Un certo tenore di vita – La grande sfida musicale

Sono un cantante lirico, ma prima di tutto sono un musicista. Prima di inerpicarmi sulla tortuosa montagna sacra del canto operistico, prima quindi che una tendinite fulminante mi impedisse di proseguire la mia carriera da pianista, prima ancora di iniziare a studiare anche composizione musicale come alibi per non iscrivermi all’università, e prima di addentrarmi nella caverna oscura del solfeggio, arrivò la rivelazione: martoriando le orecchie dei miei genitori in macchina con le nuovissime canzoni de Il Re Leone imparate a memoria e ripetute a squarciagola in un loop infinito, ho capito che la musica avrebbe giocato un ruolo importante nella mia vita.

Questa è la storia di quando la musica mi ha portato alla vittoria.

La struttura della musica

La musica è una via di comunicazione, una lingua, e come tale ha le sue regole e la sua grammatica. L’uomo ha scoperto molto tempo fa che certi suoni stavano bene con altri, a volte se suonati insieme, altre volte se suonati in un ordine ben preciso. Così nascevano, in tempi lontanissimi, la melodia e l’armonia, che insieme al ritmo formano le basi del linguaggio musicale.

I popoli e i loro bisogni di esplorare le forme d’arte hanno fatto sì che la musica vivesse secoli di raffinatezza ed evoluzione, fino ad arrivare alle meraviglie del k-pop moderno. Tutto questo però a partire dal suono, da una singola nota che racchiudesse in sé tutte le altre, un blocco di marmo di base in cui lo scultore già vede il David che lo porterà alla consacrazione artistica eterna.

È infatti questo il segreto dell’armonia, delle note che in accordo stanno bene tra loro: ogni suono racchiude in sé un numero a volte impressionante di altri suoni più alti, chiamati armoniche, che danno vita appunto all’armonia e ai cosiddetti accordi musicali. In sostanza: se due suoni suonano bene se suonati insieme, o uno vicino all’altro, spesso è perché fanno parte di un suono unico più grave e più importante.

Se tutto questo vi confonde, è anche meglio così: potrete apprezzare a pieno il mistero e la magia di quanto sto per raccontarvi.

L’Inghilterra

Luogo intriso di leggende e misticismo, è dove mi trovo in questi giorni. Il lavoro mi porta spesso a esplorare scenari affascinanti e intriganti, dagli hamburger di Manhattan ai diavoli della Tasmania, dai delfini del Mar Rosso ai mostri pesci dell’acqua di Okayama, dai tramonti notturni della Lapponia alle camicie decorate in Indonesia.

Eppure è in Inghilterra, tra sovrani, maghi e cavalieri, ponti e ruote panoramiche, pesci fritti e scrittrici transfobiche, che si possono vivere le più mirabolanti avventure di questi tempi.

Ero quindi in Inghilterra, nell’antica colonia romana di Londinium, che passeggiavo dopo la sessione quotidiana di minuetto, conga e scherma. Affaticato dalla spossante attività, ho pensato bene di percorrere una decina di miglia a piedi, per rinfrancare lo spirito e ritemprare le carni. Insieme a me, l’inseparabile compagna di viaggio e di vita Minako, senza la quale un’avventura non sarebbe degna di essere chiamata tale.

Sotto lo sguardo di grandi beniamini e illustri ammiragli, siamo giunti al fine orientale, nei pressi del giardino di Covent. È stato allora che ci siamo trovati, colmi di stupore e meraviglia, davanti a…

La Caverna della Magia

L’apertura oscura di un antro, costruito con mattoni rossi anneriti dal tempo e dalla fuliggine, ci invitava a inoltrarci al suo interno. Ad accoglierci due adepti vestiti di scuro, che con tavole mistiche verificavano la nostra idoneità all’ingresso nella caverna. «You don’t have a booking? No worries, there’s plenty of space right now!» dicevano, nel loro criptico idioma.

Ci addentravamo quindi, dandoci conforto tenendoci per mano, nel tenebroso antro della caverna. Guardandoci intorno capivamo solo allora l’entità del luogo in cui il destino ci aveva condotti: pile e pile di incantesimi, stregoneriecreature magiche ci circondavano in ogni direzione. Se da un lato un famiglio ci guardava storto, dall’altro artefatti robotici testavano pericolosissimi armamenti tecnologici, da un altro ancora combattenti umanoidi mascherati si allenavano tra una piroetta e una fetta di pizza.

Un adepto ci nota e ci chiama a sé. Davanti a lui un tavolo magico su cui posavano dei pulsanti colorati. È il culmine della nostra avventura, l’invito a cimentarci ne…

La Grande Sfida

Quattro pulsanti per ognuno, io e Minako fianco a fianco per incoraggiarci a vicenda, pronti a cimentarci nell’impresa. Uno alla volta, i pulsanti si sarebbero illuminati, e noi avremmo dovuti premerli nella stessa sequenza in cui essi si illuminavano, prima uno, poi due, poi tre, e via dicendo, fino a quando la nostra memoria e la nostra abilità ci avrebbero concesso di resistere. In palio ad attenderci un tesoro di inestimabile valore.

La difficoltà della sfida rasentava l’impossibile. Mentre assistevo alla disfatta onorevole ma prematura della povera Minako, ecco che arrivava in mio soccorso il deus ex machina perfetto per ogni sfida impossibile: la musica.

Il cuore e l’ingegno mi suggerivano quindi di usare la musica, e quanto sapevo di armonia e melodia, per riuscire a ricordare in ordine la sequenza di pulsanti e colori che si dispiegava sotto ai miei occhi: quattro suoni diversi, ma di un’unica armonia, per quattro pulsanti diversi. Ogni pulsante era quindi una nota, e ogni quattro note un piccolo frammento di melodia.

Si formava allora davanti ai miei occhi e nelle mie orecchie una musica che rasentava la perfezione, grazie alla quale potevo ricordarmi ogni passaggio e alternanza dei pulsanti da premere, un linguaggio eterno che parlava dritto alla mia anima da guerriero e che mi portava alla vittoria.

Il Magic: The Gathering pop-up store di Londra

In sostanza, fortuna vuole che il giochino a premi prevedesse la vittoria di un box bundle di carte di Magic: The Gathering una volta arrivati a completare una sequenza di venti pulsanti premuti nell’ordine corretto, e io mi fossi fermato al ventunesimo. Tutto questo accadeva il primo dei quattro soli giorni di apertura del pop-up store dedicato al famigerato gioco di carte collezionabili in questione a Londra, dove mi trovo in questo periodo per lavoro, quando ancora avevano materiale da mettere in premio per le attività interattive. Due giorni dopo avevano già finito tutto!

Andati lì per curiosare, ne siamo usciti con in mano un apprezzatissimo malloppo, ma contenti di aver preso parte ad un piccolo grande evento davvero ben fatto e organizzato.

E se non siamo tornati a casa a mani vuote, è stato solo merito della musica!

Viva la musica! Sempre!

(E viva Magic! Che ci fa poveri e felici come poche cose al mondo!)

di Matteo Desole

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