La corruzione in letteratura: anestesia contro nervo scoperto

La corruzione non comincia nei palazzi dalle stanze sontuose. Comincia quando un bambino scopre che può mentire e non succede niente. Nessuna conseguenza. Allora capiamo che basta spostare un po’ più in là il confine. Solo un passo. Piccolo. Quasi invisibile. Sempre più in là, spostiamo quel confine sempre più in là. La letteratura ha spesso provato ha raccontarci le conseguenze di questi confini allargati.

La corruzione è così: si allarga piano, partendo da una crepa minuscola. Non fa rumore, non crolla niente.

Da piccoli il mondo è semplice: giusto o sbagliato. Bianco o nero. Poi qualcuno ci spiega che le cose sono “più complesse”, e a volte è vero.
Altre volte è solo un modo elegante per dire che abbiamo deciso di chiudere un occhio. E forse la corruzione ha proprio a che fare con la crescita, con la perdita di una parte di noi stessi e in particolare dell’innocenza. Ha a che fare con la dimenticanza di quella parte di noi, fino a non sentirla più.

Molti personaggi letterari hanno affrontato questo processo di crescita. Nelle loro storie è chiaro che – a differenza delle pagine scritte che fanno rumore tramandando i loro insegnamenti – la corruzione cammini in silenzio fino ad allargarsi come una macchia d’olio nel mare che soffoca i gabbiani come ne La gabbianella e il gatto. Il rumore della letteratura risuona negli anni, ci pungola, ci provoca quel prurito che ci sveglia dall’anestesia della corruzione, l’abitudine sorda al tradire noi stessi.

Pinocchio: quando non si sente il peso della bugia

In Pinocchio, il problema non è il naso che cresce. È il fatto che Pinocchio, all’inizio, non sente il peso della bugia. La bugia è quasi un gioco, semplice, “leggero”. Una scorciatoia. Un modo per evitare la fatica.
Crescere, lì, significa imparare che ogni scelta lascia un segno. Che ogni bugia o omissione pesa, quasi fosse un bisturi che incide la carne, senza far avvertire il freddo della lama, come se ci fosse dell’anestetico.

Ogni centimetro di quel naso, è qualcosa che gli scava dentro e che, lo sa, non tornerà più indietro. Il problema non sono nemmeno il Gatto e la Volpe, che in qualche modo lo tentano. La verità è che le bugie sono è una scelta del nostro piccolo bambino di legno. Mentire, mentire, mentire. Come se non potesse fare altro.

Solo alla fine si accorge di quanto le bugie l’abbiano corrotto, l’abbiano scavato dentro senza sosta.

Peter Pan: quel bambino che non voleva lasciare l’Isola-che-non-c’è

“Tutti i bambini, tranne uno, crescono.”

Crescere è accorgersi che il mondo non è l’Isola-che-non-c’è. Che esistono le responsabilità, che non possiamo restare eternamente innocenti. Farsi prendere per mano da Wendy e accettare di tornare nel mondo vero, accettare che non si può vivere per sempre di quelle sensazioni infantili.
Ma c’è una differenza sottile tra perdere l’innocenza e perdere l’integrità.

Peter Pan non cede alla corruzione, o forse sì? Dipende dagli occhi di chi lo legge. Peter Pan tradisce sé stesso rimanendo sull’Isola o andandosene? Perché è più facile scegliere di rimanere piuttosto che affrontare i pericoli della realtà. Meglio mentire che accettare la verità e mettersi in gioco.
Forse si sceglie di corrompersi perché è più facile che essere fedeli a sé stessi… E allora si soccombe alla paura e si rimane bloccati verso qualcosa che possiamo controllare.

La corruzione è il momento in cui smettiamo di sentire il fastidio. All’inizio disturba. Ci agita, ci fa arrossire. Poi diventa normale.

Il Piccolo Principe: la corruzione dell’animo

In Il piccolo principe, gli adulti sono ossessionati dai numeri. Contano, misurano, classificano. Hanno dimenticato l’essenziale: stanno contando una delle creazioni più belle del cielo, le stelle. La meraviglia degli occhi.
La corruzione è anche questo: sostituire il senso con il vantaggio. Barattare la bellezza con il guadagno. Chiedersi non “è giusto?”, ma “mi conviene?”, ed è lì che comincia la corruzione dell’animo.

Eppure, dentro di noi c’è ancora qualcosa che resiste. Quel nucleo fragile che il fanciullino descrive come una voce capace di meraviglia e di verità. La corruzione non gli fa lo sgambetto subito. Lo zittisce, lo rende timido. Lo convince che non è il momento di parlare.

Il problema non è chi inciampa, ma chi non sente più la caduta.

La corruzione silenziosa: in contrasto con la letteratura

La corruzione non è solo tangenti, scandali, titoli di giornale. È l’abitudine al compromesso permanente, il “così fan tutti”, il “non dipende da me”.

E allora succede che scendiamo le scale della nostra coscienza, una alla volta, come in quei versi di Eugenio Montale in cui il gesto quotidiano diventa memoria e perdita. Non sempre ce ne accorgiamo. Ma ogni gradino cambia la prospettiva.

La corruzione è silenziosa. È educata, non si ribella. Si presenta come realismo.

Ma c’è una cosa che la smaschera sempre: il disagio.
Quel piccolo nodo allo stomaco quando sappiamo di aver tradito qualcosa. Non una legge o un regolamento. Noi stessi.

Forse la vera integrità non è non sbagliare mai. È non smettere di sentire.

La corruzione è anestesia. La letteratura, invece, è nervo scoperto.

E finché qualcosa dentro di noi si indigna, si ferisce, si ribella… Non è ancora tutto perduto.

di Giulia Previtali

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