Alessia Armari, la copertinista di gennaio

Alessia Armari è l’artista che ha realizzato per noi la copertina del numero di gennaio, a tema infanzia. L’abbiamo intervistata per conoscerla meglio e per curiosare tra le sue ispirazioni, le sue tecniche e il suo stile. Ma soprattutto, per avere un suo personale punto di vista sul tema di questo mese. Ecco che cosa ci ha raccontato:

Buongiorno Alessia, innanzitutto grazie per aver collaborato con noi alla copertina di questo mese. Raccontaci qualcosa di te e di quello che fai.

Grazie a voi per l’opportunità. Sono una ragazza di 34 anni originaria della provincia di Mantova che opera nell’ambito dell’illustrazione e della grafica d’arte. Mi sono laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in grafica d’arte e attualmente sto portando avanti la mia ricerca artistica individualmente. Lavoro come insegnante di grafica alle scuole superiori ma purtroppo ancora non sono di ruolo.

Alessia Armari

Ho vissuto a Bologna per sei anni e sono da poco tornata nel mio paese natio; gli anni a Bologna sono stati molto importanti per la mia formazione artistica e personale. Mi piace disegnare e creare sin da quando ero molto piccola e sono felice di essere riuscita a portare avanti la cosa. Quando mi è possibile, partecipo a mercatini riguardanti la stampa e l’illustrazione con altre tre amiche, insieme alle quali abbiamo da poco formato un collettivo chiamato A-press. Sto inoltre approfondendo in autonomia la fotografia e vorrei dedicarmi anche alla stampa su tessuto e alla serigrafia per creare articoli personalizzati.

Una cosa che abbiamo notato subito è che all’interno dei tuoi lavori coesistono varie tecniche, anche molto differenti, ma con una profonda armonia di fondo. In cosa consiste solitamente il tuo processo creativo?

Le tecniche che utilizzo sono differenti e le scelgo in base al tema che desidero trattare, oltre che al mio stato emotivo, perché, diciamo, certe volte mi sento come una bambina che entra in una sala giochi e dice: “oggi creo con questo anziché con quest’altro”.

Principalmente faccio uso di tecniche analogiche soprattutto nell’ambito della grafica tradizionale e sperimentale (acquaforte, ceramolle e, soprattutto, puntasecca, collografia e monotipo), pastelli, chine e talvolta acquerelli. Negli ultimi tempi mi sono avvicinata anche al digitale, integrandolo nel mio lavoro. Un’altra tecnica che ho usato più volte con soddisfazione è il collage, sia realizzato nel modo tradizionale e sia in digitale.

Sempre a proposito dell’estetica dei miei lavori cerco di scegliere con cura i toni che utilizzo, anche se ho sempre avuto una certa predilezione per il bianco e nero; mi piace molto anche badare alla carta da usare come supporto e alle texture quando lavoro in digitale.

Sempre osservando le tue produzioni è facile riscontrare un’atmosfera molto specifica. Questo filo rosso riguarda anche le tematiche trattate? Hai particolari argomenti che preferisci affrontare?

opera alessia armari

Riguardo alle tematiche trattate nei miei lavori posso dire che spesso emerge la mia natura riflessiva e il mio “stare ad osservare le cose”: l’interrogarsi.

Tra gli argomenti a me più cari c’è il rapporto con la natura (animali e piante) che viene ritratta molte volte in chiave fantastica e rivisitata come se fosse vista attraverso gli occhi pieni di stupore di un bambino. Affronto spesso questo argomento perché ritengo che l’uomo debba ritrovare la semplicità nelle cose, ricordarsi che fa parte di questo universo e che deve rispettarlo.

Oltre a questo spesso traggo ispirazione dalle mie esperienze personali: il mio vissuto intimo, il valore della memoria e dei ricordi, le emozioni. Mi piace osservare l’animo umano nel suo profondo perché sto capendo sempre di più che le persone sono esseri complessi spesso attraversati da crisi interiori che magari riescono a celare bene.

I propri ricordi, la memoria e le esperienze passate sono importanti perché sono ciò che definisce come siamo oggi e per questo cerco, negli ultimi tempi, di dar spazio a questi aspetti nei miei lavori, osservando sempre più l’infanzia con occhio critico ma, allo stesso tempo, anche nostalgico.

Hai realizzato una splendida copertina per il mese di gennaio, dedicata all’infanzia, cosa rappresenta per te il tema di questo mese e come lo hai declinato all’interno di quest’opera?

La copertina è un collage e l’ho creata immergendomi non solo mentalmente nel tema ma anche fisicamente: sono andata a recuperare dal mio album dei ricordi una vecchia foto del mio terzo compleanno e i disegni di quando ero piccola, poi ho assemblato il tutto digitalmente. Solo il T. Rex è stato ridisegnato.

Ho deciso di rappresentare l’infanzia in questa copertina in modo piuttosto personale ma usando immagini che fanno parte della memoria collettiva di tanti di noi. Ovvero soffiare sulle candeline della propria torta di compleanno e i dinosauri. Sono cresciuta negli anni ‘90, coincidenti con l’uscita di Jurassic Park, in quella decade quale bambino non aveva avuto la mania per il T. Rex? Quale bambino non l’ha disegnato o mimato mentre cammina almeno una volta?

opera alessia armari bimba dinosauri

Ci piaceva come gioco ma allo stesso tempo poteva farci paura perché, alla fine, in tutte le infanzie c’è qualche mostro che ci fa paura, non è l’idillio incantato che si pensa che sia. Quel mostro siamo riusciti a combatterlo? Esiste ancora o si è tramutato in altro? Che desiderio stava esprimendo la bambina mentre soffiava le candeline? Perché quelle fiamme sono diventate alte? Si sarà bruciato qualcosa?

Lascio tutto a lettura aperta perché mi piace che ognuno trovi nei miei lavori ciò che si immagina e sente.

Il tema del mese secondo la copertinista del mese

L’infanzia rappresenta un po’ la nostra culla e secondo me è determinante nel definire come saremo, nel bene e nel male. Con questa affermazione non voglio di certo dire che gli esseri umani siano già determinati dal principio: siamo in costante divenire, in base alle esperienze che facciamo e alle persone che incrociamo. Voglio però dire che l’impronta che l’infanzia lascia dentro di noi è estremamente influente ed è anche una di quelle più difficili da rimuovere: se le persone fossero fatte di argilla plasmabile il primo atto di composizione della forma corrisponderebbe proprio alla fase dell’infanzia.

L’infanzia la guardo con una certa nostalgia ma anche con fare interrogativo, perché reputo che, come già accennato, difficilmente sia rappresentabile come quel periodo idilliaco che tutti si immaginano, perché contiene in sé molti lati d’ombra, spesso nascosti… L’infanzia felice non è altro che l’utopia collettiva dell’infanzia in sé, ma è anche ingenuità, fantasia, spontaneità, quella forza che spinge un bimbo ad osservare il futuro e a immaginarlo sempre bellissimo e perfetto.

Potete seguire Alessia Armari sul suo profilo Instagram.

Intervista a cura di Matteo “Bonco” Boncompagni

Redazione
Redazione
Articoli: 238