La seduzione al tempo dei… Dinosauri!

Abbiamo modo per comprendere le tecniche di seduzione nei dinosauri?

Prendetemi per pazzo, ma la risposta è !

Dopotutto, lo studio di come molte caratteristiche anatomiche esuberanti ed eccentriche esulino dalla “logica” di sopravvivenza di un animale, permettendogli di risultare “bello” nei confronti del partner, è tra le tematiche più importanti dell’evoluzione biologica.

Nel regno dei viventi, siano essi piante, animali o organismi più semplici, la storia evolutiva di ogni specie è caratterizzata da una continua danza su una sottilissima corda di violino tra quella che è la selezione naturale e la selezione sessuale (ne abbiamo già parlato qui!).

Un tratto anatomico esuberante potrebbe portare un animale ad essere più visibile, e quindi più facilmente individuabile da un predatore: la selezione naturale andrebbe ad eliminare tale tratto nel corso delle generazioni. Però, essere vistosi ed essere ancora vivi significa “sapere il fatto proprio” e questa è una cosa che attrae molte femmine! Come potete capire, l’equilibrio è claudicante, ma c’è.

E i dinosauri?

Beh, loro erano animali che sottostavano alle stesse “regole” ecologiche degli animali moderni, e abbiamo molte particolarità che possiamo ipotizzare essere legate alla “seduzione”.

Piume sgargianti, danze sensuali

L’esempio più lampante, e forse anche quello più scontato, è quello che vediamo nei dinosauri moderni: gli uccelli.

Dalla maestosa e ipnotizzante coda del pavone, al colorito dei piccioni invisibile ai nostri occhi ma incredibilmente attraente per le femmine, alle sgargianti piume degli uccelli del paradiso, il gruppo degli Aves è un continuo concerto di forme, colori e pattern geometrici che per decenni hanno ispirato numerosi studi comportamentali.

E il bello è che abbiamo moltissime prove fossili di piumaggio nei dinosauri del passato, siano esse complesse penne, semplici piume o enigmatiche “protopiume” a forma di tubo appuntito.

Ma le piume da sole non bastano, un uccello deve saperle usare. Ed ecco che osserviamo, nei volatili moderni, delle vere e proprie danze atte a sedurre la femmina per appropriarsi il diritto alla riproduzione. Una delle coreografie più famose è quella del “Vogelkop superb bird-of-paradise” (Lophorina niedda), un uccello del paradiso della Nuova Guinea che apre le piume del collo e delle ali a formare una sorta di ombrello nero con una striscia azzurra.

È altamente probabile che alcuni suoi antenati, facente tutti parte del gruppo Maniraptora, si esibissero in coreografie simili, come immaginato in questo documentario basandosi sul tragopano di Temminck (Tragopan temminckii):

Una cornucopia di armi pericolose ma seducenti

In paleontologia, spesso, ci troviamo a descrivere delle strutture anatomiche che difficilmente ritroviamo negli animali moderni.

Pensate agli scudi ossei nella testa del triceratopo e dei suoi simili. Pensate alla fila di placche ossee sulla schiena dello stegosauro. Alla spaventosa armatura degli anchilosauri, alla spessa calotta cranica dei pachycefalosauri. A cosa servivano?

Prima di questa risposta, dobbiamo considerare che non vi è mai una singola spiegazione a un tratto biologico. Stravaganti elementi che ritroviamo nelle diverse specie di animali hanno funzioni multiple, e la loro evoluzione è legata ad un complessa rete di relazioni tra molteplici aspetti della vita dell’animale.

Per cui, le strutture sopraccitate potevano avere molteplici funzioni. Erano deputate alla difesa contro i predatori, per esempio, nel caso degli anchilosauri. Oppure al combattimento tra maschi, come dimostrato dai traumi presenti sulle calotte craniche dei pachycefalosauri. Ma, esattamente come nel cervo moderno, questi organi servivano ad attirare le femmine. E, di nuovo, esattamente come il cervo, più una struttura è grande e complessa, più problemi dà: puoi essere visto dai predatori; puoi rimanete intrappolato o incagliato; ti può appesantire, e quindi sei più lento, etc… Però, se sei ancora vivo nel periodo della riproduzione, “sai il fatto tuo”.

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Caratteristiche anatomiche che hanno svariate funzioni, tra cui anche quella di “sedurre” le femmine, come corna, armature o testoni. Immagini rispettivamente di Andrey Atuchin, Sergej Krasovskiy and PNSO

Strutture complesse sono potenti strumenti di seduzione nei dinosauri.

Grosso è bello, grande è sexy

In uno dei primi sequel de Alla Ricerca della Valle Incantata, tre goffi dinosauri cantano una delle canzoni più EPICHE della saga:

Se sei gross fai il gradass coi più piccoli di te
guardan dal bass e tu sbirci dall’alt
tranci un albero in due, e loro un ramoscel
grande e gross è più bel!
Se sei gross puoi far tutto quello che tu vuoi

Per quanto trucida sia (eppure incredibilmente orecchiabile), essa descrive il “modus evolvi” dei dinosauri dal collo lungo, i sauropodi. Comparsi alla fine del Triassico, hanno avuto un successo evolutivo a dir poco esplosivo, riuscendo a colonizzare quasi tutti i continenti, entrando in competizione con altri dinosauri erbivori (tra tutti, gli adrosauri e i ceratopsidi), e raggiungendo dimensioni gargantuesche.

