La seduzione della minoranza

Hai mai notato come in molti si sentano appartenere a una categoria di minoranza, sfavorita, maltrattata, non considerata dalle istituzioni o peggio, anche dagli stessi vicini di casa?  A volte è vero, a volte è una percezione distorta data da inutile vittimismo.
Per intendersi, se i tuoi diritti di Persona non vengono riconosciuti per qualsiasi motivo, ciò è una violazione ed è un grosso problema reale: qui scatta il concetto di minoranza.
Questo perché tecnicamente alla “maggioranza” i diritti di Persona dovrebbero essere garantiti.
In realtà, poi non è così e stiamo vivendo un periodo storico globale dove tali diritti stanno regredendo invece di progredire, ma ciò colpisce tutti, “maggioranza” e “minoranze”.
Torniamo al vittimismo delle presunte minoranze invece.

Perché c’è un tale fascino nel sentirsi vittime incomprese?

È da quando l’umanità ha iniziato a lasciare traccia scritta che ci si lamenta di “essere il gruppo sfavorito” nella società. Il gruppo più piccolo, più indifeso, più ignorato.
I giovani sono decadenti, senza una morale né un obiettivo nella vita, pigri che ciondolano e rovinano il mondo; i vecchi sono sprofondati nelle loro poltrone e pretendono sia tutto dovuto, convinti di aver fatto gran bene alla società fino a quel momento.
Tale concetto risale a Cicerone e anche prima, e da tutt’altra parte, tipo Confucio, e non è cambiato niente fino a oggi.
Perché?
Perché se il problema non è reale, è solo questione di percezione.
Tuttavia, la percezione è qualcosa di reale, che influenza e influisce.
E non c’è solo questo, ci sono tante altre ragioni che concorrono a questo desiderio di immettersi in una categoria di minoranza incompresa.
Ora, senza aprire altre parentesi ma consapevole che non è un discorso che si esaurisce sotto un solo aspetto, torniamo alla seduzione della minoranza.
Vi è un fascino perverso nel sentirsi non ascoltati, il gusto della lamentela forse, o anche la mera convinzione che il nostro vicino sia sempre più fortunato di noi.
Oltre a questo, vi è un trend crescente molto preoccupante di ciò che le minoranze rappresentano, di come vengono rappresentate e spesso, sfruttate.
In un mese dove anno dopo anno si moltiplicano le attività relative al mondo LGBTQIA+ e queer, è importante una riflessione sul cosiddetto rainbow washing.

Cos’è il rainbow washing?

Si tratta di una pratica commerciale e sociale di andare a mostrarsi apertamente schierati a favore della comunità LGBTQIA+. Talvolta è più banale di quel che uno possa immaginare, cioè basta mettere una cosa arcobaleno e a posto così, siamo ally.
Inutile dire che in parte si tratta di un passaggio necessario: più ci si circonda di questi “arcobaleni” più si normalizza che nella società non debbano esserci Persone considerate una minoranza, perché “siamo tutti arcobaleni”.
Detto ciò, ci sono un milione di motivi sbagliati quando l’essere di supporto diventa un banale appiccicarsi in fronte un’etichetta, scadendo così nel rainbow washing. Ma come si fa a sprofondare in qualcosa di così abietto? Come possiamo evitarlo e perché mai uno dovrebbe andare a parare in simili atteggiamenti? Purtroppo è più frequente e facile di quanto si immagini.

La seduzione del denaro

Questo vale di solito per le grandi aziende o multinazionali, e qualora tu rappresentassi un qualcosa del genere, ti prego di metterti una mano sulla coscienza: vuoi fare una cosa “arcobaleno”, falla tutto l’anno. È un’operazione commerciale, ma almeno diventa “commerciale” come tutto il resto, no?

La seduzione dell’essere a posto con la coscienza

Se condivido la mia foto incorniciata di arcobaleni, le persone sapranno per un mese che sono a favore della comunità LGBTQIA+. Poi basta, se no chissà cosa mi succede il resto dell’anno.
No, per favore, sentiti sempre in diritto di esporti se si tratta di qualcosa di cui ti importa.

La seduzione del sentirsi parte di qualcosa

Far parte di un cambiamento, far parte di un movimento: il mondo non ci piace, dobbiamo prender parte a un’innovazione. Va benissimo. È sacrosantissimo. Ma per quanto rimane questa volontà? Quante volte parteciperò ad attività per migliorare le cose intorno a me? Quanto supporterò associazioni e farò volontariato sul territorio perché il mio far parte di qualcosa cambi davvero le cose?
Meglio farlo solo a giugno, il resto dell’anno c’ho il lavoro, la scuola, i figli, la carriera, ma che ne sai tu di quanto ho da fare?

La seduzione della minoranza

Anche io sono un’incompresa, farò parte di questo gruppo.
Cerchiamo di essere un po’ onesti e un po’ realisti, soprattutto per rispetto di chi davvero si vede negare diritti quotidianamente, nel suo voler essere Persona. Si può combattere una battaglia giusta senza sentirsi vittima di qualcosa se vittime non lo si è. Il mondo è sbagliato per tanti motivi, si può agire per il benessere di tutti anche se si fa parte già della maggioranza (che dovrebbe essere “a posto”).
Non dovremmo avere una parte “separata” dal resto, l’obiettivo è proprio quello di eliminare il concetto di minoranza intesa come diversità perché siamo tutte persone con caratteristiche uniche e al contempo siamo tutte uguali.  Non dovrebbe esserci un gruppo più piccolo di altri, perché dovremmo essere tutt* un “mega gruppo” ossia, le Persone.
Fino ad allora, non lasciamoci sedurre dalla faciloneria e dalla pigrizia: non basta un mese l’anno per essere parte di un cambiamento, ma è sufficiente per rimanere parte del problema.

di Alessandra “Furibionda” Zanetti

Alessandra Zanetti
Alessandra Zanetti
Articoli: 24