Jiro Taniguchi ha avuto a che fare, nella sua straordinaria carriera, con svariati generi di manga spesso molto distinti tra di loro.
La filosofia che più di tutte ha però sposato alla perfezione la sua arte e la sua sensibilità di essere umano è stata, senza ombra di dubbio, quella del gekiga: un modus operandi e una missione artistica che, come un’ombra, lo ha inseguito, raggiunto e inglobato.
Ma qual è esattamente questa “missione “? E qual è il significato di Gekiga?
Cosa sono i manga Gekiga
Per i meno avvezzi alla terminologia del fumetto giapponese, con “gekiga” si intende un genere nato all’incirca negli anni ‘60 con l’obiettivo di rivolgersi a un pubblico di adulti e giovani adulti non coperti dalla produzione letteraria e artistica fino ad allora.
I Gekiga hanno da sempre teso una mano nella direzione di storie mature, umane, quotidiane e che rappresentassero lo spettro di situazioni ed emozioni tipiche della realtà fattuale.
Il quotidiano, l’insignificante, la noia, il fallimento, i gesti di tutti i giorni: questi sono i temi più ricorrenti all’interno del genere veicolati attraverso personaggi non esasperati ma uomini comuni nella loro condizione terrena, creaturale di esseri finiti.
Questo e molto altro è rappresentato all’interno di “Gourmet”, un’opera immortale del compianto mangaka, che aggiunge come ingrediente nel pentolone del gekiga la cucina e la passione per il cibo.
Gourmet di Taniguchi, opera da acquolina in bocca

Il Protagonista è un classico salaryman giapponese che viaggia spesso e si ritrova quindi a mangiare un po’ ovunque tra un lavoro e l’altro.
Nei vari capitoli autoconclusivi l’uomo scopre il piacere di analizzare e commentare ciò che mangia e accetta senza drammi tanto la delusione quanto l’inaspettata sorpresa di trovarsi ad apprezzare un determinato piatto.
Ovviamente il contesto e il contorno di luoghi e persone in cui vengono gustati queste pietanze non vengono ignorati anche se appaiono quasi sempre come un flusso indistinto, spesso sfumato, che scorre attorno a un ciottolo fisso e sempre presente sul letto del fiume: il piatto davanti agli occhi del protagonista, appunto.
Inoltre tanto le riflessioni dell’uomo quanto le interazioni col mondo esterno si caratterizzano quasi sempre da un’ atmosfera leggera, a tratti spensierata, senza mai sfociare nella drammaticità enfatizzante dei toni e delle situazioni.
L’opera compie un grandissimo lavoro di educazione alla cucina tradizionale giapponese soprattutto per i lettori occidentali che spesso si ritroveranno a scoprire ricette mai sentite prima.
Ed infine non si può non menzionare la capacità del manga di far venire concretamente l’acquolina in bocca al lettore. Risultato, questo, raggiunto attraverso un’iperrealismo dei piatti, un tratto che con dedizione maniacale non tralascia alcun dettaglio delle pietanze e dalla grande quantità (molto elevata rispetto agli standard di Taniguchi) di balloon e didascalie che non lasciano nessuno dei cinque sensi scoperto.
Il suono dei locali, i colori dei singoli ingredienti, la consistenza al tatto, i profumi inebrianti e, soprattutto, l’esplosione di sapori sconosciuti capaci di regalare ad un uomo comune un momento di stacco da una realtà spesso troppo insipida.
Shen




