L’Epica Queer e i suoi amori: Angels Of America di Tom Kushner

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L’Epica Queer e i suoi amori: Angels Of America di Tom Kushner

Nel 1987, un affermato drammaturgo statunitense ricevette una commissione da un direttore artistico di un famoso teatro di San Francisco, l’Eureka Theatre. L’autore ci si dedicò anima e corpo, e l’opera commissionata divenne talmente grande che fu necessaria dividerla in due parti distinte. Una cosa grossa, uno spettacolo di assoluta epicità che avrebbe rivoluzionato il teatro dell’epoca.

“Eh sai che roba! Succedeva spesso in quegli anni! Dov’è la novità?”, sicuramente lo starete dicendo in questo momento , mentre leggete le pagine del mio nuovo articolo. In fondo come biasimarvi, avete ragione. Solo che stavolta la novità c’è ed è enorme…
Perché quell’autore si chiama Tony Kushner, drammaturgo statunitense di fama internazionale. E l’opera magna che scrisse tra l’87 e l’88 per Oskar Eustis, regista e direttore dell’Eureka, è riconosciuta per essere il primo vero caso di Epica Queer a teatro. Avete sentito bene, Epica Queer. Lo spettacolo gay più grande e rappresentativo del teatro che Kushner coniò poi col termine di “Teatro Favoloso”.

Angels In America debuttò nel Maggio del 1991 con la sua prima parte, Il Millennio si Avvicina, sotto la regia di Eustis. La sua seconda parte, Perestroika, arrivò esattamente un anno dopo, nel Mark Taper Forum di Los Angeles. Mentre l’opera intera fu rappresentata per la prima volta al Walter Kerr Theatre di Broadway nel 1993. Nel corso degli anni questo spettacolo ha reclutato nel suo cast decine di grandissimi attori e attrici, tra cui Daniel Craig, Jason Isaacs, Andrew Garfield, Zoe Kazan, Susan Brown, Denise Gough, Nathan Lane e tantissimi altri. Tutti portando in scena una recitazione vera, genuina, sincera e superando limiti che un attore mai si sarebbe sognato di raggiungere. Il tutto confezionato dalle parole, dalle scene e dai temi che Kushner ha scritto e confenzionato con smisurato amore.

Angels in America

Esatto, amore. Perché è dell’amore che Angels Of America parla principalmente: L’amore tra Prior e Louis e tra Joe e Harper. I primi, coppia omossessuale che sta affrontando la profonda malattia di AIDS che affligge Prior con sgomento e confusione; si affiancano ai secondi, una coppia nata nel credo Mormonico che tenta di superare mille difficoltà, tra cui l’agorafobia di Harper e la sua dipendenza dal Valium. Le vite delle due coppie s’intrecciano, così come il loro amore e i problemi che sfociano da esso: i dubbi di Joe sulla sua sessualità; la perdita di coraggio di Louis nell’affrontare la malattia dell’amato Prior; la “prigionia” di Harper, incapace di uscire dal suo bozzolo fatto di ansie e paure.

Nella storia, capiamo che non traspare soltanto una sola “forma” di amore, no. Ce ne sono diversi, tutte potenti, che si scontrano ed esplodono al contatto: L’amor proprio dimostrato sia dallo splendido infermiere ed ex Drag queen Belize, fiero di sapere chi sia,  cosa vuole e disposto ad aiutare coloro che si sentono perduti; sia dal crudele Roy, avvocato di successo maccartista e omosessuale latente incapace di andare al di là delle sue convinzioni e del suo orgoglio. L’amore per la libertà di espressione e di scelta, mossa da coloro che conoscono la loro anima e coloro che ne sono ancora ignari, spaventati, ma che cercano in tutti i modi di avere il coraggio di affrontarlo. Un amore spirituale, di conoscenza, di fede e di lussuria…

E fra tutti, l’amore per la vita. Rappresentata dalla lotta di Prior contro l’AIDS, una lotta che affronterà anche Roy, in maniera più vile ma ugualmente sincera. Ma messa in scena anche tramite i sogni e le visioni allucinogene dei vari protagonisti della vicenda, fatte di fantasmi di povere innocenti, di profeti celestiali che annunciano cambiamenti radicali, di antenati e sopratutto, di angeli. Tutti portatori di un messaggio che sa di vita, che sa di redenzione e futuro. Tutto per la grande opera che verrà…

Il successo di Angels Of America fu stratosferico, sia di pubblico che di critica. Oltre alla messa in scena e alla grande rappresentazione attoriale del cast, fu lodato soprattutto il contenuto, originale e serio, di un genere che era difficile trovare all’epoca, a meno che non si trattasse di adattamenti di testi inglesi già fatti. Sì perché la tematica omosessuale nei testi teatrali allora era minoritaria e poco esplorata per una sorta di timore sociale e critico. Kushner volle far trasparire potentemente questo genere sul palcoscenico, senza però renderlo stupidamente macchiettistico ma tremendamente serio e reale. Un vero e proprio dramma gay, un’epopea queer che ha al suo interno tutti gli stili della drammaturgia classica americana senza mascherare i riferimenti culturali e identitari di genere.

Angels in America

Il risultato è davanti ai nostri occhi: uno spettacolo di pura meraviglia e colmo di passione. Che fa ridere, piangere e soprattutto, amare. Un’opera talmente famosa da ottenere addirittura una miniserie HBO diretta da Mike Nichols con protagonisti Meryl Streep, Al Pacino, Emma Thompson e Patrick Wilson; senza contare la rappresentazione tutta italiana nel 1995, con la regia di Walter Mramor e Elio De Capitani. Guardatevi anche la versione del National Theatre di Londra del 2017, realizzata per il venticinquesimo anniversario del debutto. La versione che mi ha fatto conoscere quest’opera, che ha portato nel mio cuore il suo messaggio d’amore.

Messaggio nato da una commissione, dalla passione di un drammaturgo di New York che voleva parlare di un mondo che è vivo e che non deve rendere conto di niente a nessuno, perché è esattamente come dovrebbe essere qualsiasi altra cosa: vero, sincero e limpido come l’acqua. Perché è questo l’amore, cari novizi e novizie. Che sia per l’altro, per noi stessi, per un sogno o per la vita, l’amore non ha barriere nè differenze. Siamo solo noi che le creiamo, queste barriere. Noi e le nostre paure…

Ma non temete, tutto cambierà. Sta già cambiando, in questo stesso momento…la grande opera ha inizio.

Attore Novizio al vostro servizio!

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