Una nuova televisione è possibile? Parliamo di Dinner Club

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Una nuova televisione è possibile? Parliamo di Dinner Club

Da pochissimo Prime Video ha messo in chiaro un nuovo format dal titolo “Dinner Club” presentato da Carlo Cracco, è abbastanza semplice: sei ospiti ( Diego Abatantuono, Pierfrancesco Favino, Sabrina Ferilli, Luciana Littizzetto, Valerio Mastandrea e Fabio De Luigi ) vengono portati in giro per l’Italia ad assaporare piatti tipici.

Ciascuno si muoverà attraverso differenti regioni e ad ogni puntata accompagnerà Cracco in un viaggio culinario, etnico e culturale che esplora il nostro stivale. Si inizia con il botto, perché Fabio De Luigi improvvisa e tiene in piedi completamente la puntata, sono stati furbi ad inserire la sua puntata per prima, infatti ti prende subito per la sua semplicità. E così si continua con la parata di personalità, ci sono quelle più deboli come Luciana Litizzeto o Sabrina Ferilli, e anche quelle più forti come Mastrandrea e Favino. La serie ha alti e bassi, soprattutto quando si nota che le gag sono estremamente costruite, ma questo fortunatamente accade poche volte e solo quando il presentatore che accompagna Cracco non è all’altezza, Luciana Letizzetto, per quanto possa starvi simpatica, ha il numero più alto di situazioni costruite, forse perché non abituata ad improvvisare, a differenza di Fabio De Luigi che si trova a suo agio anche nei momenti casalinghi sul set.

Perché infatti ogni puntata non sarà solo un viaggio, ma con un montaggio alternato si tornerà al Dinner Club, dove tutti gli ospiti mangeranno quello che scopriremo nella puntata. “Dinner Club” in conclusione è un ottimo esperimento, uno sforzo riuscito che ha avuto la fortuna di coinvolgere personalità all’altezza, con capacità di improvvisazione e presenza scenica, che sono andate a colmare le lacune di Cracco, che per quanto famoso e preparato nel suo campo, non convince ancora totalmente come presentatore, soprattutto in solitaria. Il paragone che mi è venuto in mente è quello con “LOL”, anche se il format è completamente diverso, le finalità e anche il modus operandi sono gli stessi, la mente è volata lì, perché quando ci troviamo di fronte a personaggi che sanno comprendere e capire come entrare in scivolata per salvare un momento morto, senza affidarsi solamente al montaggio, abbiamo qualcosa di differente da una serie di gag vuote e volgari.

Insomma, forse è questo tipo di programma che dovrebbe avere un enorme riscontro di pubblico. Ridere per fare ridere va bene, ma ridere in un contesto serio, o comunque importante, forse è la chiave giusta per intrattenere e divulgare.

Molto spesso ricordiamo la vecchia televisione, o meglio i vecchi programmi, con estrema nostalgia. Quando li guardavamo da piccoli tutto ci sembrava migliore, e forse lo era davvero. Anzi, io sono convinto di questo fatto, mi ricordo programmi meglio sviluppati e con la finalità, magari non principale, di fare cultura e divulgazione. Non tutti i programmi erano così, ma molti. Ora è il contrario, è sempre più difficile trovare un sostegno, facendo zapping il risultato è sempre il medesimo. So che queste sono vecchie lamentele da boomer, però bisogna anche rendersi conto che la televisione riflette solo ciò che noi vogliamo vedere, è un’azienda e segue ovviamente ciò che la fa guadagnare.

Per questo io amo i canali tematici, ognuno sceglie quello che preferisce senza calpestarsi i piedi. È anche vero, e molti lo sostengono, che la televisione avrebbe il potere di cambiare le cose (semplicemente mandando in onda programmi più edificanti) ma non lo fa per comodità commerciale. Allora il nostro sguardo deve rivolgersi alle piattaforme streaming e alle nuove possibilità che esse ci danno, come “Dinner Club”, una svolta che non dovete perdervi.

di Daniele “Rinoceronte” Daccò

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