Storia del Pride in Italia

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Storia del Pride in Italia

Buon Pride a tutti!
Ci ritroviamo ancora una volta a dover passare un Pride un po’ “in sordina” ma (s)fortunatamente non mancano occasioni per farsi sentire. Niente o poche parate, eppure eccoci di nuovo a dover far fronte alle solite accuse di “propaganda” e “indottrinamento” da figure, come definirle, piccole? Sì, piccole rumorose e ignoranti del panorama italiano. Ma usciremo anche da questo, lo abbiamo già fatto tante volte e lo rifaremo ancora e ancora.

Pensando alle “volte passate” ho iniziato a fare alcune ricerche. Si parla sempre, giustamente, delle rivolte di Stonewall come inizio del “Movimento LGBTQ+” moderno in quanto è stato l’evento più forte e più sentito del secolo scorso, ma prima di Stonewall?

E soprattutto, come ci è arrivato il Pride in Italia?

Troviamo tantissime testimonianze di omo e bisessualità più o meno esplicita nel corso della storia italiana, fin dalla civiltà Etrusca, ma sembra che molto pochi conoscano cosa è successo dall’Unità in poi, quindi volevo provare a farvi una breve timeline.

A seguito dell’Unità venne adottato lo Statuto Albertino, che non menzionava inizialmente l’omosessualità tra i crimini perseguibili penalmente, ma sulla spinta dell’ex Regno di Sardegna, venne nuovamente dichiarata fuorilegge e perseguita quasi ovunque. Perché “quasi”? Prendetemi sul serio quando vi dico che non riuscivo a credere a quello che stavo leggendo, conoscendo la situazione degli ultimi 100 anni circa. L’unica “zona sicura” in quegli anni, fu il Sud Italia. E io qui ci vivo e ancora non riesco a capacitarmi che tutto sarebbe potuto essere molto diverso, ad un certo punto. Ma torniamo a noi.

Cercare di nascondere qualcosa e far finta che non ci sia? Tranquilli non se ne accorgerà nessuno!

Per far sì che il Regno D’Italia decriminalizzasse definitivamente l’omosessualità dobbiamo aspettare il Codice Zanardelli, del 1889, che portò l’Italia a diventare un luogo di ritrovo attivissimo per artisti e intellettuali da tutto il mondo, che diedero un contributo significativo alla crescita culturale del nostro Paese. Ma allora perché non abbiamo avuto prima una presa di coscienza LGBTQ+ organizzata, se le cose andavano così bene? Perché sfortunatamente la mancanza di persecuzione non fu dovuta ad un sentimento di accettazione, ma piuttosto un “Se nascondiamo questa poltrona rotta sotto il tappeto non se ne accorgerà nessuno” generale (o qualcosa come l’immagine sopra).

Il Pride tra le due Guerre

Dobbiamo attendere il primo Dopoguerra per vedere i flebili echi del “Primo Movimento Omosessuale” riecheggiare in Italia, con la rivista “Rassegna di studi sessuali” e la “Società italiana per lo studio delle questioni sessuali” il cui fondatore è in entrambi i casi Aldo Mieli; sotto sua la direzione tra il 1921-1928, la rivista stampata diede contributi significativi sull’omosessualità, tra cui alcuni elementi tratti dagli studi condotti in Germania da Magnus Hirschfeld. Mieli riuscì anche a pubblicare un vero e proprio Statuto per l’Alleanza Omosessuale nel 1922, ma nello stesso anno salì al potere il fascismo e ricominciarono le persecuzioni violente, in particolare dal 1931. Dopo il Secondo Dopoguerra rimase ancora la cosiddetta “tolleranza repressiva”.

Le cose iniziarono finalmente a muoversi con la nascita del “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) nel 1971. Il 5 aprile 1972, il Centro Italiano di Sessuologia aveva organizzato il proprio convegno nazionale al Casinò di Sanremo, continuando a descrivere l’omosessualità come devianza, secondo un punto di vista ancora diffuso all’epoca. L’evento provocò la prima manifestazione di genere in Italia, organizzata dalla comunità gay con la partecipazione di attivisti provenienti dall’estero, la prima manifestazione del Fuori! è considerata la più importante in assoluto in Italia, in quando è proprio da quell’evento che si iniziò a delineare un vero e proprio movimento con convegni e manifestazioni, senza il Fuori! non avremmo avuto quello che abbiamo oggi.

“Non vi permetteremo più” manifestazione del Fuori! a Sanremo, 1972

Pride, Arci, MIT e il 2000

Grazie all’Arcigay poi, ancora oggi tra le associazioni italiane di punta, abbiamo avuto una campagna di sensibilizzazione, lotta all’AIDS e fu proprio grazie a questa presa di coscienza che iniziò ad essere sdoganato l’uso del preservativo per tutti. Infine, come probabilmente sappiamo quasi tutti, grazie a città come Milano, Bologna, Padova e in misura minore Roma, Napoli e Palermo, le persone LGBTQ+ in Italia hanno avuto dei luoghi dove ritrovarsi e continuare a lottare per i propri diritti, grazie anche alla fondazione della rivista Pride, attiva tutt’oggi. Ed eccoci più o meno ai giorni nostri, dal 2000 in poi, grazie ai mass media, abbiamo avuto molta più presenza nella vita pubblica italiana e mondiale, anche se la strada è ancora lunga.

Non vi ho parlato del movimento culturale LGBTQ+ in particolare per questioni di spazio, ma vi lascio i link alla pagina Wikipedia, ad un’interessante intervista con Porpora Marcasciano, presidente del MIT (Movimento Identità Transessuale) a proposito del Fuori! e dei primi movimenti LGBTQ+ e infine perché no, al sito della rivista Pride.

Spero che questo mini viaggio nella nostra storia vi porti a scoprire qualcosa di interessante, ci vediamo presto.

Stay fierce, stay safe, stay Proud.
Rowan

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