La quarta stagione di Ted Lasso racconta bene il calcio femminile?

La quarta stagione di Ted Lasso è terminata da poco, portandosi dietro apprezzamento e perplessità. Chi riteneva che la serie, creata nel 2020, avesse terminato in maniera efficace la sua storia con la stagione precedente non ha approcciato con molto piacere i nuovi episodi, ritenendoli una riproposizione sostanzialmente inutile.

A complicare le cose è intervenuta anche la scelta da parte degli autori di concentrare le vicende della nuova stagione sulla neonata squadra femminile del Richmond. Questa decisione ha portato molti spettatori a distanziarsi perché poco interessati alle gesta di una squadra di calcio femminile, cosa che in alcuni paesi (compresa l’Italia) coincide spesso con ciò che accade anche nella realtà.

Per capire se Ted Lasso sia riuscito a esplorare in maniera efficace il mondo del calcio femminile proprio come ha fatto con quello maschile, ho pensato di parlarne con Elena Marinelli che ho avuto il piacere di conoscere alcuni anni fa, presentando al Circolo dei Lettori di Novara il libro “Fondamentali”  che esplorava il mondo delle atlete nello sport agonistico e del quale era una delle autrici.

Essendo entrambi  grandi fan di Ted Lasso abbiamo fatto una chiacchierata per capire quanto la rappresentazione all’interno della serie di specifici temi fosse stata veritiera.

Attenzione: la chiacchierata potrebbe contenere piccoli spoiler!

Il disinteresse verso il calcio femminile è reale?

Il primo tema per me rilevante nella stagione è quello del disinteresse. Appena nasce il team femminile del Richmond si percepisce assenza di curiosità da parte di addetti ai lavori, dei tifosi e le partite non vanno in TV ma soltanto in streaming.

Perfino Roy Kent dice che se pensa al Richmond pensa alla premiata squadra che esiste da quasi un secolo e non a quella femminile appena nata che ha ancora tutto da dimostrare.

Qui il punto di vista è duplice. Lo sguardo di Roy Kent è quello di un ex-calciatore e addetto ai lavori che ricopriva quel ruolo quando nessuno si interessava al calcio femminile. Giustamente, dal suo punto di vista che è quello di una leggenda del Chelsea, nel momento in cui tu non ottieni un successo non sei riconoscibile. Se porti un risultato hai diritto ad avere numerosi tifosi, ad essere capito. Invece, sempre per uno sportivo, chi non ottiene risultati, non si allena in un certo modo, chi non sta in campo un certo numero di ore è un amatoriale. Da questa prospettiva è una interpretazione molto realistica.

L’altro punto invece è il contesto e anche quello è molto veritiero perché le squadre di calcio femminile inglese, adesso quotate e seguitissime, un tempo non lo erano e gli autori hanno usato un metro di paragone che è quello del calcio femminile statunitense. Quando Rebecca e soci vanno a prendere Lasso negli USA [nel primo episodio, NdR] vanno da Ted con la scusa di andare a vedere una partita di calcio femminile in cui lo stadio è pieno, ci sono i fuochi d’artificio, c’è lo spettacolo. Insomma, c’è tutto quello che la Premier League non ha.

Quindi anche l’Inghilterra va a vedere l’America ed è giusto perché, storicamente, è di fatto così. Anche le squadre inglesi che sono tra le prime in Europa hanno avuto un “Pre”. E quel “Pre” era questo in cui si faceva fatica e in cui si guardava dove le cose andavano meglio. Da questo punto di vista, secondo me, è tutto molto realistico e anche il distacco, la sufficienza, il dubbio, il pregiudizio che vive la squadra femminile sono reali perché è così che funziona.

