Una semplice risata

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Una semplice risata

 

Non sono mai stato molto bravo a far ridere, sul palcoscenico.

E’ abbastanza difficile da ammettere per un attore, perché si suppone che lui sappia portare in scena ogni aspetto della recitazione, che sia drammatico, aulico e, per l’appunto, comico. Però quando si hanno delle limitazioni nel proprio campo, io penso che non bisogna vergognarsene o nascondersi nell’angolo più buio della propria stanza,come un bambino che ha appena combinato un guaio bello grosso. Meglio ammetterlo subito e senza timori, togliendoci il peso dallo stomaco che non è mai bello portarselo dietro.

Io non sono bravo a far ridere.

Oh, questo non vuol dire che non riesca a recitare una parte comica, occhio! Se mi dai un copione e mi dirigi come si deve, io te la porto in scena al massimo delle mie possibilità. Conosco i tempi comici, le espressività e la naturalezza tipica che contraddistingue la comicità. Ho anche ultimato recentemente un testo teatrale comico, che s’intitola 8Beat, una commedia dedicata alla passione per i videogiochi. Quindi non sono uno che non conosce la comicità, anzi! Il problema è che non la so padroneggiare. Non so scrivere battute veramente divertenti ( il suddetto testo che ho citato è ancora in fase di revisione proprio perché non sono convinto della sua reale efficacia nel campo comico.), non riesco a capire quando è giusto inserirle o se tirar fuori un determinato argomento e trasformarlo in una barzelletta pungente, con il rischio di far incazzare qualcuno che potrebbe ritenersi offeso dalla suddetta frase scherzosa. Non so improvvisare bene un momento divertente senza finire nel grottesco, in un’esagerata imitazione da Bagaglino che alla lunga stancherebbe chiunque, soprattutto il sottoscritto.

E’ una cosa che mi ha messo un poco in crisi, ultimamente. Mescolandosi insieme a molte altre cose che stanno accadendo nella mia attuale situazione professionale che purtroppo comincia a pesarmi nel cuore ed aumentare un’insicurezza con la quale cerco di combattere da molto tempo.

Poi, qualche giorno fa, ho visto un video. E ho imparato una lezione importante.

Il video in questione è un intervista del 1947 fatta a due mostri sacri della comicità mondiale, ovvero Stan Laurel e Oliver Hardy. Noi li conosciamo con i nomi di Stanlio e Ollio. Sapete tutti chi sono Stanlio e Ollio, sì? I più grandi rappresentanti della commedia slapstick, no? Lo spero, altrimenti vi manca una bella base di partenza, ragazzi miei. Comunque, entrambi erano attorniati da molti giornalisti e spettatori e furono molto pacati e gentili nel rispondere alle domande dei presenti nei riguardi della loro nuova tournee teatrale. Nel video, un reel che dura poco più di 40 secondi, Oliver Hardy riceve una normalissima domanda: “C’è qualcosa di speciale che vorreste fare?”

Hardy risponde in maniera interessata alla domanda, dicendo che vogliono semplicemente far ridere le persone e farle stare bene, senza nulla di particolare in mente. Ma già in quel momento, nell’aria si sente che sta per arrivare qualcosa di spassoso dai due comici. Così, dal nulla. Infatti, mentre Hardy sta rispondendo alla domanda dell’intervistatore, Stan Laurel comincia a battergli la mano sulla spalla in cerca dell’attenzione dell’amico, che gli risponde di non importunarlo mentre sta rispondendo alla domanda. Già in quella semplice risposta, che non ha nulla di comico, scatta una piccola risata tra i presenti. Perché sono Stanlio e Ollio, la coppia più divertente e spassosa mai esistita in America. è ovvio che si ride anche in un piccolo e normalissimo scambio tra i due.

Hardy continua la sua conversazione con l’intervistatore e Laurel, ancora, cerca di attirare l’attenzione del suo amico, che gli risponde sempre più seccato, senza dargli il minimo sguardo. Le risate aumentano leggermente, la gente sa che c’è qualcosa di incredibilmente divertente in quel momento nato dal nulla e che tra poco avrà sicuramente termine con qualcosa di esilarante. Hardy va avanti con la sua spiegazione e Laurel, ancora una volta e mantenendo un’aplomb degna di un vero gentleman, tocca ancora la spalla dell’amico per avere la sua attenzione. il buon Ollio si gira spazientito verso Stanlio urlandogli un “Che c’è??”

Stanlio, con calma, gli risponde “ Mi stai pestando un piede!”

Tutti scoppiano a ridere fragorosamente, mentre un imbarazzato Hardy si scosta scusandosi dall’amico, ma senza trattenere una piccola risata. La stessa risata che si stampa sul volto di Laurel, soddisfatto della buona riuscita di quella battuta improvvisata e genuina. Una risata uguale a quello che ho fatto io, ben 75 anni dopo, davanti a quella splendida lezione di comicità che mi ha aperto gli occhi.

Sì perché ho capito che la vera comicità, quella buona e che attira le migliori risate del pubblico, è quella fatta con semplicità. Senza nessuna preparazione, senza nessuna battuta scritta con cura e da tempi comici ben precisi. Una battuta che nasce nel momento stesso in cui vogliamo far ridere, in qualunque contesto ci troviamo. Non conta se siamo bravi comici o cattivi comici, ma la volontà di strappare un sorriso a chi ci sta intorno. Senza volgarità, insulti marcati o chissà quali fronzoli. Solo un momento di genuina ilarità, fatta insieme a chi conosciamo e anche con coloro che vedremo soltanto una volta nella nostra vita.

Come hanno fatto Laurel e Hardy in quell’intervista, giusto per il gusto di ridere insieme. In fondo, Oliver Hardy lo aveva detto chiaro, in quell’intervista del 1947 : ” Niente di particolare, vogliamo solo far ridere le persone!”

Ora so che non devo darmi troppo addosso se non comprendo perfettamente la comicità, se magari non sono un esperto della risata o se i miei testi non fanno così tanto ridere. Perché alla fine, dominare la comicità non è l’obiettivo di un attore…

L’obiettivo è strappare una semplice risata, ovunque e con chiunque.

Attore Novizio al vostro servizio!

 

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