Tre domande ad Adriano Barone e Fabio Guaglione, parliamo di Mr. Evidence

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Tre domande ad Adriano Barone e Fabio Guaglione, parliamo di Mr. Evidence

NDD: La prima è una sorta di domanda zero in cui vi chiediamo di spiegarci brevemente la trama dell’opera.
Adriano Barone: Inizio io perché a me piace cercare di accompagnare il lettore. Potrei dire che è un poliziesco atipico. Una versione di Sherlock della BBC con quattro protagonisti sociopatici, certamente funzionali, o forse non funzionali nel nostro caso. E citerò anche un lettore che ci ha detto che secondo lui è la Doom Patrol che incontra Mind Hunter.

Fabio Guaglione: Io direi che è un thriller non psicologico, ma psichiatrico, in cui quattro personaggi affetti da sindromi mentali, in virtù del loro diverso modo di osservare e vivere la realtà, subiscono dei disagi. Ma al contempo possono vedere cose a cui noi non prestiamo attenzione e questo diventa ancora più importante quando bisogna scoprire e catturare il colpevole di omicidio.

NDD: Essendo i quattro protagonisti persone affette da “anomalie psicologiche”, che tipo di ricerche avete svolto per definire il profilo caratteriale e psichiatrico dei quattro protagonisti?
AB: All’inizio c’è stata la lettura di testi di psicologia, prima più generalista, poi più approfondita su quelle che noi chiamiamo “anomalie” psicologiche, perché vogliamo sottolineare il fatto che: Uno, non siamo degli specialisti, e due, che partiamo dal reale. Questa non è una rappresentazione realistica della neurodivergenza. Noi stiamo raccontando un fumetto di avventura, però ci teniamo a partire dalla realtà. Quindi abbiamo letto libri di psicologia, psicologia evolutiva, neuroscienze, criminologia e in realtà anche di criminologia forense. Abbiamo anche avuto la consulenza di una psicologa, che al momento rimarrà anonima, alla quale abbiamo chiesto quali potessero essere delle sindromi che, realisticamente, una volta potenziate potessero effettivamente corrispondere a come si sentivano i nostri personaggi. Quindi ti confermo che c’è stata parecchia lettura di diversi testi. È un continuo aggiornamento che comunque viene fatto con internet. Ad esempio c’è uno studio molto recente sui ricordi e ricordo benissimo il momento in cui ho scritto a Fabio e gli ho detto che dovevamo riscriverlo perché c’era uno studio nuovo e non volevo che rimanessimo indietro. Fabio, che ovviamente è più puntiglioso di me, ha detto subito: “Ma certo che dobbiamo essere aggiornati”. Quindi ci sono state letture di base, di questo tipo, più il continuo aggiornamento per quello che possono fare due non specialisti, perché non è il nostro campo. Da quando abbiamo iniziato sono anche abbonato alle newsletter tipo Psychiatric News per tenermi aggiornato.

NDD: Allora a te Fabio vorremmo chiedere di parlarci del concept di Fabio Resinaro da cui siete partiti, e di come lo avete sviluppato.
FG: Diciamo che Fabio Resinaro ha dato gli input iniziali. E quali erano? Erano l’idea di un crime investigativo diverso, quindi un crime dove i protagonisti non indagano attraverso le classiche prove del DNA e della balistica, ma cercando di entrare nella mente di un potenziale assassino. E poi le caratteristiche base dei quattro personaggi, da qui siamo partiti. Ma la prima cosa che abbiamo fatto è stata sviluppare i personaggi a tutto tondo. Perché hanno quelle caratteristiche? Perché hanno quelle sindromi? Qual è la backstory? Cosa gli è successo? Cosa manca a ognuno di loro per completarsi? Come ognuno dei quattro si relaziona agli altri tre? Fatto questo ci siamo detti: “ok, noi vogliamo arrivare a creare un crime atipico, quindi con del verticale”. Ma qual è il mondo in cui si muove questa storia? Dove sono stati tenuti questi personaggi? Perché sono così? Quale sarà la macro trama orizzontale. Senza fare altri spoiler, mano a mano ci siamo trovati a voler approfondire una dimensione drammatica molto intensa. Cioè, Mr. Evidence è assolutamente incentrato su questi quattro personaggi in maniera analoga alla serialità televisiva. Attraverso i dialoghi noi svisceriamo la loro psiche e le relazioni che hanno l’uno con l’altro, e poi l’espansione di quello che c’è dietro all’istituto psichiatrico in cui è ambientato il primo volume ci ha portato anche a sviluppare, per i prossimi numeri, delle sotto trame da storie spionistiche. Ma qua siamo, quasi, nell’ambito di “Mr. Spoiler”.