Prendiamo l’Italia dove la fase di “Pre” forse dura da qualche anno di troppo: se tu chiedi alle giocatrici che hanno vissuto altri contesti di calcio femminile all’estero molte ti racconteranno che una delle cose che percepiscono diversamente qui da noi è il pubblico, il supporto, il fatto che lo stadio sia mezzo vuoto, che non ci sia nessuno sugli spalti. Quindi questa è una cosa che appartiene ai primordi di qualsiasi squadra di calcio femminile per cui è una dimensione di narrazione  molto corretta.

Perché le allenatrici sono rare?

Andando a fare ricerche sulla situazione delle squadre di calcio femminili ho notato che, molto spesso, hanno un allenatore e non una allenatrice. Questo mi ha fatto pensare alla battuta di uno dei miei personaggi preferiti della quarta stagione, il vice coach Chilton quando, seccata per l’arrivo di Ted come allenatore del Richmond femminile, si rivolge a Rebecca e le chiede: “Non ha mai pensato a una allenatrice?”.

E Rebecca, che per tutte le prime tre stagioni era un po’ il baluardo della donna in un mondo maschile che riesce a farsi valere ha questo momento di smarrimento totale, le sembra di non aver pensato a qualcosa che evidentemente era rilevante.

Ci sono ancora molti allenatori maschili o le allenatrici femminili stanno diventando la norma?

In realtà no, anche questa è una cosa molto realistica. Io ho preso la reazione di Rebecca come una forma di sincerità molto rilevante, anzi quasi essenziale. Perché il fatto che tu sia una persona abituata ad agire da manager in un mondo prettamente maschile non ti ha tolto dal pregiudizio.

Sarebbe stato da Rebecca se, ad esempio, lei avesse detto: “Sì, ci ho pensato ma secondo me non sei pronta”. Questa valutazione così oggettiva, così premurosa, così “giusta” sarebbe stata credibile ma non sarebbe stata reale perché nella realtà non sarebbe andata veramente così.

Secondo me, noi spettatori in quel momento non abbiamo voluto bene a Rebecca ma lo abbiamo voluto a Coach Chilton ed è stranissimo per chi è abituato a vedere Ted Lasso ma è così. Durante la stagione, però, capiamo che in realtà Rebecca ha fatto bene perché, giunti alla conclusione della serie, abbiamo compreso che Rebecca non ha scelto Ted per allenare una squadra bensì per allenare una futura coach. Una coach che aveva bisogno del “Lasso Way” per riuscire a farsi scudo e forza in una situazione di svantaggio iniziale. Ha bisogno di più spalle, ha bisogno di una capacità umana ancora più sviluppata. Rispettando il principio per cui, in questa serie, lo sport di squadra è una questione prettamente umana, non solo performativa.

Questo è un parallelismo con il modo in cui è cresciuto il personaggio di Nate nelle stagioni precedenti (infatti Ted, in un episodio, cita esplicitamente il legame tra queste due figure tanto diverse ma che avevano un’esigenza molto comune). Comunque, in generale, la situazione è quella. Molte persone hanno magari posizioni di vice o negli staff di preparazione atletica; magari nella parte più amministrativa manageriale o nel campo dei social media e comunicazione ma i manager e i coach sono tendenzialmente maschi.

Ovviamente con tante sfumature perché poi non sono tutti uguali e alcuni fanno uno sforzo anche comunicativo. Penso ad Andrea Soncin, CT della Nazionale Italiana. Lui usa il femminile sovraesteso ma è una scelta personale. Probabilmente, narrativamente parlando, avevamo bisogno di un personaggio come Chilton che, per me, è stato uno dei più belli di questa stagione. Anche perché Tanya Reynolds che la interpreta è un’attrice spettacolare.

Ted Lasso e il Richmond

Dove trovano i soldi?

Un’altra cosa che ovviamente volevo chiederti al riguardo è l’aspetto economico, perché anche quello è un caposaldo in questa quarta stagione.

Trovare i soldi per mettere in piedi il Richmond femminile ha generato difficoltà e insofferenza al punto che, in una scena, alcuni giornalisti si lamentano di come la dirigenza avesse dovuto vendere giocatori di punta come Jamie Tartt affinché si potesse finanziare la squadra femminile. E da lì si entra in un tunnel tremendo in cui non ci sono le risorse, non si capisce come guadagnare da questo progetto, si incappa in personaggi come Zelda che diventa la villain.

