatoria e rigenerante. È quasi come tornare a casa (spesso senza esserne usciti) ricaricati, nuovi e a volte più consapevoli.

Il paradosso delle scelte senza conseguenze

Uno degli aspetti più affascinanti della libertà nei videogiochi è che le decisioni sembrano importanti, ma non lo sono davvero. Possiamo sbagliare, possiamo ricominciare, possiamo provare versioni diverse di noi stessi. Questo crea uno spazio sicuro in cui esplorare possibilità che nella vita reale non esisterebbero mai. Possiamo essere più altruisti, più egoisti, più audaci, più spietati. Non perché vogliamo esserlo davvero, ma perché possiamo permetterci di scoprire cosa significhi senza pagarne realmente le conseguenze. La libertà diventa quindi sperimentazione.

Mondi aperti e mondi interiori

Spesso la libertà è associata ai mondi enormi, alle mappe gigantesche, agli orizzonti senza fine; ma la libertà nei videogiochi non dipende solo dallo spazio. Può nascere anche in un percorso breve e tracciato, perché non è la dimensione del mondo a renderci liberi, ma il coinvolgimento emotivo.

Quando dimentichiamo il controller e iniziamo a sentirci dentro la storia ed è qui che anche un sentiero lineare può sembrare infinito.

Cinque videogiochi che sanno di libertà

  • The Elder Scrolls V: Skyrim. A mio parere il simbolo della libertà videoludica: ignorare la trama principale e perdersi nel mondo diventa quasi la parte più bella.
  • The Witcher 3: Wild Hunt. Un ottimo gioco dove poter sperimentare il peso delle scelte morali, non sono mai semplici. La libertà qui è responsabilità e conseguenza.
  • Red Dead Redemption 2. La libertà nel West e la malinconia del tempo che passa convivono nello stesso momento.
  • The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Un mondo che invita all’esplorazione pura: nessun percorso obbligato, solo curiosità e voglio conoscere ogni angolo di mondo.
  • Mass Effect. Qui c’è la libertà di costruire la propria versione di un eroe e decidere il destino di un’intera galassia.

di Lorenzo Baldoni

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