Una missione eroica

Essere Babbo Natale richiede un tipo di preparazione più unica che rara, e se pensate che la magia consista “soltanto” nel riuscire a consegnare tutti i regali in una notte, vi sbagliate di grosso. Il benefattore più famoso del mondo deve anche fare i conti con un numero strabiliante di tradizioni e di usanze. Uscirne tutti interi va oltre il cosiddetto “Miracolo di Natale”.
Qui si parla di una vera e propria missione eroica.

QUALCUNO SFAMI IL POVERETTO

Le prime consegne sono in Groenlandia, dove non ci sono particolari usanze per il cibo da lasciare al “rubicondo” corriere. Il che è una fortuna dal momento che tra i piatti tradizionali Natalizi ci sono il Mattak, ovvero una striscia di pelle di balena, talmente dura che va ingoiata senza masticare e il delizioso Kiviak, un piatto preparato avvolgendo un uccello in un pezzo di pelle di foca lasciato poi a fermentare per qualche mese. Diciamo che non si accompagnano bene al latte, ecco.

In Svezia ci era già passato il 13 dicembre per Santa Lucia, in pieno gemellaggio con i Bergamaschi. Purtroppo, qualcuno festeggia anche il 25, e Jultomte deve tornarci per la seconda volta in un mese. Ad attenderlo troverà del porridge di riso speziato alla cannella, ma non per lui; gli svedesi pensano prima alle renne. Al massimo gli lasciano del caffè, ma il poveretto soffre di ipertensione e non può berlo. Si consola al pensiero che un paese, dove un terzo della popolazione, fin dal 1959, guarda ogni Natale l’episodio natalizio di Paperino, non può combinare danni seri.

La Norvegia ha un occhio di riguardo in più e qualche biscotto glielo fanno trovare: i Pepperkaker, cioè omini di pan di zenzero e i Sirupsnipper, biscotti di pasta frolla aromatizzati all’anice. Julenisse cerca di pronunciare il nome di questi dolci senza sembrare un idiota e facendolo gli scivola il piatto. Cerca disperatamente qualcosa per raccogliere i cocci, ma poi si ricorda che i norvegesi credono che streghe e spiriti maligni vaghino nel cielo notturno la Vigilia di Natale a cavallo delle loro scope. Così per sicurezza le nascondono per evitare che ci mettano le mani sopra.

Nelle case finlandesi si comincia a ragionare e il buon vecchio Joulupukki può affondare i denti nel Munajuusto, un formaggio a base di uovo prodotto con latte di capra o di bovino. Meglio fare incetta che poi in Danimarca c’è cibo solo per gli elfi. Lì non si deve dimenticare di portare via un po’ di risengrød. Una volta se n’era scordato e si è trovato addosso i sindacati.

USANZE E ABITUDINI

In Estonia il passaggio è veloce e indolore. Quelli passano il giorno di Natale in famiglia, come gli altri, ma dentro una sauna a bere e raccontarsi storie natalizie. Nemmeno i vicini di casa, i lèttoni si accorgono di lui, tutti presi dal trasportare avanti e indietro uno ceppo natalizio la cui funzione è quella di “raccogliere” i problemi e le cose brutte dell’anno appena trascorso. Una volta terminato il giro, il ceppo viene bruciato.

Giunto in Olanda prende il sopravvento l’incertezza e Sinterklaas non si ricorda più se questi qui sono quelli dei regali nelle scarpe e delle patate per i bambini cattivi, o se è già arrivato in zona calze e carbone. Quando vede le carote e il disegno di un cavallo che traina una slitta, si ricorda che gli olandesi pensano che lui non usi le renne, ma un cavallo di nome Amerigo, e tutto torna al suo posto.

Le renne comunque mangiano le carote ed è peggio di un aperitivo; hanno di nuovo fame, quindi è meglio fare una deviazione verso il Regno Unito, dove i bambini inglesi si accodano a quelli dei Paesi Bassi e lasciano carote per le renne. Tanto meglio. Tra l’Inghilterra e l’Irlanda Father Christmas può farsi qualche pinta di birra, o un cicchetto di sherry, ma soprattutto può gustarsi la Mince Pie.

Non deve esagerare però, altrimenti rischia di precipitare nel tipico falling asleep, senza nemmeno vedere un film di James Bond. In Galles per poco non gli piglia un colpo quando si imbatte in un gruppo di decerebrati nascosti sotto un lenzuolo da cui sbuca un teschio di cavallo. Accidenti a loro e quella stupida tradizione del mari lwyd; prima ti cantano addosso, e poi partono con il pwnco, una battaglia di insulti in rima… in gallese. Immaginatevi il mal di testa. Ma alla fine si beve e Siôn Corn gli perdona lo spavento.

PRESEPI, DECORAZIONI E GIORNO DI NATALE

Quei burloni degli spagnoli stuzzicano sempre il suo lato infantile con i loro Caganer sempre presenti anche nei presepi. Quando Papá Noel passa di lì non resiste alla tentazione di fregarne uno che poi mette nel presepe di un altro paese. Il bontempone non è nuovo a questi scherzi. L’anno precedente, mentre passava sull’Italia, ha sostituito il bue e l’asinello con la pecora e il lama presi da un presepe peruviano.

Una delle complesse architetture in carta stagnola colorata di un presepe polacco era finito in Paraguay, mentre in Provenza hanno trovato un Bambin Gesù scolpito nell’ebano. Per qualche ragione è proprio nell’Africa che egli riconosce come in nessun altro posto lo spirito del Natale: tutti i lavoratori tornano alle loro famiglie, mentre i giovani girovagano per strada intonando i canti natalizi della loro terra.

Il tempo sta per finire. Bisogna accelerare. In Venezuela ci si appresta a lasciare le auto parcheggiate e indossare i pattini per andare a messa. Per tutta la capitale, schettinatori di tutte le età presto scivoleranno agili sulle strade cittadine diretti verso le loro chiese. Come al solito, il passaggio sopra gli Stati Uniti richiede l’uso degli occhiali da sole. Santa Claus deve attivare la modalità Stealth per non essere visto. Ogni anno si domanda come faccia il traffico aereo a non scambiare i quartieri illuminati a giorno per delle piste di atterraggio.

Un’altra rapida svolta ed eccolo sopra l’Australia. Si toglie la giacca per il caldo torrido e vede le prime famiglie che si preparano a trascorre la giornata in spiaggia. Il Giappone invece gli lascia sempre un po’ l’amaro in bocca, con la loro malsana “tradizione” di pranzare a base di KFC. Un’altra accelerata, anche se questa volta un po’ troppo brusca. Trovandosi in un lampo sopra la Russia Ded Moroz ha rischiato di non fare in tempo a cambiarsi per indossare il blu e il bianco.

RITORNO A CASA

L’eroica missione giunge infine al termine. Presto bisognerà mettersi al lavoro per il prossimo Natale ma, nel frattempo, tutto il Polo Nord si dedica alla nobile arte del pisolino ristoratore. Disciplina questa in cui ogni elfo che si rispetti eccelle e di cui Babbo Natale è un campione assoluto.

Alessandro Felisi
Alessandro Felisi

Attore, drammaturgo e scrittore di romanzi per ragazzi: è la mente dietro le mappe della redazione.

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