Di Prosciutti e di Ricordi

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Di Prosciutti e di Ricordi

Ho il ricordo distinto, dettagliato, limpido di un pomeriggio passato con mio nonno. Ho circa sei anni, e la giornata sembra assumere contorni estremamente interessanti dato che l’occupazione pomeridiana primaria sarà recarsi al piccolo supermarket di paese e fare la spesa! A distanza di tempo, mi meraviglio dell’audacia di mia nonna: spedire due maschi come suo marito e suo nipote a fare compere, era gesto folle, insondabile, altamente sconsigliato.

In età più avanzata, sono giunto alla consapevolezza di non essere programmato per gli acquisti. Se devo comprare una camicia, io mi reco in negozio e compro soltanto quella camicia, oppure decido di mandare al diavolo i piani spendendo i soldi in qualche solenne vaccata. Altri sfrutterebbero l’occasione per individuare ulteriori potenziali acquisti e gestirebbero in maniera diversa quella specifica circostanza, ma io no. Di fronte alla necessità di comprare qualcosa, vado indirizzato come se fossi impegnato nel più spericolato dei rally e avessi bisogno di un solerte navigatore. Ovviamente, mia nonna è al corrente di quella tara genetica del quale i due uomini di casa sono portatori, e così, opta per un piano d’azione dettagliato: una lista così specifica e accurata da impedire a qualsiasi soggetto estraneo (cioè noi) di metterci becco. Quelli sono gli acquisti, Punto! Niente Avventate Iniziative Personali o Somme Dimenticanze, grazie – usate il vostro pragmatismo comprando solo quello che vi dico io! E in cima a quella lista, più volte sottolineato con colpi di penna bic così affilati da lasciare il segno, c’era l’acquisto più importante, quello che non avremmo mai potuto evitare: il prosciutto per la cena.

Mi basta distogliere lo sguardo da questo schermo per ricordarmi bambino, accanto a mio nonno, intento ad aiutare nello spingere il carrello verso le casse per pagare il tutto, dopo avere eseguito meticolosamente le indicazioni della lista.  Nel momento in cui iniziamo ad allineare gli acquisti sul pannello scorrevole, qualcosa inizia ad apparire sospetto. Entrambi guardiamo prima il carrello mentre lo svuotiamo e poi le nostre facce, ponendoci la medesima domanda silenziosa: ci siamo scordati qualcosa? Voltiamo gli occhi e vediamo il prosciutto, l’acquisto più importante, più volte ribadito da nonna, placidamente appoggiato sul bancone di fronte al commesso che ce lo aveva preparato. Incuranti del carrello che blocca le file alla cassa, scattiamo entrambi a razzo attraversando il corridoio costellato di scaffali per recuperare ciò che stavamo dimenticando lì. Ho il ricordo cristallino di mio nonno che, mentre corre accanto a me, mi guarda e dice: “Siamo proprio due frane“.

Perché scrivo questo? Perché negli ultimi anni ho constatato come alcuni ricordi relativi a momenti importanti della mia vita si siano dissolti. Ricordi riguardanti traguardi importanti, momenti di profonda tristezza, gioia infinita legata a storie d’amore fondamentali e altri ancora. Molti fatti salienti della mia vita li ricordo con noncuranza, come se fossi consapevole dell’importanza che hanno avuto ma non sentissi la necessità di conservarli all’infuori della loro utilità, di conservarli per puro valore affettivo.

Questo ricordo, invece, risale a più di trent’anni fa, ma ne ricordo ogni singolo dettaglio. Mi sorprende immaginare come, probabilmente, fra dieci anni scorderò i volti di persone importantissime che incontrerò magari già domani, ma non avrò difficoltà a riaffacciarmi davanti a quella buffa giornata al supermercato. Perché alcuni ricordi si infilano così in profondità nonostante non abbiano scandito fasi fondamentali della tua Vita? Cosa scatta nella nostra testa quando si tratta di incasellare il nostro vissuto? Quali parametri inconsci usiamo? Non lo so e forse non voglio nemmeno saperlo.

Quel giorno al supermercato la mia vita non è certo cambiata. Ciononostante, questo buffo ricordo di prosciutti scordati, bonarie figuracce e risate d’intesa tra un adulto e un bambino, mi piace e mi piacerà per sempre.

La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti” –  Arthur Bloch.

di Roberto “Mr. Rob” Gallaurese

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