Il cyberpunk senza punk è solo una fioca luce al neon

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Il cyberpunk senza punk è solo una fioca luce al neon

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Il genere cyberpunk sta pian piano tornando alla ribalta in questo periodo storico, consci del fatto che ci sono tante critiche che si possono muovere al sistema in cui siamo immersi fino al midollo. Il punto di forza dell’intero filone è proprio nel suo messaggio, nel suo interrogarsi su tematiche sociali, filosofiche, sul concetto di umanità e di corpo politico. La parte visiva è altresì importante, con un’estetica che divora l’essenza stessa degli esseri umani e i loro dubbi morali ed etici, ma da sola non basta.

Quello che però è facile notare in questi ultimi anni è un progressivo appiattimento del genere stesso. Dal punto di vista videoludico, infatti, l’uscita di Cyberpunk 2077 avrebbe dovuto impostare degli standard qualitativi su come il cyberpunk viene comunicato, risultando incredibilmente più coinvolgente grazie alla possibilità d’interazione del medium videoludico, ma soprattutto per il semplice fatto che il titolo del gioco è anche il nome del genere stesso a cui appartiene. Ciò che però ha lasciato con l’amaro in bocca, oltre allo stato del titolo al momento della pubblicazione, è come questo affronta la famosa ambientazione di Night City. Se la costruzione della città lascia trasparire un sapiente design urbano e un ambiente vivo, la narrativa che trasporta l’esperienza è fragile e insapore, meno punk di quanto ci si potesse aspettare da un’opera di tale portata.

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Il risultato non è nient’altro che un tripudio di neon, esteticamente accattivante, ma senza un’anima e senza una vera e propria critica: è solo un involucro. La percezione è quella di esperire qualcosa che è stato già giocato, già visto e analizzato da altre opere, in alcuni casi in modo molto più consapevole e con meccaniche di gioco più comunicative e contestuali alla narrazione. Il genere cyberpunk permette di affrontare tematiche come i diritti civili, i diritti umani, il rapporto con tra il corpo e la politica, l’identità di genere oltre il binarismo e il concetto di umanità in relazione agli impianti cibernetici. Si tratta di un genere che fa della rivoluzione, della sovversione, della critica al capitalismo sfrenato e al patriarcato i suoi pilastri fondativi, con un anima controculturale e libertaria, che sfida lo status quo e si guarda bene dal riaffermarlo. La lettura di A Cyborg Manifesto di Donna Haraway è direi necessaria per chiunque sia interessato a questi argomenti. Un saggio del 1985 pubblicato per la prima volta sulla rivista Socialist Review che offre spunti di riflessione inestimabili e le cui tematiche trattate affondano radici proprio nel transumanismo e nel post-umanesimo di cui il cyberpunk è intriso.

Le aspettative sul videogioco sviluppato da CD Projekt Red erano, quindi, altissime e non sono state soddisfatte appieno. Anzi, è lapalissiano che esistano videogiochi indie che affrontano il genere con molta più consapevolezza e critica rispetto al lavoro svolto dallo studio polacco. Il GDR cartaceo di Cyberpunk (pubblicato da R. Talsorian Games) aveva un approccio molto più visionario in termini di ambientazione e meccaniche, e paradossalmente anche le opere transmediali legate all’universo di Cyberpunk 2077 sono molto più punk rispetto all’opera di riferimento. Ad esempio il fumetto Trauma Team, scritto da Cullen Bunn e disegnato da Miguel Valderrama, prede in esame la tematica della sanità pubblica in contrapposizione ad un sistema privato e di appannaggio di pochi, utilizzando come protagonisti alcuni paramedici privati della corporation Trauma Team International, concretizzando la narrativa con uno stile disegno magistrale e un montaggio dinamico.

Come accennavo precedentemente, sul lato videoludico indie si hanno iterazioni del genere cyberpunk molto più sovversive e critiche rispetto a quanto pubblicato sul mercato AAA. Tra gli ottimi esempi ci sono The Red String Clubs e 2064: Read Only Memories, ma una recente uscita che ha qualcosa da raccontare è anche Citizen Sleeper, sviluppato da Gareth Damian Martin (in arte Jump Over The Age).

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Citizen Sleeper è una grande rivelazione di questo 2022, poiché coinvolge i giocatori in un’esperienza unica, facendo loro interpretare uno Sleeper, ovvero un robot con una coscienza umana emulata in un corpo che non gli appartiene, ma che è di proprietà della corporation Essen-Arp. Siamo nel giogo della corporazione e in costante necessità di trovare la nostra identità in un sistema che discrimina gli Sleeper come noi, non considerati umani a causa della coscienza emulata e con un corpo con costante necessità di farmaci stabilizzatori al fine di evitare il rigetto del corpo cibernetico e, quindi, di morire sul bordo di una strada. Il concetto consumista di obsolescenza programmata è inserito nell’opera in modo significativo e omogeneo con tutta la struttura di gioco. Siamo inoltre braccati dai cacciatori di taglie e siamo sfruttati in lungo e in largo con la promessa di libertà: le nostre scelte nei dialoghi influenzano la storia e il nostro destino sulla stazione spaziale di Erlin’s Eye.

Le tematiche che vengono affrontate non rimangono unicamente un flavour narrativo, ma hanno una loro applicazione all’interno delle meccaniche di gioco. Ad ogni ciclo della stazione spaziale in cui viviamo avremo una pool di dadi da utilizzare per risolvere delle task e progredire nella storia principale. La quantità di dadi a nostra disposizione dipende dall’assunzione dei farmaci stabilizzatori e dallo stato del nostro copro cibernetico. Il farmaco inoltre ha un costo esoso ed è necessario trovare un modo per guadagnare crediti per potercelo procurare, ma anche per nutrici quotidianamente ed evitare di morire di fame. Jump Over The Age crea un videogioco utilizzando un design da boardgame e gioco di ruolo, con una visuale dall’alto che consente di osservare la stazione spaziale e di vedere l’influenza del nostro sleeper (a cui ci riferisce sempre con pronomi neutri They/Them) sull’ambiente narrativo.

Citizen Sleeper è il videogioco cyberpunk che stavo aspettando da diverso tempo, nonostante sia poco rigiocabile rappresenta un’esperienza alla quale tutti gli appassionati del genere non possono sottrarsi. Senza girarci troppo attorno: è un nuovo punto di riferimento e merita molta più visibilità e riconoscenza di quella che ha ottenuto sino ad ora. Il cyberpunk può comunicare ancora qualcosa e deve comunicare ancora qualcosa, altrimenti rimane una fioca luce al neon sull’orlo dello spegnimento.

di Damiano D’Agostino

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