Geisha: la seduzione degradata dal turismo

Se dovessimo pensare all’epitome della bellezza e della seduzione, all’interno della cultura giapponese, probabilmente il primo nome che ci verrebbe in mente sarebbe: geisha.
Per parlare di questa categoria, come sempre, a me piace partire dalla linguistica, dal modo in cui utilizziamo le parole per raccontare il mondo.

Geisha

Innanzitutto, fatemi e fatevi un favore, non usate la parola geishE. Nella lingua giapponese non esistono plurale e singolare, per cui non è una scelta grammaticale usare il plurale italiano, perché di base non esiste la parola che viene utilizzata. Stiamo quindi inventando un termine di un altra lingua per inserirlo arbitrariamente nella nostra.

Ciò detto mi sento caldamente di reiterare un concetto che molti sanno ma di cui altrettanti sembrano ancora all’oscuro (parlo per esperienza diretta, credetemi): le geisha non sono prostitute.

I due ideogrammi che compongono questo termine sono 芸者
芸: gei, ovvero arte, tecnica, performance
者: mono / sha, che significa persona

Spesso i giapponesi tendono ad essere troppo ambigui, ma in questo caso credo sia difficile essere più didascalici di così.
La professione è, alla lettera, quella dell’arte, in cui abbiamo a che fare con persone istruite per essere “show women” a 360°. Dal canto, alla danza, saper suonare gli strumenti musicali tradizionali, la cerimonia del tè, la conversazione, sono un concentrato di conoscenza con un aspetto elegante.
Conoscono tutti i trucchi della seduzione e dell’intrattenimento, sono in grado di catturare l’attenzione del loro pubblico semplicemente spostando la manica del kimono. Nessuno dei loro movimenti è casuale, ogni sguardo o parola è deliberata e pensata.

Queste affascinanti figure sono presenti nella società giapponese almeno dal 1600, se non da prima. E sebbene ai giorni nostri il numero delle geisha sia drasticamente ridotto, è una professione ancora esistente.
Un luogo in cui è ancora alta la loro presenza è un particolare quartiere di Kyoto…

Cosa sta succedendo a Kyoto ultimamente?

Girano notizie, reel, video su vari social e siti in cui si urla allo scandalo: hanno chiuso le porte di Gion, il famoso quartiere dell’antica capitale in cui era possibile vedere le geisha e le maiko (le apprendiste) camminare in un’ambientazione da film.

Questa informazione che ha portato la disperazione in molti turisti è parzialmente erronea.
Quello che è stato deciso e quindi messo in atto è semplicemente che non è più possibile aggirarsi per le vie private della zona come se fossimo a casa nostra, o su una via pubblica.
Mi sento di dire senza difficoltà che è assolutamente legittimo.
Immaginatevi se ogni giorno centinaia di persone venissero nell’androne del vostro palazzo o nel giardino che avete davanti alla porta di entrata e vi fotografassero come se foste degli animali allo zoo mentre vi preparate per andare al lavoro.
E diciamo che mentre state salendo in macchina oppure mentre chiudete la porta di casa vi tirino i vestiti per chiedervi di fermarvi per mettervi in posa.
Ritengo che sia solo ragionevole il desiderio di venir rispettate nella propria professionalità, ma soprattutto nell’essere persone.

Aggiungo che prima di ricorrere a questi mezzi “estremi”, per tutto il quartiere erano stati messi cartelli in cui si vietava espressamente di toccare le geisha e di fotografarle senza il loro consenso.

Facciamo un ulteriore passo indietro, in teoria non ci dovrebbe essere bisogno di queste misure perché dovrebbe essere la decenza umana e il rispetto a farti ragionare, suggerendoti che forse non è il caso di avere certi comportamenti.
E, di nuovo, sono stata personalmente testimone di atteggiamenti sconsiderati e irrispettosi nei confronti di persone che stavano solo cercando di fare il proprio lavoro.

Geisha

Accettare un No

Posso capire anche l’attrattiva che la figura della geisha ha sul turista, soprattutto dopo aver visto il film “Memorie di una geisha” – anche in questo caso dovrei aprire una digressione enorme sull’argomento – ma vi assicuro che spesso basta chiedere.
Al “Posso farti una foto?” È capitato numerose volte che rispondessero di sì, accettando anche di fare più scatti in compagnia del viaggiatore.
Succede anche che la risposta sia “No” e allora bisogna solo godere del momento e rispettare la decisione.

Anche se a quanto pare non si è in grado di accettare un “NO” come risposta.
E no, non mi riferisco solo a questo caso.

Fate sempre attenzione alle notizie che vengono riportate, perché spesso viene ricercato solo lo scandalo, senza preoccuparsi di comprendere le ragioni scatenanti.

Stay kind
Love, Monigiri

Consiglio di visione:
The Makanai – cooking for the Maiko House
Troverete sia la serie live action, sia l’anime, sia il manga.

Monica Fumagalli
Monica Fumagalli
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