Anche questo, secondo te, è un ritratto veritiero?

Questo tema, volendo, lo puoi allargare allo sport praticato dalle donne in generale perché vive del pregiudizio della minore rilevanza mediatica. Sicuramente il calcio è quello del quale si parla più spesso, la cosa balza all’occhio se paragonata ai soldi che girano nel calcio maschile quindi è quasi un paragone fin troppo facile.

Una cosa che avrei voluto vedere toccare di più è stato come conciliare il fatto di pagare un affitto, di essere una persona che ha delle spese e fare la calciatrice perché che cosa significa questo? Che non è il tuo lavoro!

Devi incastrare la cura dei figli mentre ti prepari a giocare una partita in uno stadio pieno. Il calcio, per loro, viene sempre considerato un hobby. Ovviamente se ci fossero sponsorizzazioni, se ci fosse più interesse, se il meccanismo economico fosse a volume più grande ci sarebbe magari spazio per dare più riconoscimenti anche economici alle calciatrici stesse.

C’è quell’inizio di puntata in cui tutte le calciatrici vengono mostrate con i loro “veri” lavori o in difficoltà a pagare le bollette. Ecco, lì in due minuti hanno raccontato l’altro lato della medaglia delle sponsorizzazioni e dei soldi che servono per mandare avanti una squadra. Hanno affrontato questo tema facendo vari esempi: dover riadattare lo spogliatoio degli ospiti, l’assemblea degli azionisti, le doppie vite delle calciatrici. Sono riusciti, ogni tanto, a citare questo argomento portandolo un po’ più sulle cose concrete.

Hai già anticipato una domanda che volevo farti che era proprio relativa al fatto che le calciatrici facciano più lavori e debbano trovare il tempo di allenarsi e fare le partite.

Questa è una cosa che nelle prime tre stagioni non abbiamo visto mai, i calciatori del Richmond erano i calciatori del Richmond e non c’era nient’altro che dovevano fare durante il giorno se non starsene a casa e trovare il modo di trascorrere le giornate.

E giocare alla Play tendenzialmente [ride].

Ma il calcio femminile DEVE interessarci per forza?

Una cosa che io sento dire tanto spesso riguardo questa stagione, specialmente da chi non l’ha voluta affrontare ancora: se il calcio femminile non ha lo stesso riscontro del calcio maschile nella realtà forse è perché non funziona come il calcio maschile. L’idea di tentare di farlo funzionare a tutti i costi non porterebbe solo a una forzatura narrativa?

Di fronte a questi dubbi mi verrebbe da chiedere, un po’ in stile Quizzettone: quanto conosci il calcio femminile? Non in termini di regole, le regole sono le stesse. Quante volte hai visto giocare una partita intera? E, soprattutto, in che senso non ha successo come quello maschile? Non deve aver successo allo stesso modo. Il fatto che esistano calcio maschile e calcio femminile non porta necessariamente a un identico risultato, anche solo in termini di spettacolo della partita.

Noi abbiamo qualche calciatrice nazionale italiana che in, questo momento, sta giocando in America, nella Lega degli Stati Uniti. Una di queste è Sofia Cantore che gioca nel Washington Spirit, una squadra molto importante. E non solo è una delle calciatrici che fa più gol, più spettacolo e che è più amata dai tifosi, ma partecipando a un podcast italiano, raccontava proprio che secondo lei il problema è guardare il calcio femminile pensando al calcio maschile.

Sono due cose che non possono essere identiche. Devi prendere lo spettacolo per quello che è. Il calcio femminile è molto più veloce, è molto più giocato sulle linee, sulla corsa, su certi movimenti tattici che, anzi, nel calcio maschile si stanno anche un po’ perdendo.

