Il lutto è il tentativo di elaborazione di un’assenza che, sappiamo bene, non può ritornare. Quella persona, che essa sia viva o non sia più su questo piano materiale, sappiamo non esisterà più al nostro fianco.
Cambi di vita, malattie, incombenze, vita che accade. I motivi per sperimentare questo stato emotivo sono tanti. Mai banali, tutti di vitale importanza. Almeno per noi.
Questo è il mese che richiama quella melanconia dell’assenza, tra una tisana sorseggiata mentre lo sguardo si perde oltre i vetri della finestra, delineando esattamente il contorno di quella persona con cui con alta probabilità non avremo più niente a che fare.
Sin da quando l’uomo ha iniziato consciamente a formulare riti, ha celebrato la morte e l’assenza. Nei modi più spettacolari, a volte efferati, altri struggenti.
Iniziamo seriamente, parliamo del lutto vero, che tanto sapete dove andrò a parare se un po’ mi conoscete.
Lutto rituale, dal funerale al cannibalismo
Ogni persona o gruppo sociale ha i suoi riti per superare l’assenza di un proprio caro. C’è chi copre gli specchi della propria abitazione con lunghi lenzuoli bianchi, chi veste di nero o smette di farsi vedere per strada.
Tutti hanno un unico comune denominatore:
è come se la propria vita subisse un time out, un taglio.
L’esistenza è ridotta a pochi gesti essenziali, di sopravvivenza, che si compiono per inerzia quando ci si ricorda: alzarsi, mangiare, tornare a dormire. La trascuratezza è un sintomo, come anche l’assenza di programmazione delle proprie attività.
In alcune popolazioni la perdita del proprio caro aveva risvolti ben peggiori: invece di lasciare il suo corpo materiale a marcire nella sabbia, si accompagnava alla morte. Poi, una parte specifica di quella persona veniva “consumata” (la parte dipendeva dalle tradizioni specifiche della popolazione in oggetto) e i parenti subivano dolore della perdita e dolore fisico dovuto al rituale cannibalico.
Andando in giro per i paesi un po’ più piccini dell’entroterra del Sud Italia, si ascolteranno donne urlanti che accompagnano il feretro verso la chiesa o, ancora, offerte di cibo lasciate sugli usci di casa accanto a zucchero e caffè.
Un dolore sordo ed è così umano da toccare ognuno nella propria e unica maniera: soffoca, abbacina, corrode, porta via il “sentire”. Terribile, descritto così, ma ci lascia il tempo di comprendere cosa sia realmente importante e per cosa dobbiamo svegliarci dal torpore di una vita che ci rende, spesso, serializzati e attaccati alle inezie.
Lutto d’amore, un male necessario

Lutto, però, è anche la perdita amorosa di una persona cara dalla propria vita sentimentale: eccoci qua, presi come in una trappola per topini.
Una cesura, un’incompatibilità, un disastro, un tradimento, una qualsiasi cosa che porta alla fine della promessa del “per sempre“.
Si tratta di un vero lutto: la sofferenza della mancanza, anche se magari siamo noi gli artefici del colpo fatale della relazione, può essere uno stato d’animo in grado di tormentarci per giorni, mesi, anni.
Penso al cuore che si spezza in 500 Days of Summer, film da pugno nei denti per cuori sensibili, dove il protagonista si logora per un’assenza che sembra non riuscire a superare.
Però, c’è un però, quell’esperienza lo ha portato a una sua personale rinascita. Una ricostruzione e perseguimento degli obiettivi.
Che sia amore tossico o non corrisposto, amore attrattivo o amore scadente e di comodo, esso ci porta a distrarci da noi stessi, dal nostro obiettivo, dal nostro determinarci. Eccezioni fortuite a parte.
Nel momento in cui torniamo a camminare, siamo più belli e le stagioni scorrono col sorriso, dall’estate all’autunno per continuare a citare la pellicola più sopra.
Lutto come seme della rinascita
Capita sia necessario, per il proprio benessere, che qualcosa muoia: un’idea, un progetto, il pensiero per una persona. Da qui ne consegue una rinascita. Forse malconcia, claudicante, ma pur sempre una rinascita.
La consapevolezza è un bene che nasce dall’esperienza, anche se dolorosa. Immagina se andasse sempre tutto bene, che le persone si adeguino a modelli perfetti o che la vita non sfiorisca col trascorrere degli anni: dove si anniderebbero l’esperienza e la verità? Il valore del sacrificio e della crescita?
Siamo orme sulla spiaggia, che possono diventare più o meno profonde in base alle nostre scelte e al peso che abbiamo accumulato nella vita altrui. Un ricordo, un sorriso, una storia antica.
Ti ricordi di quando io e tu. Noi. Eravamo.
Ecco cos’è, per me, il lutto: un momento visceralmente intimo che ci possiamo concedere per raccogliere i nostri pezzi, quelli dei nostri ricordi, riporli in un carretto e andare avanti ancora più solidi.
Amando. Amandoci.
Miriam My Caruso




