L’arte di perdersi lungo la strada: 5 film per viaggiare senza meta

Strade, percorsi, rami che si intrecciano lungo un rettilineo ma che aprono quest a ogni nodo, come in una sessione qualunque di Skyrim. La parte più affascinante non è affrontare il barbaro o lo spettro di turno, ma perdersi a piedi o a cavallo tra i boschi che conducono alla fortezza più alta. Ma la strada è piena di bug, rocce scivolose e trappole che esistono dentro e fuori dal gioco, costringendo a riprendere la partita dall’ultimo salvataggio, eppure perdendo tutto quello che è stato conquistato fino a quel momento.

Lineari, tortuose e piene di falle, proprio come nei videogiochi, le strade che prendiamo a volte giungono a un bivio, altre si sovrappongono ma, più spesso, ci riportano al punto di partenza, in un movimento a spirale dove il divenuto coincide con il divenire: il potenziale preesistente a qualsiasi scelta, decisione, accadimento che incontreremo andando. Possiamo chiamarlo destino, oppure una prova del caso, che finisce per portare alla luce niente meno di quello che già siamo.

Avete capito di cosa sto parlando?

Il viaggio dell’eroe è il modello che guida ogni narrazione classica o postmoderna, dal racconto orale al gaming moderno, passando per la letteratura classica ma anche attraverso le tele pittoriche di ogni artista che abbia riversato se stesso nelle proprie opere d’arte.

Da Ulisse a Lo Hobbit, da Botticelli a Modigliani, fino ad arrivare al cinema indie e a tutte le rielaborazioni del road movie da Easy Rider a Little Miss Sunshine.

Protagonisti che si immettono sulla strada, con un mezzo letterale o uno strumento narrativo, inseguendo una meta-non-meta, che altro non è se non la scoperta di sé stessi e della narrazione stessa. Il racconto si evolve così in un vero e proprio deus ex machina della cui esistenza non ci si può che interrogare – esattamente come ci domandiamo sull’esistenza di uno o più dèi religiosi, onnipotenti, benevoli o spietati che siano.

Siamo frutto delle nostre scelte o della storia che interpretiamo?

Difficile rispondere, vero?

Voglio allora suggerirvi alcuni film sull’arte di perdersi, il cui la meta è il viaggio stesso. Sono film che potrebbero aiutarvi a cercare le risposte che volete (o che, forse, respingete) ma a un patto: dovete prendere questo viaggio seriamente.

“Cercare”, non “trovare”, perché quello che conta è la strada, come la affrontiamo e cosa conosciamo lungo la via.

  1. Cars – Motori ruggenti, John Lasseter (2006)

Proprio il successo di Pixar apre questo viaggio. Quando Saetta McQueen si ritrova improvvisamente fuori strada, è costretto a rivalutare il proprio percorso, a rallentare e riscoprire il valore del semplice “andare”.

  1. Labyrinth, Jim Henson (1986)

Crescere è tutt’altro che lineare. Cosa c’è di più rappresentativo di un labirinto tortuoso e pieno di tranelli dove ciò che vuoi deve incontrare quello che sei disposto ad affrontare?

  1. Stand by me, Rob Reiner (1986)

Come non proporre uno dei racconti più significativi della carriera di Reiner ma anche di King? Quattro ragazzi lungo una rotaia e una meta certa da raggiungere, ma la vera scoperta è sulla strada. Sono i racconti e le confessioni lungo il viaggio a segnare la crescita dei protagonisti e il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

  1. Anora, Sean Baker (2024)

L’ascesa al paradiso e poi di nuovo agli inferi di una giovane stripper che crede di aver trovato il proprio finale da favola, ritrovandosi ad affrontare, invece, i gironi danteschi delle sporche e consumate strade di New York.

  1. Il castello errante di Howl, Hayao Miyazaki (2004)

Il capolavoro di Miyazaki raccoglie tutti gli indizi precedenti, a bordo di un mezzo che è letteralmente anche casa. Howl ci insegna che non importa quanti mondi puoi vedere, il vero viaggio è quello che ti permette di accettare ferite e difficoltà mettendo da parte l’orgoglio per accogliere la presenza degli altri.

di Simona Riccio

 

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