“Mettiamo uno spillino?” è una delle mie domande preferite.
Nella mia camera, sul muro sopra il letto, ho appesa una grande mappa del mondo in feltro, una di quelle in cui appunti uno spillo per ogni posto che hai visitato. Così, ogni volta che ritorno da un viaggio, parte il mio piccolo rito al suono di “Mettiamo uno spillino?”: cerco il punto esatto sulla mappa (già una grande impresa, considerata la mia confusione geografica) e aggiungo una nuova bandierina rossa.
Poi mi allontano e la guardo, sorridendo.
Coordinate su feltro
Sorrido perché una qualsiasi altra persona ci vedrebbe soltanto un resoconto preciso dei Paesi in cui sono stata, coordinate su feltro. Io no, io sorrido perché vedo molto di più.
Ci vedo le persone che ho conosciuto, locals o altri viaggiatori in cerca di avventura come me. Riassaporo tutti i piatti che ho mangiato (e, lo ammetto senza vergogna, sono sempre molti). Rivivo le usanze imparate e gli aneddoti divertenti che rendono ogni viaggio unico e indimenticabile.
Come quella volta che a Cabo da Roca, Portogallo, punto più occidentale del continente europeo, ho quasi rischiato la vita per scendere (e successivamente risalire) lungo una scogliera ripida e scoscesa solo per andare a fare il bagno in uno dei posti che si è rivelato essere tra i più emozionanti di sempre, l’Oceano. Lì ho perfettamente compreso perché Travis Brody disse ad Hannah Montana “Life’s a climb… but the view is great!”.
La missione principale può aspettare
In quella mappa ci vedo le diverse versioni di me.
Chi ero prima di partire e chi sono una volta tornata.
Perché programmare un viaggio e seguire pedissequamente l’itinerario pensato per mesi, incastrando ogni minimo dettaglio, è relativamente limitante. È come iniziare una campagna di Dungeons & Dragons e avanzare solo nella missione principale, sperando che vada tutto esattamente come lo avevi immaginato. Puoi farlo, certo, ma ti stai perdendo gran parte dell’avventura.
E poi, spoiler, niente andrà mai davvero secondo i tuoi piani. Puoi avere il più esperto dei Dungeon Master, che proverà disperatamente a guidarti verso la strada giusta (percorso che ha ideato per ore e ore prima della vostra sessione) ma ci sarà sempre qualcuno dei tuoi compagni che prenderà una decisione totalmente insensata o, incuriosito da un dettaglio nella descrizione di una porta, dedicherà tutta la sessione a cercare di decifrare glifi decorativi privi di significato. O, più semplicemente, un Barbaro entrerà in ira distruggendo ogni speranza di approcciare il nemico in modalità stealth.
E a quel punto ti tocca improvvisare, assecondare i tuoi compagni di avventura e andare avanti per quella strada a cui nessuno aveva pensato e che, probabilmente, si rivelerà essere la più emozionante della sessione.
E allora, quando viaggio, mi chiedo, non è più emozionante dimenticarsi un secondo dell’itinerario e seguire un curioso cartello per ritrovarsi a comprare Bryndza in una fattoria in Slovacchia; chiedersi cos’è quell’enorme cupola in lontananza e abbandonare tutto per scoprirlo oppure riprogrammare la giornata per poter seguire un tour privato tra le fortezze costruite tra il IV sec. AC e il VII sec. DC nel deserto uzbeko?
E la missione principale? Sei dall’altra parte del mondo a fare qualcosa che non avevi previsto e che ti regalerà esperienze di vita e ricordi indimenticabili. La missione principale può aspettare.
Particelle di scienza
Attenzione, viaggiatori! Lasciare spazio all’imprevisto non significa necessariamente partire allo sbaraglio.
Huang et al. (2014)(¹) hanno messo a confronto due diversi modi di affrontare un viaggio: da una parte la preferenza per un itinerario definito e pianificato; dall’altra la serendipity, cioè la disponibilità a lasciare che una parte del viaggio venga costruita sul momento, attraverso occasioni e possibilità incontrate lungo il percorso. La cosa interessante è che i viaggiatori più inclini a lasciarsi guidare dalle occasioni non erano affatto meno informati. Al contrario, prima della partenza consultavano più fonti sulla destinazione, privilegiando però informazioni più generiche rispetto a quelle più specifiche ricercate da chi preferiva itinerari più strutturati. Questa apertura alle possibilità si associava, inoltre, alla partecipazione a un numero maggiore di attività organizzate in loco rispetto ai viaggiatori più legati al programma.
Insomma, va bene organizzare ma ricordati di lasciarti abbastanza libertà affinché sia quello che incontri lungo il cammino a decidere quale sarà la tua prossima meta.
Anche perché sembra che, una volta tornati a casa, siano proprio le nostre missioni secondarie a guadagnarsi un posto privilegiato nelle nostre memorie.
Park e Santos (2017)(²) hanno infatti osservato che, a viaggio concluso, ciò che i partecipanti ricordavano maggiormente erano le esperienze personali uniche e inaspettate, proprio quelle capaci di rendere il loro viaggio diverso da quello di chiunque altro.
Si aggiungono alle evidenze anche Skavronskaya et al. (2020)(³) che dall’analisi di 75 viaggi hanno osservato che le esperienze nuove tendono a essere particolarmente memorabili, perché suscitano emozioni intense che favoriscono il ricordo e la ricostruzione di dettagli spaziali, temporali e contestuali. Ci tengono a sottolineare che anche gli imprevisti vissuti inizialmente come negativi possono essere successivamente rivalutati e ricordati positivamente.
Cari Dungeon Master, mi spiace per voi ma la scienza sembra confermare il vostro peggiore incubo: potete studiare la campagna quanto volete ma sarà quasi sempre l’avventura intrapresa all’ultimo, e quindi preparata all’improvviso, a rimanere nel cuore dei vostri giocatori.
Quello che non si vede
Ed eccoci quindi di nuovo qui, davanti alla mia mappa in feltro, con questa consapevolezza.
Sì, è un registro dei luoghi visitati ma è anche mappa di tutte quelle cose vissute che non puoi vedere ma che mi hanno resa la persona che sono oggi.
E sono felice e trepidante perché so che c’è ancora così tanto da scoprire, così tante strade in cui perdersi e missioni secondarie da affrontare.
Quindi, da dove cominciamo?
Mettiamo uno spillino?
di Giorgia Piceni
Bibliografia:
(¹) Huang, W.-J., Norman, W. C., Hallo, J. C., McGehee, N. G., McGee, J., & Goetcheus, C. L. (2014). Serendipity and independent travel. Tourism Recreation Research, 39(2), 169–183. https://doi.org/10.1080/
(²) Park, S., & Santos, C. A. (2017). Exploring the Tourist Experience: A Sequential Approach. Journal of Travel Research, 56(1), 16-27. https://doi.org/10.1177/
(³) Skavronskaya, L., Moyle, B., & Scott, N. (2020). The experience of novelty and the novelty of experience. Frontiers in Psychology, 11, 322. https://doi.org/10.3389/fpsyg.