Poi sta tutto ai gusti. Questa è una piccola battaglia mia perché non credo che sia questo il problema ma ci sono una serie di pregiudizi e di abitudini al non vedere, al non capire, al non mettersi lì. Poi possiamo dirci che una cosa è più bella e l’altra è più noiosa, ma questa non è una questione che si può decidere in partenza.

Ted Lasso ragazze Richmond

Ted Lasso 4: cosa non funziona?

Ultima cosa che ti chiedo: c’è proprio qualcosa in questa stagione che, secondo te, era totalmente inverosimile o che ti ha convinto meno? Perché io, ad esempio, durante tutta la stagione continuavo a pensare quanto poco fossi interessato all’ennesimo triangolo sentimentale di Roy Kent e quanto avrei preferito venisse investito più tempo sulle calciatrici, anche se poi mi sono ricordato che, nella prima stagione, gli unici due personaggi della squadra maschile seriamente caratterizzati erano Jamie e Roy. 

Allora, io ho avuto la stessa sensazione ma concordo con te. È stata una progressione e mi pare che abbiano dichiarato qualche settimana fa che hanno costruito tre stagioni su questo arco narrativo, per cui io mi aspetto maggiori evoluzioni di personaggi che sono già stati molto apprezzati come il portiere Boots o le gemelle irlandesi.

A me avrebbe fatto piacere anche vederle giocare di più, quello sarebbe stato veramente rivoluzionario da un certo punto di vista: dato che il calcio femminile non lo fa vedere nessuno lo facciamo vedere noi! Sarebbe stata una meta-narrazione pazzesca ma interessante.

Quello che a me ha lasciato più perplessa in generale è proprio la storyline della compravendita della azioni all’insaputa del club. Zelda l’ho trovata un po’ macchiettistica ma va detto che io ho un problema con i villain in generale. A me piacciono i villain seri e cattivissimi alla Moriarty. E forse, in generale, l’arco narrativo di Rebecca è quello che mi ha lasciato più perplessa perché l’ho trovata un po’ meno incisiva rispetto alle altre stagioni.

Dopodiché ci sono state delle vette altissime di scrittura e di emotività. L’ultimo monologo di Mae sembrava una poesia, era veramente bellissimo. Le voci stupende delle gemelle che cantano durante la veglia funebre e la scena sul divano tra Ted e Alice Chilton, davvero meravigliose.

Ma la cosa che mi è piaciuta di più è come hanno reinventato il cartello “Believe”. Lì, secondo me, hanno preso un elemento iconico che avrebbero potuto rovinare nel tentativo di cambiarlu e invece l’hanno aggiornato benissimo. Credo che, dal punto di vista della scrittura, toccare una cosa così importante e renderla comunque bella sia una impresa notevole.

Arriverà una quinta stagione?

Speriamo, dato che il tema centrale della serie è che bisogna dare una chance al Richmond Femminile, che lo facciano davvero con altre stagioni e che Apple non decida di chiudere qua.

No dai, il successo l’ha avuto secondo me. Il punto sarà vedere adesso se faranno come con il Richmond maschile che, una volta arrivato nella serie maggiore, concedeva più spazio al calcio. Perché, se sarà così, dovremmo vedere l’Arsenal o il Chelsea femminile, realtà che esistono veramente e che costringeranno ad alzare parecchio il livello del gioco.

E spero che continueranno a rivolgersi a un po’ di consulenza reale da parte di calciatrici professioniste. Per esempio, c’era un inside joke nella seconda puntata basato sul fatto che la produzione avesse chiamato Leah Williamson a fornire info e dettagli su come vivono delle vere calciatrici. Giunti alla scena della presentazione del nuovo spogliatoio femminile, tra le maglie appese accanto agli armadietti c’era anche la sua, la numero 6.

Se continueranno con queste attenzioni troveranno spunti ancora più realistici nel mondo reale e li racconteranno.

di Roberto “Mr. Rob” Gallaurese

Mister Rob
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