Breve storia della seduzione

Seduzione: un termine che attraversa i secoli ed è appartenuto a quasi ogni società umana ma il cui significato, nel corso del tempo, ha assunto sfumature diverse, figlie delle diverse sensibilità culturali e delle necessità percepite lungo il corso della storia umana.

In questo articolo faremo un breve excursus di quali siano state queste sensibilità. Delineeremo una storia della seduzione, cercando di sfatare diversi luoghi comuni esistenti su diverse epoche ma, soprattutto, di rispondere alla domanda più assillante sul tema: come siamo arrivati all’idea di seduzione che esiste oggi nella nostra società occidentale?

Storia della seduzione: l’antica Grecia

Se vi siete mai chiesti da dove proviene l’accezione negativa associata al termine “seduzione”, la risposta è proprio qui.

Già nell’antica Grecia si tendeva a considerare la seduzione una dote prettamente femminile, in grado di ottenebrare il raziocinio degli uomini. Il problema è che gli uomini governavano, tenevano le redini della politica, della guerra e, in generale, di quelle decisioni che condizionavano la vita della collettività; per questa ragione, qualsiasi cosa ne annebbiasse il giudizio razionale non poteva che essere negativa.

Quest’idea è sopravvissuta più a lungo di quanto si creda: basti pensare al mito di Adamo ed Eva, in cui la seconda seduce il primo (suppongo che la metafora della mela sia chiara a tutti) e per questo causa la cacciata dall’Eden. A onor del vero, però, nell’antica Grecia la seduzione assumeva una facciata un po’ strana. Dal momento che il matrimonio era una questione che non c’entrava nulla con l’amore ma aveva tratti politici, la seduzione era completamente esclusa dalla vita coniugale, finendo così relegata in altri contesti. Era, prima di tutto, esclusivo appannaggio maschile, perché chissà in che bieco modo le donne l’avrebbero sfruttata, ed era quindi spesso associata a relazioni extraconiugali e omosessuali. Un esempio di questo genere si trova nel Simposio di Platone, in cui Alcibiade utilizza le sue capacità seduttive per persuadere Socrate.

storia della seduzione

L’antica Roma

Con ragionevole certezza, inoltre, possiamo dire che quest’idea sopravvisse anche nell’antica Roma: ne sono esempio le numerose relazioni omosessuali avute dall’imperatore Caligola, prevalentemente con attori di teatro, ma la percezione dell’opinione pubblica inizia già a cambiare. In primo luogo, a Roma esisteva un concetto di mos maiorum, i costumi degli antenati. C’erano alcune cose che era bene fare e altre che era meglio evitare ed è a quell’epoca che nasce il vincolo coniugale.

L’adulterio era reato e, sebbene venisse contestato in pratica solo alle donne, non era comunque ben visto l’uomo che lo commetteva, come testimoniato dall’uso strumentale fatto da alcuni storici romani per screditare personaggi politici di spicco.

La condanna verso l’arte seduttiva traspare anche dal disprezzo rivolto a personaggi come l’imperatrice Agrippina, condannata dai posteri per aver ricercato il potere attraverso la persuasione seduttiva di uomini considerati deboli, come l’imperatore Claudio.

Il cristianesimo e il Medioevo

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Come già anticipato nel parlare del mito di Adamo ed Eva, con l’avvento del cristianesimo alcuni usi già diffusi a Roma s’inaspriscono. Se la seduzione era mal vista, ma ancora considerata un’arte, i cristiani la raccontano come un peccato. In quanto tale, dunque, viene relegata
all’ambiente domestico e alla vita di coppia, concezione culturale che si accompagna all’esclusività del matrimonio e la condanna delle relazioni omosessuali. In altre parole, va bene sedurre il proprio marito ma meglio non andare oltre e tenere quest’arte nel segreto delle mura domestiche.

Con il Medioevo, in cui la morale cristiana diviene di gran lunga prevalente, il peccato diventa desiderio. D’altronde, poche cose sono oggetto di desiderio quanto quelle che proprio non si possono fare ed è in quest’epoca storica che nascono concetti che ci portiamo ancora oggi, come il corteggiamento e la sensualità associata alla danza. Nasce però anche un mito che cammina di pari passo: quello dell’amore, grande aspirazione dell’uomo e che trova ampia trattazione nella letteratura medievale. Sarà solo nel XVII secolo che nascerà il concetto di amore fulmineo, o colpo di fulmine come diremmo oggi, che sarà visto come il vero attivatore del gioco seduttivo.

Storia della seduzione: l’età contemporanea

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Sarà solo nel ‘700 che la seduzione inizierà a tornare verso un’idea più simile a quella antica, anche se con sfumature più moderne. In questo periodo, infatti, nascono le figure dei grandi seduttori come Casanova o Don Giovanni: a questo punto, la seduzione torna ad essere un’arte invece che un peccato, mirata però all’appagamento personale invece che alla posizione politica, come avveniva nell’antica Roma.

Nel secolo successivo, questo potere magnetico si trasformerà, nella concezione comune, in un’arma. Grazie a esso, le figure delle femme fatales sono in grado di raggirare uomini potenti, ottenendo, grazie alla loro arte, ciò che desiderano.

Nel corso del ‘900, poi, l’arte seduttiva inizia a incentrarsi prevalentemente sull’estetica, sul visivo e sul giocare con il proibito.
In generale, quella delle arti seduttive è una lunga parabola, che ha abbracciato diverse idee, metodi e concetti. Se volessimo oggi trovarvi un naturale approdo nella nostra società, potremmo vedere la seduzione come la più grande arma del marketing. Non è più il sesso (o almeno non sempre) a fare da centro nevralgico di ciò che riconosciamo come seduzione ma è la pulsione in sé e, soprattutto, la costruzione metodica di quella pulsione. Quanto sarebbe tutto più facile se acquistassi proprio quel prodotto specifico o quanto sarebbero migliori le tue vacanze se le facessi proprio lì?

Oggi siamo circondati da seduzione di ogni genere ovunque guardiamo e, ironicamente, spesso l’unico posto in cui non ne troviamo è a casa.

di Emmanuele Ettore Vercillo

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