Tifosi e contenti

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Tifosi e contenti

In un passaggio molto simpatico del libro “Febbre a 90” (1992) del mio amato Nick Hornby, l’autore ironizza sulla percezione che hanno di lui i non tifosi di calcio.
Ok, lui parla prevalentemente di donne e commenta con fare divertito la reazione di un’amica che “si rifiutò letteralmente di credere che io guardavo l’Arsenal, incredulità a quanto pare dovuta al fatto che una volta avevamo parlato di un romanzo femminista”.
Per lui il cliché della donna che non comprende il mondo del calcio era ancora vivo e pulsante, ma erano altri tempi. Per l’autore inglese sembrava difficile immaginare lo sterminato numero di tifose che ai giorni d’oggi, Covid permettendo, affollano gli spalti di uno stadio per sostenere la squadra del cuore. Il concetto base, però, è rimasto immutato: la percezione che i detrattori del calcio hanno dei tifosi.

Il tifoso è un essere imperscrutabile per chi non segue e ama il mondo del pallone. È un soggetto capace di rovinarsi una giornata intera per l’esito di un incontro nel quale non ha avuto nessun ruolo attivo. È un soggetto che adotta la prima persona plurale nei riguardi di qualsiasi azione e/o evento che vede protagonista la sua squadra del cuore. Ma, soprattutto, è un soggetto disposto a investire tempo e risorse per appassionarsi alle gesta di, citando un ritornello classico, “miliardari che danno calci a un pallone” quando esisterebbero mille alternative più costruttive (come…sì, avete indovinato: “leggere un buon libro!“) che non contribuirebbero a rimpinguare le casse di questa industria scriteriata.
Noi tifosi sembriamo strambi e colmi di contraddizioni e, a essere sinceri, lo siamo. Quello che facciamo fatica a sopportare sono molte delle osservazioni sarcastiche che ho appena riportato e il doverci sentire in difetto agli occhi di qualcuno.
La nostra passione finisce spesso per assomigliare a una sorta di marchio infernale impresso a fuoco sulle nostre carni per pura sfortuna e destinato a rovinare per sempre la nostra immagine. Se sei un accanito tifoso di calcio puoi anche avere nel cassetto la cura per un paio di malattie mortali, ma questa cosa macchierà permanentemente il tuo curriculum.

Mr Rob tifosi

Potrei trovare mille ragioni addotte dai non-tifosi per giustificare l’insofferenza che provano nei confronti di questo sport. Il gioco del calcio, soprattutto per la sua onnipresenza nel mondo dell’informazione nostrana, tende a suscitare immane saturazione. Quest’estate, l’inaspettata marcia trionfale degli azzurri alle Olimpiadi di Tokyo non ha fatto che confermare il tutto: non esiste solo il calcio, e chi ama altre discipline si secca nel constatare come l’interesse collettivo si rivolga a loro solo nel breve periodo legato a questi eventi, per poi tornare a concentrarsi sulla Serie A.

Devo confessare un segreto a cui forse i detrattori del calcio non pensano con la giusta intensità: tutte queste considerazioni le facciamo anche noi tifosi. C’è sempre questa rappresentazione stereotipata del sostenitore di una squadra come di un sub-dotato accecato da un passatempo insensato al quale vada inculcato il buonsenso a opera dei Grandi Saggi,  ma questo, perdonateci, è e sarà sempre un approccio offensivo.
Ogni passione porta con sé lati positivi e lati negativi e, come da prassi, chi detesta qualcosa è sempre più bendisposto a vederne solo i secondi a discapito dei primi, ma non significa che gli estimatori non possano anche conversare di quelli negativi. D’altronde, chi odia il cinema hollywoodiano, probabilmente, si scaglia ogni giorno contro i cachet di alcuni attori o il costo proibitivo di certi kolossal (“Cosa si potrebbe fare di buono in Africa con i soldi spesi per l’ultimo kolossal di Ridley Scott… ah, signora mia!”)

Quindi, perdonateci se abbiamo da tempo deciso di non ascoltare le vostre costanti lamentele che attribuiscono al calcio la deriva del Pianeta Terra. Scusateci se continuiamo a vivere quei novanta minuti a settimana con il groppo in gola e l’entusiasmo sempre sull’uscio, timoroso di uscire per via della nostra proverbiale scaramanzia. Scusateci se, quando fate dell’ironia sul fatto che indossiamo la maglia della nostra squadra del cuore anche se siamo ormai degli adulti, noi reagiamo chiedendovi spiegazioni sulla vostra passione per i cosplay e voi la prendete un po’ sul personale.

Siamo tifosi e contenti. Ci abbiamo messo una vita a capirlo e nessuno spazzerà via questa certezza.

di Roberto “Mr. Rob” Gallaurese

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