Un certo tenore di vita – Alla salute!

“Libiamo ne’ lieti calici
che la bellezza infiora;
e la fuggevol ora
s’inebrii a voluttà.”
Alfredo, La Traviata.

Recentissimi e innovativi studi scientifici parrebbero dimostrare accuratamente che l’alcol fa male. Nonostante le ben consolidate e diffuse credenze popolari, sembra proprio che anche la più misera quantità di alcol assunto non arrechi il benché minimo beneficio al nostro organismo, tutt’altro.

Vi scrivo sempre dal caleidoscopico mondo del teatro lirico, con tutto l’universo che gli gira attorno. Ebbene, restando in ambito alcolico, le nostre care amate opere liriche sono palesemente figlie del loro tempo: innumerevoli sono i momenti memorabili in cui i loro protagonisti ci invitano a sbevazzare, gozzovigliare, ridere e gioire del poco tempo che ci è concesso vivere!

Le feste abbondano, che siano di gioia o banchetti ricchi di intrighi politici, che si beva a scrocco di qualche riccone o che si scambi del vino per una pozione d’amore, che siano minacce a denti stretti a tu per tu col tuo nemico o che si danzi sotto il cielo notturno d’estate.

I bicchieri sono di vetro, anche a teatro

Il risultato è sempre lo stesso: gli attrezzisti dietro le quinte si ritrovano a gestire e tenere puliti una valanga di bicchieri e bottiglie, perché tra cantanti, attori e coristi in scena si sfora spesso il centinaio di persone! E i bicchieri sono di vetro: quando in scena cadono a terra, essendo il pavimento proprio un pavimento vero, si rompono in mille pezzi proprio come nella vita reale! Arriva quindi il turno del malcapitato che si improvvisa addetto alle pulizie. Gli lanciano da dietro le quinte una scopetta e inizia, improvvisando, a ramazzare in stile dell’epoca rappresentata, in modo che il prossimo soprano disperato che si getta in ginocchio non debba recarsi urgentemente in infermeria.

Ce ne stiamo per andare. Mezza pinta era sufficiente, non volevamo esagerare. Ecco però che vediamo il mio Amico spuntare fuori da dietro l’angolo. “Anche tu qua? Sei tutto solo, ci sei da molto? No, non beviamo altro. Ma vieni, siedi con noi, ti facciamo compagnia mentre finisci la tua pinta!”.

Il bicchiere e lo stipendio

Ma perché cotanta alcolica opulenza? Perché il teatro è spesso come uno specchio, e racconta storie che verosimilmente ritraggono la nostra società e il nostro modo di vivere, molto semplicemente. E nelle nostre vite, quelle vere, l’alcol può essere un piccolo collante e lubrificante al tempo stesso di piacevoli conversazioni e distensione degli animi. Senza che abusandone ci aggiudichiamo un biglietto in prima fila per l’oltretomba, quel goccetto relativamente innocuo può darci una mano a risollevarci un po’ il morale in momenti difficili.

Però, perché c’è sempre un però, l’alcol fa male! E fa male ai cantanti! E il sottoscritto, grande appassionato di birrette, dopo il relativamente innocuo goccetto si ritrova con la voce fuori uso per almeno un paio di giorni. Quindi, mannaggia la miseria, la mia quotidianità è fatta di quasi assoluta e religiosa astemìa. Mal si sposano, ahimè, il bicchiere con lo stipendio…

Il mio Amico è seduto in un angolo. Qualcosa non va. Lo guardo e gli chiedo: “Come stai?”. Lui alza gli occhi verso di me, una lacrima muore dalla voglia di scivolargli sul volto: “Non sto bene”.

Siamo o non siamo tutti umani?

Vittima e artefice dei miei umili peccati, vi confesso che diverse volte sono stato vinto dalla tentazione di quel bicchierino di troppo, disgraziatamente anche in periodi lavorativamente impegnativi.

Le occasioni migliori sono le festicciole post-recita. Una delle ultime volte ho rischiato di rimanere bloccato in Germania. Una birretta mi viene offerta, restituisco il favore con la seconda, la terza chiude la serata, o almeno così credevo: usciti tardi dal teatro (oscuro luogo di perdizione) i miei cari colleghi mi trascinano in un cocktail bar, ed è solo al secondo bicchiere che mi rendo conto che il bus per l’aeroporto sarebbe partito neanche un’ora più tardi. Ancora non avevo fatto le valigie.

O quella volta ancora che, complice la giovane età mia e dei colleghi, mi sono ritrovato a perdere il conto dei deliziosi whisky che mi venivano offerti. Non so ancora come ho fatto a presentarmi alle prove il giorno dopo!

Il mio Amico fa il mio stesso lavoro. Davanti a una pinta di birra mi racconta che non ce la fa più. Ha sempre messo il lavoro davanti a tutto. Per questo la sua compagna lo ha lasciato. Lei voleva sposarlo. Lui doveva diventare un cantante importante, a tutti i costi. Lui è solo adesso, è spaventato. Fra poco dovrà andare in Svezia e passare lì sei mesi, lontano da tutto e da tutti. Non regge più, vuole tornare a casa, vuole lavorare lì e stare con la sua famiglia.

In cerca di una vita sana

In un mondo come quello del teatro, così come in tantissimi altri mondi, si rischia di rimanere assorbiti e annientati dai ritmi e dalle pressioni che ti opprimono quotidianamente.

Da fuori l’impressione è quella di uno spettacolare universo di luci e magia, in cui storie e passioni prendono vita e ti travolgono. A travolgerti è una quotidianità incerta, senza certezze né routine a cui aggrapparti, in cui dare il massimo. Spingere te stesso ogni giorno ai limiti diventa la tua distorta normalità.

Ne vedo tanti schiacciati dal teatro. C’è chi si dà alle pseudoscienze, il male minore, per trovare rassicurazioni immaginarie, chi invece travolto dall’ipocondria spende l’intero stipendio in farmacia. Chi si butta sugli stupefacenti, e di solito per loro non va a finire bene. E c’è chi molla tutto, semplicemente, e si rifugia in campagna, o in una scuola a insegnare, in cerca di una vita sana.

L’abuso di alcol, nello specifico, non è tra le cose più diffuse tra i cantanti lirici. Non che ne siano esenti, per carità, ma è più facile ritrovarsi semplicemente davanti a un bicchierino, e solo uno, e assolutamente non prima di uno spettacolo, giusto per stemperare un po’ lo stress che ci accompagna quotidianamente.

È depressione. Il mio Amico lo sa, la conosce bene. La terapia non ha funzionato in passato, ma questa volta sarà diverso. Il mio Amico parte domani, lascia questa produzione, ne ha già un’altra in programma presto. Torna a casa sua. Lì troverà un dottore che lo aiuterà di sicuro.

“È stato bello bere una birra con te! Sicuro che non ne vuoi un’altra?”, mi chiede.

“Sicuro! Devo cantare, se esagero non mi riprendo più”.

“Va bene. Grazie della chiacchierata, mi ha aiutato molto”.

È l’ultima volta che ci siamo visti.

Il mio Amico è tornato a casa. Ha cantato La Bohème splendidamente.

Il mio Amico non c’è più. Pochi giorni dopo si è tolto la vita.

di Matteo Desole

Redazione
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