Dicembre è un mese abbastanza complicato, fatto di ansie lavorative, impegni in scadenza e tasche vuote. Un mese in cui si tirano le somme dell’anno in corso, per capire come fare del proprio meglio da gennaio in poi.
Sai, quella sensazione di dovere che bussa alle spalle con la mano aperta e gli occhi a fessura, chiedendo il conto. Un conto economico, etico o morale, dipende dalla situazione in cui veniamo sballottati dai mesi precedenti.
Ed è proprio quando sembriamo aver dimenticato che la notte del 24 sia una ricorrenza lontanissima, siamo già con entrambi i piedi sotto il tavolo del cenone, a festeggiare.
Ma non tutti festeggiano, o almeno possono rimanere tranquilli accarezzando il vischio. Accade in questo periodo, che spesso si veste di malinconia, che anche le montagne possano crollare.
Il crollo economico
Anche le vette più imperiose, a volte, possono crollare. Una smorfia è d’obbligo quando, a metà del mese, ci si trova a dover dividere ancora i dividenti, per permettersi un natale che sia bello. Il contrario del signor Scrooge, che ne aveva in abbondanza ma preferiva conservarli come reliquie.
Ci sono madri e padri che hanno perso il lavoro, professionisti che vedono svanire la loro stabilità, stipendi tagliati, imprevisti che prosciugano ogni risorsa.
Non è difficile accorgersi di quanti sguardi di questo tipo ci circondano: sguardi spenti di persone che non sanno più dove poggiarsi. Persone con responsabilità verso sé stessi o verso i loro cari che subiscono una frana silenziosa. Disperata.
Eppure, anche tra le macerie, un po’ di luce si accende sempre: una tavola apparecchiata, un dolce condiviso, un piccolo gesto per chi amiamo.
Crollo emotivo
Le montagne possono cedere il passo anche ai sentimenti più acuti. “Non lo avevo mai visto piangere”, “Una volta era impassibile, ma ora…”, “Pensavo fosse una macchina”.
Le maschere di forza vengono, spesso, confuse per impassibilità o apatia. Anche le montagne, però, hanno un cuore. Se si scava a fondo, il terreno diventa oro, ma il rischio di frane è altrettanto alto.
L’anno sulla schiena è un peso notevole, che pesa sulle ginocchia e sulla voglia di muovere il prossimo passo. Il Natale pieno di aspettative e, spesso, posti vuoti attorno al tavolo. Gli stessi che gli anni precedenti contenevano diverse risate familiari.
E allora? La montagna crolla: quella figura radicata e ammirevole cade.
Siamo pur sempre umani, in qualsiasi posto troviamo rifugio: dall’amore alla carriera. E quell’umanità ci rende anche vulnerabili.
A Natale il sentimento è amplificato, con rischio smottamenti a ogni rosso sul calendario.
Ma ciò non deve spaventarci, né stupirci se accade a qualcuno a cui vogliamo bene. Sarà la scusa in più per stringersi forti e attendere che quella notte, fatta di magie e misteri, faccia il proprio corso.
Col cuore un po’ più caldo, ignorando i graffi in eccesso, si sta sempre bene.
Miriam My Caruso




