Il Tao è la via. Ma è la nostra via o esiste solo al di fuori di noi? Siamo noi che decidiamo di percorrerla a un certo punto, o era sempre stata lì? E ancora: inizia a esistere quando la percorriamo o, al contempo, esiste anche come insieme di possibilità? Prima di incamminarci, che cos’è? E poi quella accanto, la via che non abbiamo scelto, esisterà ancora? Magari per qualcun altro?
Parlare o scrivere di Tao
Credo sia una delle cose più antiche e difficili che l’uomo abbia cercato di fare, in maniera molto diversa da Occidente a Oriente, e, come ben sapete, è verso est che tendo a guardare quando si parla di questi argomenti. Non perché non ci siano esempi illustri nella nostra filosofia, ma semplicemente perché mi sono rispecchiata sempre nei valori taoisti, molto prima di scoprirli.
Nel momento in cui ho compreso qualcosa in più sul Libro della Via e della Virtù, ho trovato risposte o conferme a cose che pensavo e che non sapevo nominare.
Come spesso succede all’interno di narrativa, filosofia e anche intrattenimento, la società e il pensiero diffuso si riflettono più o meno consciamente nelle opere create. Di recente ci sono due cose che mi hanno colpito a questo proposito.
Un K-drama dal titolo imbarazzante
Vuoi sposare mio marito, di cui hanno fatto anche una versione altrettanto imbarazzante giapponese, parte da un presupposto stupido e orrido, ma si sviluppa attraverso un concetto di strade e predestinazione che mi ha davvero colpita al cuore.
Essenzialmente, la protagonista, bistrattata da tutta la vita, si ammala gravemente e muore tra cuore infranto e malattia incurabile. Invece di andare nell’aldilà, ha la possibilità di rivivere la sua vita ricordandola e quindi prendendo strade diverse, cambiando decisioni cruciali con consapevolezza.
Ecco che qui gioiamo, pian piano, per la rivalsa di questa protagonista, a tratti anche vissuta attraverso la soddisfacente vendetta nei confronti di chi l’aveva maltrattata, ma dall’altra parte l’inevitabile crollo di quella strada che era rimasta lì ad aspettare qualcuno e che qualcuno, che non lo meritava, ha imboccato suo malgrado.
Non sarà dunque lei ad ammalarsi, ma la sua collega, succube del marito abusivo, vittima di un sistema da cui non è riuscita a fuggire per tempo, proprio come la protagonista nella sua vita precedente,
E questo è giusto? Cambiare la via significa farlo a discapito di qualcun altro? Quella via dunque era rimasta lì e qualcuno doveva per forza percorrerla? E qui ci riagganciamo un po’ a un altro discorso:

I viaggi nel tempo
Sembra un volo pindarico ma seguitemi.
L’altra opera che mi ha sconvolta di recente è Link Click di Li Haoling, dove i protagonisti sono in grado di entrare nelle fotografie delle persone e vivere dodici ore all’interno di quel contesto. Il loro obiettivo commerciale è svolgere indagini, lasciare indizi, dire una frase non detta, ma con la regola di non alterare mai il passato, ossia dei nodi centrali che, se non vengono percorsi, modificano e addirittura potrebbero annullare il presente.
Il non toccare il passato in un viaggio nel tempo è la regola base, insomma, lo sappiamo. Da Oriente a Occidente è la stessa cosa. Il punto qui però è diverso: sta sempre nella possibilità, sta sempre nella strada percorsa.
Qual è la strada principale?
Qual è la strada secondaria? Come faccio a capire qual è un nodo? Se avessi i poteri di uno dei protagonisti, sapere quali sono i nodi del passato, chiaramente sarebbe tutto più facile. Lo Sliding Doors della vita lascerebbe molta meno amarezza nell’aver scelto una strada invece che un’altra. Se la via A mi avesse portato inevitabilmente a B, avrei comunque fatto altre scelte?
E questo si interseca un po’ anche con un altro principio di cui ho parlato altre volte, che è il Wu Wei, cioè la non azione, il non interferire, lasciare che le cose scorrano, un po’ il panta rei di Eraclito. In ogni caso, qual è il limite del lasciarsi correre e scorrere addosso gli eventi, e qual è invece l’azione e l’interazione? Quanto sono responsabile del mio destino? E quanto di quello degli altri, se io non imbocco una determinata via?
Se dovessimo pensare a tutto ciò
Altro che Wu Wei, sarebbe una paralisi cerebrale o un attacco di panico e sarebbe impensabile vivere. Dunque, come si fa a vivere pensando anche a queste cose? Non lo so.
Si può cercare di percorrere strade, di essere sempre convinti di quello che si sta facendo mentre lo si sta facendo, di essere le persone che desideriamo essere mentre camminiamo, essere fieri delle nostre gambe che ci stanno muovendo, essere fieri della nostra testa che ci sta dando una direzione, essere fieri del nostro cuore che ci dice con chi percorrere questo cammino.
di Alessandra “Furibionda” Zanetti




