Quando penso alla parola “sfida”, immagino qualcosa che ci mette alla prova e ci spinge a migliorare. Non sempre significa superare gli altri: spesso la prova più importante è quella con noi stessi.
È proprio questa idea di crescita continua che ha reso i roguelike, ormai da diversi anni, il mio genere videoludico preferito.
Ma cosa sono esattamente i roguelike?
Con questo termine si indica una categoria di videogiochi caratterizzata da partite sempre diverse tra loro, livelli generati proceduralmente e una meccanica fondamentale: quando si viene sconfitti, si deve ricominciare il percorso. Molti titoli moderni introducono anche sistemi di progressione permanente che permettono di conservare parte dei miglioramenti ottenuti, rendendo ogni tentativo utile anche in caso di fallimento.
A prima vista potrebbe sembrare una formula frustrante ed un pochino forse all’inizio lo è. Perché ricominciare continuamente dovrebbe essere divertente? Eppure è proprio questo il cuore del genere. Qui l’errore non viene visto come una punizione, ma uno strumento di apprendimento. Ogni sconfitta insegna qualcosa: un pattern da riconoscere, una strategia da migliorare, una scelta diversa da fare nel tentativo successivo.

Una palestra per la mente
Uno degli aspetti più interessanti di questa tipologia è il modo in cui riescono a coinvolgere diverse capacità contemporaneamente. Durante una partita è necessario osservare ciò che accade sullo schermo, selezionare rapidamente le informazioni più importanti e reagire alle situazioni che si presentano.
L’attenzione gioca un ruolo fondamentale: bisogna riconoscere quali nemici rappresentano una minaccia maggiore, prevedere la traiettoria degli attacchi e individuare il momento migliore per intervenire. Allo stesso tempo, molti titoli richiedono decisioni rapide, come scegliere un potenziamento, valutare un rischio o modificare il proprio approccio durante una battaglia.
Anche la varietà tipica del genere contribuisce a rendere ogni partita diversa. Le combinazioni di armi, abilità e potenziamenti spingono spesso a sperimentare strategie nuove, evitando di affidarsi sempre alla stessa soluzione. Questa necessità di trovare approcci differenti può stimolare flessibilità mentale e capacità di adattamento.
Nel mio caso, i roguelike sono stati soprattutto un modo divertente per esercitare queste abilità senza la pressione di dover essere perfetta fin dal primo tentativo. Migliorare la coordinazione, la reattività e la capacità di leggere rapidamente una situazione non è semplice: richiede tempo e pratica. Qui ho trovato uno spazio in cui allenarmi gradualmente, trasformando ogni progresso in una piccola soddisfazione.
Naturalmente i videogiochi non sostituiscono attività educative o percorsi di apprendimento specifici, ma possono rappresentare uno strumento interessante per esercitare alcune capacità cognitive. Diversi studi hanno evidenziato come alcuni videogiochi possano favorire lo sviluppo dell’attenzione visiva, della rapidità decisionale e della coordinazione occhio-mano, soprattutto quando richiedono un coinvolgimento attivo e una risposta costante agli stimoli.
Hades e Hades II: la forza di una sfida continua
Tra tutti i roguelike che ho giocato, la serie Hades di Supergiant Games occupa sicuramente un posto speciale. Sia Hades che Hades II sono tra i miei videogiochi preferiti, non solo per la qualità del gameplay, ma anche per il modo in cui riescono a integrare perfettamente la struttura del genere all’interno della loro storia.
Nel primo capitolo vestiamo i panni di Zagreus, figlio di Ade, determinato a fuggire dagli Inferi per scoprire la verità sulle proprie origini. Ogni tentativo di fuga porta il giocatore ad affrontare nuove sfide, ma anche a tornare alla Casa di Ade, dove è possibile incontrare gli altri personaggi, scoprire nuovi dialoghi e approfondire la narrazione.
Nel secondo viene ripresa questa formula attraverso Melinoe, sorella di Zagreus, impegnata nella lotta contro Crono, il Titano del Tempo. Anche in questo caso il viaggio non è soltanto una successione di battaglie, ma un percorso alla scoperta del mondo, dei personaggi e delle proprie capacità. La presenza di una nuova protagonista permette inoltre di esplorare aspetti diversi della mitologia greca, ampliando un universo già ricco e dando nuova interpretazione a figure che appartengono alla tradizione classica.
Un aspetto che rende questi giochi ancora più speciali per me è proprio il loro legame con la mitologia greca, una delle mie più grandi passioni. Da sempre sono affascinata dai miti, dalle storie degli dei, degli eroi e delle creature leggendarie che hanno attraversato i secoli. Ritrovare tutto questo all’interno di un videogioco è stata un’esperienza particolarmente coinvolgente: Hades riesce a prendere un patrimonio narrativo antico e a reinterpretarlo in modo moderno e intelligente, con uno stile artistico incredibile.

Hades rappresenta forse uno degli esempi migliori di come un roguelike possa trasformare una meccanica apparentemente ripetitiva in qualcosa di sempre stimolante: ogni tentativo aggiunge un pezzo alla storia, permette al giocatore di migliorare le proprie capacità e rende ogni traguardo ancora più soddisfacente.
Il valore di ricominciare
Nella vita siamo spesso portati a vedere l’errore come qualcosa di negativo, come una dimostrazione di ciò che non sappiamo fare. Questi giochi, invece, ribaltano completamente questa prospettiva: una sconfitta non cancella il percorso fatto, perché ogni tentativo lascia qualcosa. Una nuova conoscenza, una maggiore consapevolezza, una strategia diversa o semplicemente una migliore comprensione.
È forse questo il loro insegnamento più grande: il progresso non è sempre evidente mentre lo stiamo vivendo. A volte ci sembra di essere fermi, di ripetere gli stessi errori, finché improvvisamente ci rendiamo conto di riuscire a superare ostacoli che prima sembravano impossibili.
Ed è proprio questa sensazione che rende ogni vittoria nei roguelike così soddisfacente. Non è soltanto il risultato finale a dare valore al traguardo, ma tutto il percorso fatto per arrivarci.
di Federica Curcio




