Non sapevo di amare lo Sport

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Non sapevo di amare lo Sport

Fin da piccoli veniamo cresciuti in una società dove veniamo incasellati in modi e schemi di comportamento, abilità, attitudine, che non sempre, anzi quasi mai, sono i nostri.
Vuoi che siano i genitori a proiettarsi – necessità indiscutibile per indirizzare una natura ignota ai suoi inizi -, vuoi che siano insistenze di maestri ed educatori, e vuoi che si tratti di un milione di altre ragioni sempre meno giustificabili…fatto sta che se tua madre dice che tu sei un violinista, devi suonare il violino. Se tuo padre decide che sei un calciatore, dovrai giocare a calcio. Se la tua maestra ha sentito che canti bene, dovrai iscriverti a canto anche se a te vien da vomitare se qualcuno ti chiede di alzare la voce e farti notare.
Se il tuo maestro vede che fai fatica in matematica, dovrai lasciare perdere tutte le materie scientifiche perché sei negato.
Questo almeno fino a un’età di vago raziocinio.

Dopodiché, la situazione può progredire in vari modi: magari a te piace quel che stai facendo e continui a farlo con gioia e passione, oppure puoi non avere idea di cosa ti piace e continuare a cambiare finché non trovi la tua strada. Oppure puoi avere il terrore dei tuoi genitori e fare cose che detesti per tutta la vita.
Chissà quante altre opzioni ci sono, ma non è questo il punto.
Il punto è che in questo modo, a circa 6-7 anni sei già marchiato. Come negli anime che sei sempre la stessa cosa.

Bravo, intelligente, stupido, dispettoso, irrequieto, musicale, sportivo…anche se fossi un bambino incredibile che ha già compreso la propria “Via”, con dei genitori illuminati che a loro volta comprendono e rispettano la sua natura, se ci sono le possibilità fisiche, economiche eccetera, comunque il marchio ci sarebbe. Ma quante volte succede un caso così fortunato?
In ogni (altro) caso, i marchi ci sono, sono molteplici, spesso sbagliati, cambiano, aumentano, si acutizzano, diminuiscono…ma ugualmente ci sono. Etichette, simboli, marchiature…tutte cose molto utili e pratiche SE TE LE SCEGLI TU.
Quante te ne puoi appiccicare addosso? Quante te ne attaccano gli altri?

Sotto questo aspetto, una delle cose peggiori che possa succedere è che un marchio che non senti tuo diventi il tuo simbolo, perché una, due, tre, tutte le persone che incontri leggono quell’etichetta giustapposta, senza andare oltre, che copre sempre di più le altre.
Così, finisci per pensare che forse quell’etichetta sia tua, che tu sia così davvero, che gli altri sanno qualcosa in più di te, su di te.
E fosse un processo bello limpido chiaro e tondo, saremmo tutti degli ottimi conoscitori di noi stessi e di etichette.
Ma è un processo subdolo che si insinua sotto la tua anima, negli spazi vuoti della tua insicurezza, negli angoli bui di ciò che non sai dire ad alta voce. Perciò è improbabile – ma non impossibile – tirarsi via etichette anche se non ci appartengono.

Io ho sradicato un’infinità di etichette nella mia esistenza; le ho messe, tolte, modificate, prese, riprese, raccolte, rigettate…c’è un altro enorme discorso che da qui si potrebbe dipanare sulla complessità delle definizioni stesse, ma non oggi.

Oggi, mi soffermo sul più assurdo dei marchi che ho rimosso e che continua a tornare a mo’ di boomerang nei denti, ma che continuerò a lavare e rilavare via imperterrita. Perché sotto quel marchio enorme, che copriva una parte immensa di me, ho visto qualcosa che mi piace e non voglio che rimanga sepolta.

Sono una persona sportiva.

Non l’avevo mai detto prima, o scritto.
E mi fa ancora ridere scriverlo, una risata imbarazzata, mi dà un brivido di insicurezza che mi fa dire “Ma dai no, cancellalo, che magari domani ti svegli che non hai voglia di fare niente”.
Non ho quasi mai praticato sport per tutta la mia esistenza, e non starò a tediarvi coi motivi, ma vi posso dire che non era solo pigrizia, c’era certo anche quella, ma era il risultato di un complesso e intricato sistema di concause fittamente intrecciate che mi rendeva impossibile avvicinarmi allo sport.
Quando, per altri motivi con cui non vi tedio (e che vanno oltre alla forma fisica), ho deciso con fermezza di allenare il mio corpo, ho scoperto tante cose che non sapevo di me.
Prima di tutto che potevo cambiare. Le mie abitudini, il mio aspetto, il mio fiatone.
Grazie al *** direte voi, ma per me questa è stata la scoperta più grande della mia vita.
Perché ho sempre avuto la sensazione di poter far tutto, impegnandomi, ma questo no. In questo, non ce l’avrei mai fatta. Mai mai mai.
Perché la mia etichetta è di testa, non di corpo, semplicemente, e quindi basta, lascia perdere le cose fisiche.

Vorrei dirvi che ho capito tutto e ho trovato la chiave per conoscersi e superare i propri blocchi, ma non è così, soprattutto perché non è l’unica, ci sono tante altre etichette che vorrei estirpare, ma non è facile. Non è come un cerotto, perché mentre strappi un’etichetta che ben aderisce a te, è difficile vedere e voler vedere cosa c’è sotto.
La via è lunga e tortuosa, ma lo è anche la mia voglia di scoprire se tutti i miei dubbi sono miei o vengono da chissà quale adesivo posticcio messomi tempo fa.

E voi, quali sono i vostri marchi che vorreste cancellare?

Alessandra ‘Furibionda’ Zanetti

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