Tutto in perfetto ordine

I giapponesi, si sa, hanno un’ossessione per l’ordine e per le regole.
Potrebbe sembrare che si siano lasciati prendere un po’ la mano, esagerando. In alcune situazioni verrebbe voglia di scuoterli dicendo: “Non è davvero così importante che la penna usata per compilare il documento sia nera e non blu!!!”
Ogni cosa deve essere fatta in una determinata maniera oppure viene respinta o addirittura negata. Ma qual è la ragione di questa ossessione?

Mettiamoci in fila

Fare la fila, per esempio, è un’operazione che rasenta una cerimonia religiosa.
Ci sono una serie di regole e cure che bisogna applicare pena la disapprovazione pubblica, la vergogna di essere rimesso al proprio posto o addirittura retrocesso.

La fila dev’essere una persona dietro l’altra, anche due se c’è abbastanza spazio (ma nel caso ci sarà un addetto che ti avviserà). Se viene fatta all’aperto bisognerà lasciare libera l’entrata degli esercizi commerciali, e non ci si può fermare -ovviamente- in mezzo alla strada.
Non si può prendere il posto per una persona che arriva dopo; se un tuo amico fa tardi, si inserirà nella fila all’ultimo posto.
Non puoi allontanarti per andare in bagno e pretendere di rientrare dov’eri prima, a meno che non ti premuri di avvisare la persona dietro di te e il personale del negozio per cui stai facendo la fila.
Per nessuna ragione al mondo fare il furbo verrà perdonato: non si prova a superare o a infilarsi con nonchalance.

Perfino per salire sui mezzi di trasporto le file sono perfette e perseguono le stesse rigide regole di comportamento.

Per gli stranieri che non conoscono i passi di danza esistono foglietti illustrativi dettagliati, per assicurarsi che non ci si perda neanche un passaggio

Pulizia, precisione, puntualità

Questa ossessione si estende ad ogni aspetto della vita.
Dall’estrema pulizia di ogni luogo, la raccolta differenziata apparentemente perfetta e la cura del corpo quasi maniacale.
Ma ancora la meticolosità e precisione con cui viene fatto ogni gesto, con cui ogni biscotto nelle confezioni è incartato singolarmente, ogni acquisto è insacchettato e poi messo ancora in un altro sacchetto.
I treni che arrivano spaccando il secondo, le porte che si aprono nei spazi appositi segnalati con specifiche linee sul pavimento, non un centimetro avanti, non un centimetro indietro.
I negozi aprono precisamente all’ora designata e non chiudono 5 minuti prima o 5 minuti dopo.
Non solo le regole non possono essere infrante, ma non possono nemmeno essere piegate o stiracchiate.
Sono granitici.

Bisogno di sicurezza

Da che cosa nasce un’ossessione di questo tipo?
Com’è possibile che riescano a portare avanti una vita di questo tipo senza venir consumati dallo stress (spoiler: non ce la fanno)?
Mi sento di poter avanzare un’idea a riguardo.

Vivono su una terra costantemente vessata da eventi catastrofici: terremoti, tsunami, tifoni… devono essere pronti ad affrontarli velocemente e con efficienza, hanno bisogno di poter controllare qualcosa, hanno bisogno di sapere che possono gestire ogni cosa.
Quel desiderio di controllo ogni tanto, o forse spesso, diventa un’ossessione collettiva e tramandata. Vengono cresciuti in modo da essere in grado di reagire nel minor tempo possibile a un pericolo, ma per farlo devono avere ogni cosa in pugno, devono conoscere le curve a occhi chiusi. Per questo non ci deve essere spazio per l’improvvisazione e le incognite.

Ma non mi sento di giudicarli per questo.
Certo, avrebbero bisogno di mollare la presa ogni tanto, di ammorbidirsi nei confronti di alcune situazioni, ma penso che ognuno di noi sappia quanto è difficile lasciare andare.
Il controllo ci dà sicurezza, ci fa sentire forti e protetti.
E nessuno vuole mai davvero sentirsi vulnerabile.

Inoltre, altro elemento da non dimenticare, parliamo di una popolazione di circa poco più di 120 milioni di persone su una superficie di 364543 km² (per capirci l’Italia è 302068 km² con una popolazione di 59 milioni di persone… vedete la differenza?), nell’arco del tempo hanno dovuto trovare un modo per non uccidersi a vicenda. E quale miglior metodo per farlo se non organizzare e regolare tutto ossessivamente?
Si riducono gli attriti, si riducono i litigi, si riduce la microcriminalità.
Si riducono i rischi.

Sostituiscono la paura con l’ossessione, l’ignoto col conosciuto, la casualità con la rigidità.
Prima o poi si spezzeranno? Forse.
O forse no.
Forse smetteremo noi di piegarci.

Monica Fumagalli
Monica Fumagalli
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