NDD: In quale dei quattro protagonisti vi rivedete di più?
AB: Sono contento della domanda perché è evidentemente istintivo chiederlo. Banalmente mi viene da dire che ci sono dei momenti in cui mi rispecchio in ciascuno dei protagonisti, nel senso che questi personaggi sono, comunque, l’estremizzazione di alcune patologie e noi ovviamente facciamo riferimento, oltre a quello che studiamo, anche a quello che è il nostro vissuto, le nostre emozioni e anche il nostro percorso terapeutico. Però sono talmente caratterizzati che ovviamente non stiamo parlando di noi. Quindi il concetto qual è? A noi piacerebbe che, di volta in volta, anche il lettore, magari non per tutto l’albo, ma ogni volta che un personaggio dice una cosa, almeno una volta ti venga da dire: “Questo l’ho pensato anch’io”. Riferendosi a come ti puoi sentire nei confronti di te stesso e nei confronti degli altri.

FB: So che esteticamente sono molto simile a Mr. Truth, ma è una coincidenza. So che la risposta risulta banale, ma io li sento tutti e quattro. Vivono dentro di me come delle personalità multiple tant’è vero che molte volte quando ho fatto delle sessioni di scrittura, un po’ intense, ho riletto il materiale, magari un mese dopo o due mesi dopo, e non mi ricordavo di aver scritto quelle cose. Allora questa cosa è strana perché quando lo leggo nelle interviste degli altri dico: “Ma va a c….e!” e invece nel nostro caso abbiamo fatto un lavoro di definizione di back story, trauma originale, tipologia di pattern comportamentale del pensiero, nel presente e conflitto, cioè senso di mancanza, per cui questi quattro character sono talmente definiti che hanno preso una vita che è molto chiara. È difficile che io mi trovi a pensare: “Adesso faccio dire questa cosa al personaggio”, perché è il personaggio che essendo fatto in un certo modo risponde di conseguenza. So che sembra veramente strano da dire, ma secondo me, con Mr. Evidence, abbiamo proprio raggiunto questa cosa qua. Loro vivono e abbiamo trasmesso questa cosa anche al disegnatore. Lui ad esempio ha colto delle cose che erano nella sceneggiatura e poi ha aggiunto delle cose sue. Lui li fa muovere, li fa vivere, li fa recitare come se fossero personaggi, come degli attori. A noi interessava moltissimo il fatto di creare quattro icone a cui i lettori si potessero affezionare e che non vedessero l’ora che esca il prossimo volume per capire e per ritrovare questi quattro matti.

NDD: Terza e ultima domanda. Che cosa vi lascia senza niente da dire?
AB: Le persone che ti tirano giù e che ti portano ad avere relazioni tossiche. Preferisco interrompere quel tipo di relazioni perché sai chi frequenti. Quindi persone che portano negatività nella tua vita. Preferiscono non avere niente da dire e cortesemente salutare. Non so se è una risposta.

FG: È un po’, un loop, nel senso che io credo molto nel concetto di comunicazione e mi spendo tantissimo per cercare di comunicare sul lavoro, nelle relazioni d’amicizia, d’amore eccetera eccetera. E quando ci sono dei problemi bisogna comunicare, bisogna parlare. A volte, quando capisco che è proprio impossibile comprendersi, lì rimango muto. È come se mi togliessero qualsiasi forza, poi magari dopo un po’ ci riprovo. Però tendenzialmente, quando capisco che è impossibile comunicare io a un certo punto mi arrendo e non ho più niente da dire.

di Alessandro Felisi

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