Queen Budapest al cinema: la recensione

C’è un rimpianto in particolare che i fan dei Queen della mia generazione si porteranno dietro per sempre ed è quello di non poter assistere a un concerto con Freddie Mercury come frontman, essendo nati negli anni in cui Freddie era alla fine del suo breve passaggio sulla Terra o addirittura se n’era già andato via.

Non dico che Queen Budapest possa sopperire a questa incolmabile mancanza, ma ci va molto vicino. In un modo mai visto né sentito prima. Nonostante non sia la prima volta che sentiamo questo live e nemmeno che lo vediamo su grande schermo.

Il live del 1986

Col titolo “Hungarian Rhapsody: Live in Budapest”, le riprese dirette da János Zsombolyai sono state già portate nelle sale nel 2012 (in Italia in un’unica data il 20 novembre), dopo aver corretto l’audio che nelle VHS diffuse precedentemente risultava “pitchato”, cioè trasposto, un semitono sopra, Tuttavia, per adattarlo al grande schermo, il rapporto d’aspetto è stato brutalmente ritagliato a 16:9. Questa stessa versione distribuita al cinema nel 2012 è poi stata pubblicata anche in DVD e Blu-ray.

La scaletta è quella ben rodata del Magic Tour, che ha impegnato i Queen nell’estate del 1986 e che ha rappresentato il loro ultimo tour di concerti con la formazione storica al completo. La stessa famosissima setlist è conosciuta soprattutto per il celebre Live at Wembley. E viene riproposta anche qui, nel nuovo Queen Budapest che ho visto in anteprima all’Arcobaleno Film Center di Milano, identica a come visto nel 2012, compresi gli intermezzi-documentario inframmezzati alle immagini del concerto.

Fa sempre piacere vedere i Queen intenti a coltivare le loro altre passioni, come quella per il collezionismo d’arte per Freddie Mercury (lo si vede acquistare delle opere) o Roger Taylor per i motori (lo vediamo correre sui kart). È emozionante vedere Freddie scherzare firmandosi “Regina d’Inghilterra”, o ammirarlo provare i suoi “dirorero” nel Népstadion vuoto prima di sentire oltre ottantamila persone cantarli in coro con lui.

Ma, detto questo, vale la pena rivedere al cinema un concerto già molto noto? La risposta breve è, come già avrete intuito, senza alcun dubbio sì.

Ma ora ve la argomento meglio.

Intanto, come viene precisato anche nell’introduzione inedita in cui compaiono Brian May e Roger Taylor, il live a Budapest del 27 luglio 1986 rappresenta tuttora una sorta di primato, per diversi motivi.

I Queen furono il primo gruppo rock a esibirsi in uno stadio, in una città a destra della Cortina di Ferro, con l’approvazione del governo ungherese, in un periodo dove negli Stati comunisti molte band occidentali venivano censurate e bandite.

Inoltre, nel corrente anno 2026 ricorrono i quarant’anni da questa data di importanza storica non solo per la band ma per i profondi tumulti politici, culturali e sociali che attraversavano l’Europa di quegli anni e delle tensioni legate alla Guerra Fredda.

Si tratta poi dell’ultimo concerto dei Queen con Freddie Mercury ancora in vita a essere stato interamente filmato: l’avventura live della band storica si interromperà solo cinque concerti più tardi, a Knebworth Park, il 9 agosto 1986. A parere di chi scrive, la performance di Budapest è nel suo complesso nettamente superiore a quella immortalata nel disco “Live Magic” (che contiene per lo più registrazioni dall’appena citata ultima data di Knebworth) e persino della più celebre di Wembley. I Queen, a Budapest, erano davvero in stato di grazia.

Infine, questo concerto nello specifico presenta un’aggiunta unica alla scaletta: all’interno del famoso blocco “acustico” composto da Love of My Life, Is this the World we Created e la prima parte della cover Tutti Frutti (poi ripresa in elettrico), venne inserito uno speciale omaggio al pubblico di Budapest: il brano tradizionale Tavaszi Szél Vozer Áraszt. Probabilmente la prima e unica esibizione dei Queen in lingua ungherese. È possibile vedere in uno spezzone Freddie Mercury studiare la canzone in compagnia di Mary Austin e poi sbirciare le parole annotate sulla mano una volta sul palcoscenico.

Queen Budapest va visto al cinema

Ma i veri motivi per cui questo concerto va rivisto al cinema sono due in particolare:

Le riprese originali in 35 mm sono state lasciate nel loro aspect ratio di 4:3 ma interamente restaurate in 4K grazie alle tecnologie degli studi Park Road Post Production di Peter Jackson, offrendoci una qualità video senza precedenti per un concerto dei Queen di quarant’anni fa.

Ma ciò che lascia a bocca aperta e coinvolge quasi come se fossimo davvero lì, sotto il palco, ad ascoltare Freddie Mercury cantare in tutta la sua potenza, è soprattutto la qualità audio.

Il nuovo mixaggio è stato curato dal team dei Queen, con a capo Brian May e Roger Taylor in primis, partendo dalle registrazioni multitraccia originali e restituendo un risultato che, unito alla magia del buio di una sala cinematografica, si avvicina molto alla sensazione di un concerto dal vivo.

Mi sono dovuta costringere a restare seduta sulla poltroncina del cinema per non alzarmi e ballare o battere le mani. Ma se a stento sono riuscita a trattenermi dal cantare in sala, di sicuro non sono riuscita a trattenere le lacrime.

Sentire Freddie dire al suo pubblico “I still love you” al termine di Love of my life (come qualche anno più tardi farà sul finale di These are the days of our lives, guardando in camera nell’ultima inquadratura del suo ultimo videoclip di sempre) è stata veramente una botta. La sezione acustica del concerto colpisce per suono cristallino e dimensione intima, ma è in elettrico che i Queen ti picchiano dentro e danno il meglio di loro. E questo nuovo mix audio gli rende pienamente giustizia.

Quasi come essere lì

Quindi sì, vale la pena rivedere un concerto già noto perché così non lo avete sicuramente mai visto, ma soprattutto sentito. E questa esperienza, per chi Freddie non l’ha mai potuto ascoltare dal vivo, è la cosa più vicina ad averlo fatto.

Queen Budapest, distribuito da Nexo Studios e Sony Music Vision in partnership con Radio Deejay, Radio Capital, MYmovies e Barley Arts, sarà al cinema dal 7 all’11 ottobre.

Il doppio CD (anche in digitale), il cofanetto triplo vinile, il Blu-ray e il DVD verranno distribuiti dal 6 novembre.

di Marta “Minako” Pedoni

Marta Pedoni
Marta Pedoni

Marta Pedoni è una cantante, attrice e performer. Ha inoltre studiato doppiaggio cantato a Roma presso la Scuola Ermavilo fondata da Ernesto Brancucci.
In arte Minako, sceglie questo nome in onore di Sailor Venus. Classe 1990, la sua vita (nonchè la sua personalità) si divide tra arte e scienza, in equilibrio tra razionalità e sensibilità. Tutto ciò si traduce, per farla breve, in una Principessa Disney laureata in Tecniche di Laboratorio Biomedico.

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