Il cambiamento si cambia con il cambiamento

Il cambiamento è uno dei temi che mi sta più a cuore in assoluto.
Provo una sorta di amore-odio verso questo termine, ma anche verso chi lo usa senza consapevolezza.
C’è chi si spaccia per garante del cambiamento, come se esso fosse l’unico modo per vivere, usandolo essenzialmente come giustificazione di una tipologia di esistenza fatta di scelte randomiche, discutibili e per lo più egoistiche. Del resto, se vuoi vivere a caso, non ti deve importare affatto degli altri. Inoltre si tratta di un egoismo pigro, perché non v’è nessuna ricerca in questo “cambiare”, forse una noia, forse una incapacità di mantenere un obiettivo.

C’è chi invece ha repulsione per il cambiamento, quasi fosse una malattia che colpisce talune persone, che invece di rimanere staticamente uguali a se stesse per lunga parte della vita, vengono trasformate diventando irriconoscibili. I sostenitori di questa visione sono egoisti tanto quanto i primi, seppur in maniera differente: se vuoi che tutto resti sempre uguale, o sei estremamente felice e chi ti circonda è estremamente felice, altrimenti non v’è ragione se non un profondo senso di pigrizia che ti impedisce di minare lo status quo, per quanto brutto possa essere.

Come spesso scrivo qui e nei miei libri, sono una grande sostenitrice dell’Equilibrio: la virtù e la verità stanno nel mezzo. E il mezzo non è una linea sottilissima, vi sono molti “mezzi”. È l’estremismo a rovinare tutto, sempre. L’estremismo nel cambiare e nel non cambiare.

Cambiamento è una parola che spaventa a buona ragione, pensiamo al cambiamento climatico: non è quello che volevamo. Ma è quello che abbiamo creato. Senza pensare alle conseguenze alcuni, senza conoscerle altri. Tuttavia, non v’è alcun dubbio che questo tipo di cambiamento sia reale, in corso e nefasto. La Terra sarebbe cambiata ugualmente senza l’apporto devastante dell’uomo? Sarebbero andate più lentamente le cose? Diversamente? Non lo sappiamo con certezza, perché coi se e coi ma si fanno solo teorie. Ma la pratica è diversa, la pratica è ciò che vediamo, ossia che dobbiamo agire. Che il motivo sia preservare il pianeta, che sia garantire un futuro a noi stessi, che sia far vedere un domani a chi ancora non è nato… in ogni caso, bisogna far qualcosa, bisogna cambiare, appunto.

Il cambiamento climatico si cambia con il cambiamento.
La pigrizia, l’egoismo, l’ignoranza, la staticità hanno impedito di interessarsi all’ambiente e ciò ha comportato danni irreversibili. Il danno maggiore è nella nostra testa, nel fatto che non abbiamo abitudini sane ed esse, le abitudini sane, non vengono avallate da un corretto sistema di informazione e responsabilità.
C’è un concetto diffuso di “Quello che faccio io non fa la differenza” che deve essere sradicato. Il far parte di una grande società globale non ci deresponsabilizza, ci rende esattamente persone tanto quanto si viveva in villaggi da 50 anime. Solo che se in 50 si fa un casino, sta ai 50 sistemarlo. Se su miliardi si fa un casino, sarà sempre colpa di qualcun altro.
Non è così. Se non differenzio, se non chiudo l’acqua mentre mi lavo i denti, se compro tonnellate di plastica per cibi monoporzione… tutto questo moltiplicato per tutte le persone che lo fanno, ha una conseguenza.

Ora, è impossibile che un singolo cambi il mondo, ma è impossibile che il singolo non abbia alcun effetto sul mondo. E ciò che la società attuale è diventata, purtroppo, impedisce un vivere etico e che salvaguardi tutti. Però tra il fregarsene perché “tanto non cambia niente” e il diventare ecoterorristi ci sono moltissime vie di mezzo che possiamo applicare. E non significa pulirsi la coscienza perché ho buttato la plastica nel bidone della plastica. Significa ricercare attivamente cosa nel piccolo si posssa fare per non peggiorare la situazione. Dobbiamo cambiare alcuni atteggiamenti, alcune abitudini per poter permettere al pianeta di fare il suo corso.

di Alessandra “Furibionda” Zanetti

Alessandra Zanetti
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