No, i sauropodi non erano lì a curare le biciclette o a pettinare le bambole. Questi dinosauri arrivarono là dove nessuno è mai arrivato, lassù, a guardare il creato dall’alto in basso. Solo le balene son riuscite a fare meglio, ma grazie tante ad Archimede eh!

Per molto tempo, si è pensato che i sauropodi abbiano raggiunto il loro apice evolutivo alla fine del Giurassico, quasi 140 milioni di anni fa. A quell’epoca vivevano alcune tra le specie più conosciute al pubblico, come Brontosaurus, Diplodocus e Brachiosaurus, solo per citarne alcuni. Poi, con il Cretaceo, scomparvero…

…No, assolutamente no. Quella era una credenza dovuta a una mancanza nel record fossile, ampliamente coperta negli anni successivi, più precisamente negli ultimi 30 anni. Il Cretaceo non fu il periodo di disfatta dei sauropodi, ma bensì il loro parco giochi! Molteplici specie si evolsero, raggiungendo dimensioni ancora più spaventose rispetto agli antenati giurassici.

E sì, come prima, le gigantesche dimensioni erano una forte arma di seduzione nei dinosauri. Arrivare al pieno della forma fisica durante il periodo dell’accoppiamento è per un esemplare adulto prova della sua forza, dell’esser sopravvissuto a sfide infernali, e quindi agli occhi delle femmine tanto sexy quanto una lattina di Coca-Cola fresca al tramonto di un giorno di mezza estate.

Però, c’è da dire che non di solo sesso il sauropode cresce. Le gigantesche dimensioni sono frutto di molteplici fattori che si sono intersecati l’uno con l’altro nel corso dei milioni di anni di storia, come ci dimostra questo grafico:

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Le relazioni evolutive nei sauropodi (dinosauri dal collo lungo), che si intrecciano in un grafico “a cascata”, pubblicato da Sander nel 2013

Dinosauri “cantanti”: tecniche di seduzione musicali

E qui, arriviamo alla ciliegina sulla torta.

Uno degli aspetti più “romantici” (nel senso vero e proprio del termine) ricostruiti in una particolare famiglia di dinosauri. E, forse, una delle pochissime caratteristiche che possiamo ricostruire quasi li avessimo ancora con noi.

Sto parlando dei versi, o tecnicamente detti, “vocalizzazioni“.

In particolare, quelli dei lambeosauri. Chi sono i lambeosauri? Beh, arrivati a questo punto, se avete letto altri articoli da me pubblicati, o se seguite le mie live su Twitch, saprete che sono specializzato nello studio degli adrosauri, i cosiddetti “becchi ad anatra”. Dinosauri molto famosi seppur poco “apprezzati” dal grande pubblico (certo, meglio il trrrrex eh? EH?), gli adrosauri erano grossi erbivori caratterizzati da un prominente becco arcuato, teste quasi equine, e un corpo possente e longilineo, sorreggendo una robusta coda.

Però la caratteristica più particolare degli adrosauri è l’ornamentazione della testa. Nei saurolofini, troviamo delle piccole creste osse sul naso (Gryposaurus) o sulla sommità del capo (Saurolophus), o persino solo creste carnose stile gallo (Edmontosaurus). Nei lambeosaurini, invece, troviamo complesse strutture formate dalle ossa premascellari, nasali e frontali (muso e volta cranica, in pratica), alcune a forma di tubo (Parasaurolophus), altre ad elmetto (Corythosaurus), altre ancora ad L (Lambeosaurus), e così via.

E sapete qual è la cosa bella qui? Le creste dei lambeosaurini sono cave. In Parasaurolophus, per esempio, una complicata serie di canali dipartono dalle narici, e percorrono tutto l’organo, per poi rientrare nel cranio. E questi “canali” servivano probabilmente a riscaldare l’aria, proprio come fanno le ossa dette turbinati in noi mammiferi.

Ma Parasaurolophus poteva emettere quei versi!

Nel 1997, l’Università del New Mexico ha scannerizzato una cresta ossea di Parasaurolophus alla TAC, ricostruendone i volumi e i canali interni. Usando il modello digitale generato, i ricercatori hanno potuto “soffiare” all’interno del modello, generando un suono che rimbombò direttamente dall’alba dei tempi:

Cosa c’entra tutto questo con il tema del giorno?

Beh, è indubbio che le vocalizzazioni siano potenti strumenti per l’attrazione sessuale nelle specie che riescono ad emetterli. Pensiamo anche solo al canto degli uccelli e delle balene. E il discorso torna sempre lì: il maschio che produce il suono più forte verrà udito e percepito più facilmente dai predatori, aumentando la probabilità di essere ucciso. Ma, se nel periodo del corteggiamento, un maschio è ancora lì, sano e salvo, che canta una versione cretacica del Nabucco, significa che è “sa il fatto suo”.

Ed ecco spiegato perché i cantanti fanno stragi di cuori ancora oggi.

di Filippo Bertozzo

Filippo Bertozzo
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