Lo schermo buio e poi uno squarcio bianco al centro dell’immagine: siamo all’interno di un teatro. Davanti a noi, sul palco, si librano figure rosse, bianche e nere. Ma lo spazio teatrale non si limita alla sua struttura fisica, fatta di palcoscenici, prosceni, sottopalchi o graticce. Il teatro è fatto di dinamiche che si intrecciano davanti al pubblico, ma si sviluppano dietro le quinte. Nel cortometraggio Fall of the Ibis King, infatti, seguiamo tre livelli di lettura.
Il primo, quello dello spettacolo teatrale, in cui la figura bianca del re Ibis si scontra con il suo nero antagonista, il vero protagonista del film, per la conquista della figura femminile, l’ibis scarlatto.
Il secondo livello è quello che si svolge dietro le quinte, il triangolo amoroso fra i tre attori.
Infine, il terzo livello, quello psicologico dell’uomo in nero, protagonista negativo, sfidante del re bianco.
Fall of the Ibis King: una regia destabilizzante
L’opera prima dei registi Mikai Geronimo e Josh O’Caoimh si ispira a Otello e a Il cigno nero per portarci, con un ritmo serrato, in una spirale drammatica nella mente dell’uomo nero.
L’amore per la donna e l’invidia verso il rivale si trasformano in una ossessione allucinatoria accentuata dal montaggio non lineare, che si sposta avanti e indietro nella narrazione, spezzando la cronologia tradizionale e trasformandola nelle immagini confuse di una mente annebbiata, che non distingue più la realtà dalla propria mania.
Gestire un montaggio così visionario in animazione è estremamente complesso, perché non si può giocare con le riprese in fase di editing, come nel cinema live action. A causa dei tempi e della complessità della tecnica, va pianificato con precisione in pre-produzione, durante la fase di animatic.
Ad accompagnare il montaggio, poi, troviamo una regia altrettanto destabilizzante che simula una camera a mano nervosa, sempre in lieve movimento. Si alternano campi lunghi sul palcoscenico (il piano della rappresentazione) con primi piani e dettagli nel dietro le quinte (il piano della realtà) il cui angolo olandese amplifica la drammaticità dello scambio di sguardi tra i personaggi.
Questi accorgimenti tecnici sono solo alcuni dei motivi per cui alla sua uscita, nel 2021, il corto fu subito selezionato per la sua anteprima mondiale alla Biennale di Venezia. Alla regia si aggiungono, infatti, un incredibile sound design e, soprattutto, un uso del colore potentissimo.
L’impatto visivo
Gli sfondi sono dipinti con pastelli a olio. Come accennato prima, la forzatura delle atmosfere si percepisce già all’inizio del film: dal nero completo, il sipario si apre su un palcoscenico di un bianco abbagliante.
Il palco viene sfruttato verticalmente dagli attori che veleggiano nell’aria spostandosi attraverso delle corde appese alla graticcia. Nonostante la maggior parte dell’azione del film si svolga nel dietro le quinte, sui personaggi rimane sempre un’illuminazione dal basso, come quella della ribalta, che crea sui loro volti un’ombra di angoscia costante.
Nel dietro le quinte si passa a corridoi bui, cupi come la vicenda che si sta raccontando, caratterizzati da toni di nero, blu e verde. E quando le quinte si spostano e le porte si aprono, si passa a spazi dai colori accesi.

La simbologia dei colori di Fall of the Ibis King
Ogni ambiente contraddistingue il personaggio che lo abita: il camerino dell’uomo nero, ad esempio, è bagnato di un’intensa dominante gialla. Ma per quanto brillante, non è un giallo felice. È il giallo della gelosia che ha mangiato tutto, l’amore per la donna in rosso e l’amore per il teatro.
Il verde, il colore che mette insieme la gelosia del giallo e la tristezza del blu, è il colore della cucina, il luogo in cui l’ibis nero, travolto dalla sua follia, prende la tragica decisione di far uccidere l’oggetto del suo desiderio, la donna in rosso.
Il costume di lei, l’ibis rosso, rimanda all’amore malato ed egoista dei due uomini: il re bianco perso nelle sue dipendenze che si ripercuotono sulla compagna ogni sera, e l’uomo nero, miserabile nel suo non accettare il rifiuto e la sconfitta sul rivale, come attore e come uomo.
Il rosso è anche presagio di sangue. Si staglia purissimo nel bianco del palcoscenico, dove ogni sera la donna viene accoltellata durante la performance, mentre diventa soffocante nel camerino in cui litiga con i suoi pretendenti.
I due ibis, inversamente speculari
D’altronde i due non sono puramente bianco e nero, non sono il bene e il male. Come l’ibis africano, l’attore in bianco ha il viso e le mani nere, viceversa l’attore in nero ha il viso e le mani bianche. I due sono inversamente speculari perché entrambi imperfetti, entrambi incapaci di amare, entrambi incapaci di prevenire la sorte della loro amata.
E man mano che ci avviciniamo alla tragedia che sta per avvenire sul palco, davanti agli occhi di tutti, il rosso si insinua in tutte le scene, mescolandosi ai suoi complementari in un crescendo di angoscia. Fino al momento prima del dramma, che i registi hanno reso, secondo me, con un simbolismo perfetto.
Una sfida che si conclude in tragedia
Il re Ibis si libra confuso, circondato dai ibis neri tra cui non distingue il suo rivale, che si perde insieme agli altri nella sua mediocrità.
All’improvviso però si palesa di fronte a lui il volto chiaro diventato di un verde malvagio, e tira fuori dalla bocca la piuma rossa della donna ibis, sporcandola di inchiostro nero.
L’uomo nero con questo gesto sembra sfidare il suo avversario e annunciare le sue intenzioni. Se lui non la può avere, tutto diventerà nero: il destino di lei, il cuore di lui e il futuro del re Ibis.
Così si compie la tragedia: l’uomo nero sostituisce il coltello di scena con un coltello vero e lo dona all’uomo bianco che come ogni sera accoltella la sua donna in rosso sul palco.
La donna si accascia senza vita, il tempo si ferma e da quel momento per nessuno c’è redenzione: l’ibis nero, che pur ha vinto, avendo tolto al rivale tutto quello che aveva, la donna e la carriera, allo stesso tempo ha perso tutto e non può fare altro che uccidersi a sua volta.
E l’attore protagonista, il re bianco destituito dal suo trono, inerte e senza volontà, incapace ormai di volare, si lascia cadere dall’alto nel silenzio di un teatro sgomento.
di Giulia Tolino




