La letteratura del gusto: sapori che risvegliano la memoria

Il gusto è un senso che va ben oltre il semplice piacere materiale: è una porta privilegiata verso la memoria e le emozioni più profonde. Ognuno di noi, appena percepisce un profumo o assaggia un piatto, ricorre immediatamente a un momento del suo passato, quasi intriso di magia e nostalgia, inevitabilmente. E queste associazioni mentali, così familiari a ognuno di noi, le ritroviamo anche sui libri. Questo mese facciamo un viaggio attraverso la letteratura del gusto, ovvero come il legame tra memoria e sapori è esplorato da vari autori classici e contemporanei.

Marcel Proust e la madeleine

Uno dei più celebri autori a parlarne fu Marcel Proust, in “La recherce du temp perdu” con il suo celebre episodio della madeleine, nel quale un piccolo dolcetto inzuppato nel tè scatena un’ondata di ricordi lontani e nascosti nell’inconscio. La memoria involontaria, così definita dallo scrittore francese, è un meccanismo potentissimo: un sapore, un odore, una sensazione tattile possono risvegliare in noi un’intera vita di esperienze e sentimenti che pensavamo dimenticati.

“E subito, rievocato quel sapore, mi apparve il passato”

Ma Proust non è l’unico autore a usare i sapori come chiavi per esplorare il passato e i sentimenti.

Italo Calvino, Emily Dickinson e Elena Ferrante

In Le città invisibili, Italo Calvino ci conduce attraverso città immaginarie raccontate tramite sensazioni che coinvolgono tutti i sensi, incluso il gusto. I sapori descritti da Calvino diventano metafore di emozioni, desideri, paure e speranze, trasformando l’esperienza sensoriale in una lingua universale che parla di umanità.

Anche la poesia di Emily Dickinson si lascia attraversare dal gusto e dall’olfatto, usando questi sensi per evocare immagini intime e riflessioni esistenziali. Nei suoi versi, un semplice assaggio può diventare una finestra aperta sulla vita e sulla morte, sulla bellezza effimera del mondo che ci circonda.

Nei romanzi di Elena Ferrante, invece, il cibo assume un ruolo narrativo centrale: diventa simbolo di legami familiari, identità culturale e persino di conflitti interiori. I sapori raccontano storie di vita quotidiana, ma anche tensioni sotterranee e momenti di rivelazione personale, trasformando il gesto di mangiare in un linguaggio sottile e potente. Il cibo racconta di un’Italia diversa da oggi e le sue descrizioni ti fanno immaginare di essere in quel tempo, in particolare lei scrive degli anni ’50, un’Italia ancora in conflitto con sé stessa, molto lontana da ciò che accadeva del mondo – in genere lei racconta di un’Italia Meridionale, con pochi accenni alla Milano dell’epoca.

Muriel Barbery

In Le piccole storie della locanda Kanagawa di Muriel Barbery, i sapori sono protagonisti di racconti intimi e delicati, che raccontano piccoli momenti di vita in una locanda giapponese. Alla locanda Kamogawa arrivano tante persone alla ricerca di una ricetta perduta, legata a un ricordo. Come un cerchio, che in qualche modo bisogna chiudere per lottare e non soccombere al dolore. Ogni storia racconta di persone che devono superare un lutto, o avere il coraggio di fare i conti con se stessa, il proprio io e abbracciare e accettare ciò che sarà.

Anche se sono sapori o ricette che non conosciamo o a cui noi associamo a ricordi, mi sono resa conto che non mi importava. Mentre Koishi e Nagare indagavano tra le vie di Tokyo, io ricordavo quando mia nonna cercava quei formaggi da sciogliere nel forno con le patate. Oppure quando cercava le pizze migliori da mangiare alla sera, scaldate sulla stufa. Solo a parlarne, mi sembra che il profumo sia sotto il naso, come se ancora dovessi ricordarmi di spostare la teglia dalla stufa, aspettando che l’aroma si diffonda in tutta la casa.

Alla locanda Kanogawa il cibo diventa luogo di incontri, di scambi e di una poesia fatta di dettagli apparentemente minimi, ma carichi di significato. Il gusto si fa così testimonianza di umanità, di relazioni che si costruiscono a tavola e di un quotidiano che diventa straordinario.

Gabriel García Márquez e la letteratura del gusto

Infine, il realismo magico di Gabriel García Márquez ci offre un’altra prospettiva sul gusto. Nei suoi racconti, i sapori esotici e le tradizioni culinarie si intrecciano con la memoria collettiva e il tempo, creando un universo dove il cibo è ponte tra realtà e sogno, passato e presente.

La letteratura ci mostra che assaporare non è mai un gesto banale o superficiale: è un viaggio dentro noi stessi, un modo per raccontare chi siamo e da dove veniamo attraverso il linguaggio universale e profondo dei sapori.

di Giulia Previtali

Redazione
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