Siamo tutti i villain nella storia di qualcuno.
Bisogna accettare la portata di questa frase: non saremo mai le persone rette e prime di difetti che vorremmo guardare allo specchio. Contorni definiti, etica inattaccabile, rettitudine e virtù. A parte rare, rarissime eccezioni, questo è un ideale tradito da tratti di umanità che ci mettono nelle condizioni di sbagliare.
Il problema è quando questi errori, perpetrati nel tempo, non danno insegnamento, ma costituiscono a lungo andare una prassi. Quasi un momento di godimento, nel vedere gli effetti sulle persone che ci stanno attorno rispetto alla nostra cattiveria. Una scelta consapevole.
E allora verrebbe da dire “non sei solo cattivo, sei proprio str***“.
Può darsi, sì: la cattiveria immotivata, quella di pancia che viene condotta verso gli altri.
Quella che gli altri permettono e subiscono.
La storia di molti villain in borghese: scontata, che non fa paura perché te l’aspetti. Per quanto affascinante e acculturato nei modi, il dottor Lecter non può fare a meno di devastare i corpi altrui e introiettarli nel proprio essere. Perché aspettarci qualcosa di diverso?
Da villain nasce villain
Quando abbiamo avuto il dispiacere di subire il male altrui, nel comprendere e superare il fatto ci siamo trovati di fronte a due strade che portavano in direzioni opposte (anche a più di due, ma poi non finiremmo più questa riflessione nella maniera corretta, quindi asciughiamo i concetti):
- accarezzare le cicatrici ed essere consci che quel tipo di male ha una forma ben definita, che in futuro sarà più semplice riconoscere;
- infettarsi, come il morso di uno zombie: ho subito del male, adesso il mondo mi deve il conto rispetto a questa sofferenza.
Un classicone, che muove tantissime trame cinematografiche e letterarie e che, purtroppo, muove anche altrettanti meccanismi umani. Arranchiamo ammaccati nei legami interpersonali, con le unghie affilate e pronti a ringhiare al cospetto di déjà vu che, a volte, possono rivelarsi come segni interpretati male.
Una vita in continua allerta, una malsana lettura della realtà: i villain che si moltiplicano per le incomprensioni, per avere una scusa ulteriore per rovinare la giornata altrui. Sì, lo so che in questo momento avrai in mente tantissimi volti odiosi. Ma lasciali andare, perché se guardi nell’abisso non aspettarti di scorgere rose e fiori. Lo sai bene.
Le emozioni negative: sale sui ricordi

Pensieri intrusivi, overthinking: le persone che ci hanno arrecato un torto sono quelle che, notte dopo notte, diventano gli incubi che ci sorridono in modo sghembo e odioso dal soffitto, prima di addormentarci.
Gli episodi negativi sono quelli che conservano più dettagli anche a ricordarli a distanza di tempo. Non impariamo mai a lasciarli andare: li stringiamo forte accanto al nostro disprezzo come insegnamento sacrosanto di vita.
Eppure c’è del bene, oltre a queste figure nettamente negative che possano aver dimorato episodi ben specifici della nostra vita.
C’è del bene, anche per chi ha fatto del male: siamo anche noi i villain nelle storie di qualcuno, ricordi? Per motivi più o meno grandi, abbiamo fatto soffrire qualcuno: Scarlet Witch, nel suo essere magnifica, ha creato dolore e devastazione attorno ai suoi sogni. Darth Vader in punto di morte ha compreso i suoi errori.
Umani, più che umani, che riconoscono i propri errori. E magari, se tornassero indietro, li ricommetterebbero a mani basse.
Eppure bastava solo un po’ di empatia, rispetto dei confini altrui, per evitare di travalicare quella sottile linea tra eroe e villain.
Siamo tutti i cattivi, della storia di qualcuno e, ogni tanto, bisogna ammettere che non è il passato ad averci forgiato in questo modo. Ma la nostra attitudine nel testare il mondo, a vedere qual è il punto di rottura tra noi e il rapporto con l’altro.
Un bel casino. Ma senza un villain da combattere non vi sarebbero storie a lieto fine. E prima o poi tocca a tutti interpretarlo.
Miriam My Caruso




