Play Modena, come prima più di prima

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Play Modena, come prima più di prima

Mancavo dal Play di Modena da quasi cinque anni e ritornavi proprio durante una pandemia globale è esemplificativo del mio grande tempismo, quello per il quale sono invidiato in ogni angolo della galassia. Ma è stato proprio questo fantomatico tempismo a permettermi di apprezzare maggiormente la mia estemporanea comparsata nel complesso di ModenaFiere: il contesto di pandemia globale nel quale viviamo ci concede pochi momenti simili per ritrovarci in sicurezza e condividere assieme le nostre più grandi passioni. Play Modena, ormai da tanti anni, rappresenta un rendez vous obbligatorio per tutti gli amanti dei giochi da tavolo e di ruolo. Non si poteva, quindi, mancare a un evento simile e noi di Niente da Dire eravamo presenti. Pronti ed entusiasti di incontrare i lettori, gli amici, sederci attorno ad un tavolo e condividere un bel gioco, perderci in mondi fantastici e dimenticarci, per un attimo, della nostra condizione, delle nostre ansie e paure. Rialzarci poi con un sorriso sul volto e un viaggio che, nonostante il periodo storico, avrà una sfumatura preziosa che lo renderà indimenticabile.

Play Modena

Un’edizione del Play di Modena con grandissime responsabilità sulle spalle: da una parte una responsabilità sanitaria, nell’assicurare ai quasi 20.000 visitatori che nel weekend hanno percorso i corridoi del ModenaFiere un luogo sicuro nel quale ritrovarsi. Andrea Ligabue, direttore artistico della manifestazione, dichiara che l’intera squadra di organizzatori e partner è soddisfatta del risultato, perché “si è riusciti a ricreare le condizioni ideali affinché i visitatori potessero pensare solo a divertirsi, pur in un contesto assolutamente sicuro”. L’evento ha rispettato tutte le normative vigenti anti-covid, richiedendo anche la certificazione verde all’ingresso.

Dall’altra parte, invece, si è percepita una responsabilità gravosa sul morale di tutti gli appassionati. Era, infatti, necessario riaccendere il braciere della speranza di un ritorno a una vita normale, pur con qualche sacrificio fino a quando la pandemia da coronavirus non sarà nient’altro che un brutto ricordo per tutti noi. Questo è stato il baluardo che ha reso ogni singola esperienza al tavolo ancora più speciale: un’immagine che difficilmente abbandonerà la mia memoria. La stessa edizione 2021 di Play ha avuto consapevolezza di quest’onere: la parola d’ordine di quest’anno è stata, infatti, “Rivincita!”, con la speranza di vincere questa partita e di aprire la strada a un ritorno sicuro nelle fiere di tutta Italia. Poiché questo non rappresenta soltanto uno svago per tutti gli spettatori, ma è, soprattutto, un’occasione di lavoro e una vetrina alla quale è imperativo partecipare.

Esattamente come il mercato dell’intrattenimento digitale, che nel 2020 ha registrato un incremento nella richiesta sia in Italia che nel mondo, anche il gioco da tavolo e il gioco di ruolo sono proiettati verso un fatturato maggiore di 12 miliardi di dollari, secondo quanto riportato da Euromonitor International. Nel periodo di lockdown abbiamo ricercato il contatto con gli altri, sfruttando gli strumenti digitali e spendendo, quindi, il tempo libero rimasto da smart-working e DAD nel videogiocare con amici, nel ritrovarsi su Roll20 per vestire nuovamente i panni di quel nano chierico che spacca le teste agli gnoll, e di giocare a giochi da tavolo in famiglia o a distanza, grazie ad alcune piattaforme virtuali come Tabletop Simulator.

Tutto il contesto della fiera mi era terribilmente mancato e spero, vivamente, in una ripresa nazionale e in totale sicurezza di questi eventi. Play, Festival del Gioco, ha dimostrato che è possibile. Le fiere sono tornate, come prima. Più di prima!

di Damiano D’Agostino con l’illustrazione di Camilla Fasola

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